Narcotizzate, violentate, accusate di essere opere del demonio o pazze. Dopo una serie di violenze subite di notte, le donne di due famiglie Mennonite della comunità immaginaria di Molotschna si ritrovano in un granaio per parlare e decidere se “non fare nulla, restare e combattere contro gli uomini che le hanno ferite o lasciare in massa la comunità”. Poiché alle donne è proibito imparare a leggere e scrivere, al giovane maestro August Epp viene chiesto di redigere un verbale che possa restare per le future generazioni. Il nuovo film di Sarah Polley (“Away From Her,” “Take This Waltz” e “Stories We Tell”), sarà pure “un atto di immaginazione femminile”, come si legge nei titoli di apertura, ma così profondo e potente da essersi meritato due nomination agli Oscar 2023 come miglior film e miglior sceneggiatura non originale.
L’antefatto. Nel 2009 nella remota comunità religiosa mennonita di Manitoba, in Bolivia, un gruppo di uomini venne arrestato per aver narcotizzato con una droga per animali e poi ripetutamente violentato donne e persino bambine. Quegli stessi uomini avevano per mesi fatto credere alle donne che quello che accadeva loro – compreso il risveglio con varie ferite senza che ricordassero nulla di quanto subito – fosse opera del Diavolo o, peggio, della loro fantasia di donne peccatrici.
Nel 2018 la scrittrice Miriam Toews (cresciuta in una comunità Mennonita del Canada) decide di partire da quel fatto di cronaca per immaginare nel suo romanzo Women Talking un atto di ribellione: mentre gli uomini sono in città, per cercare di racimolare soldi per pagare la cauzione degli imputati, le donne che “non hanno mai chiesto niente ai loro uomini” devono decidere se restare, perdonare e continuare ad essere sottomesse a un mondo patriarcale in cui le donne sono alla stregua di fattrici, oppure se lottare o abbandonare la comunità.
Che significa, per loro abbandonare l’unico mondo conosciuto, non essendo in grado di leggere e scrivere e non avendo fatto altro nella vita che le mogli e le madri in un microcosmo totalmente isolato dal mondo.

Photo credit: Michael Gibson © 2022 Orion Releasing LLC. All Rights Reserved.
Le donne appartengono a due nuclei famigliari: sono le anziane Greta e Agata che hanno chiesto di riunirsi e decidere e che hanno chiesto ad August (Ben Whishaw) di tenere un verbale delle loro discussioni e decisioni.
Le donne che parlano di Sarah Polley mettono sul piatto temi importanti: il perdono, innanzitutto, che fa parte della cultura e della fede mennonita e senza il quale le stesse vittime non potrebbero andare in paradiso. Nel granaio dove si svolge la quasi totalità della storia e che lascia solo intravedere pianure e campi coltivati, un cast stellare interpreta la sceneggiatura scritta dalla regista Sarah Polley – che non si discosta molto dal romanzo – usando cadenze e costruzioni di frasi che sanno di antico (almeno nella versione originale) per sottolineare l’isolamento della loro vita dal mondo esterno.
Non è solo il perdono al centro della discussione: sebbene le violenze non vengano mostrate, noi ne vediamo le conseguenze. Tutte le donne presenti sono state vittime, e Ona (Rooney Mara) porta in grembo il figlio di quella violenza, e quindi è necessario “affrontare il dolore, trasformarlo in combustibile”.
Quanto conta le fede, quanto contano le regole? Che cosa è piu importante? Come possono queste donne analfabete difendere le proprie figlie e nipoti? Come possono essere sicure che ciò non accada di nuovo? Le protagoniste di Women talking si confrontano in dialoghi complessi e appassionati, emozionanti e talora difficili, sempre con grande serietà e austerità e talvolta, come accade quando le donne parlano, trovano perfino uno spunto per sorridere.

Photo credit: Michael Gibson © 2022 Orion Releasing LLC. All Rights Reserved.
E infine c’è Ben Whishaw nel ruolo del “verbalizzante” per futura memoria. Noi siamo come lui, osservatori esterni, ammessi a questi momenti di confronto in cui c’è passione ma c’è anche razionalità, portati a scoprire la profondità delle ferite inferte – non solo fisiche – e la difficoltà di conciliare un pesante passato di condizionamento con l’anelito a una vita che non sia solo sottomissione. Sarah Polley dirige un’opera che è triste e scioccante ma toccante e appassionante e che potrebbe essere ambientata in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo. Un opera che par.la di coraggio, forza, resistenza, ma anche – e soprattutto – di speranza
Prodotto da Dede Gardner e da Frances McDormand, che ha il ruolo di una delle donne che vuole restare e non far nulla (tra i produttori esecutivi anche Brad Pitt), Women Talking è un film potente, commovente provocatorio diretto con passione e bravura da Sarah Polley, con una magnifica fotografia desaturata di Luc Montpellier e con una colonna sonora molto azzeccata di Hildur Guðnadóttir.
Titolo originale: Women Talking
Regia: Sarah Polley
Interpreti: Claire Foy, Jessie Buckley, Rooney Mara, Judith Ivey, Ben Whishaw, and Frances McDormand
Fotografia: Luc Montpellier
Musiche: Hildur Guðnadóttir
Durata: 104 minuti
Distribuzione: Eagle Pictures
Uscita: 8 marzo (cinema)





















