“Terra Senz’ombra” di Pietro Donzelli in mostra a Palazzo Roverella

Il delta del Po negli anni Cinquanta, dal 25 marzo a luglio 2017

ROVIGO – Si assiste allo sguardo indagatore e umanissimo di Pietro Donzelli, attraverso il suo obiettivo, su una terra degradata, fitta di persone perse in una povertà senza rimedio, rassegnate al loro mondo di nebbie, umido, zanzare, piccoli rettili dagli occhi glaciali: era questo il tempio senza divino, la distesa di terra, acque ricche solo di malaria e di fame.

Il delta del Po nel profondo Polesine si è fatto conoscere e compiangere quando disastrose inondazioni provocate dalla natura e dall’incoscienza degli uomini hanno occupato le prime pagine dei giornali e fatto contare il numero dei morti. A lungo Rovigo è stata una città da terzo mondo , avanzando poi verso la civiltà

Con lo sviluppo della rete stradale e la costruzione di solidi ponti fra la Basilica di Pomposa e Chioggia, sono sparite le vecchie catapecchie sostituite da case in pietra solida anche se prive di ogni attrazione estetica. Non c’erano monumenti memorabili, pochi palazzi in stile veneziano, freddo intenso di inverno ed estati roventi.

Una elite culturale fatta di amanti dell’arte è riuscita ad inserirsi nel circuito museale, organizzando mostre in modo scientifico e ben documentato che hanno fatto da volano nel rilancio della città di Rovigo a livello nazionale.

Il circolo virtuoso di quadri, arte e cucina ha premiato le aspettative di chi ha rischiato investendo in cultura. Con due cadenze annuali, a prima vera ed in autunno, l’offerta artistica continua ed attira.

La mostra Pietro Donzelli. Terra senz’ombra. Il Delta del Po negli anni Cinquanta a cura di Roberta Valtorta e Renate Siebenhaar é visitabile fino al 2 luglio 2017. Il catalogo sempre a cura di Roberta Valtorta e Renate Siebenhaar é prezioso per saggi pertinenti e meditati e di 120 illustrazioni di alto livello artistico.

Donzelli si è imposto all’attenzione esaminando il rapporto fra l’uomo e l’ambiente in cui vive, affascinato soprattutto dal paesaggio piatto, dalle nebbie azzurrine delle rive dei tanti canali solcati da vecchie piroghe di pescatori cotti dal sole.

Un documentario storico su come eravamo e su cosa ancora resta da fare per cancellare un passato di miseria e stenti. Terre dove – come scrive il poeta Giorgio Piva – “una volta respirava il mare” dove c’era solo “acqua silenziosa e svolo di gabbiani”, ”sentieri verso l’infinito”.

A Giorgio Piva – amico carissimo di Donzelli – non bastò il fascino di quella natura. Ebbe compassione di quella gente abbandonata a un misero destino, affiancandosi a loro nell’organizzazione delle lotte contadine per rivendicarne i diritti e una vita dignitosa.

La mostra presenta più di cento foto molte delle quali inedite, fotografie che parlano, raccontano una realtà ambientale e umana, alle volte pittoresca, ma spesso drammatica, e tragica. Visioni fotografiche capaci di fare riflettere e ricordare.

(ha collaborato Giacomo Botteri)