La regista americana Kelly Reichardt dirige per la prima volta l’attore britannico Josh O’Connor in un curioso film che sovverte i canoni del genere heist movie – film di rapina – per raccontare con uno sguardo autoriale uno squinternato antieroe con ambizioni da malvivente e le competenze di un fannullone.
Abbandonando l’Oregon di First Cow e Meeks Cutoff, Reichardt ci porta in Massachusetts nel 1970 e gioca sull’ironia del titolo The Mastermind, da cui ci aspetteremmo un genio del furto in azione. In realtà, Josh O’Connor è il tutt’altro che geniale J.B. Mooney, architetto mancato e falegname disoccupato che si reinventa ladro amatoriale di opere d’arte. Che J.B. non sia brillante in nessun campo lo si capisce nella meticolosa descrizione della sua vita nella prima parte di The Mastermind, e in particolare durante un pranzo in famiglia in cui il padre – ex giudice in pensione interpretato da Bill Camp – sottolinea l’abbondante tempo libero di J.B. se confrontato con quello di chi lavora tutto il giorno.
Sullo sfondo delle lunghe sedute nella locale galleria d’arte per organizzare il furto di quattro opere d’arte di un autore astratto, c’è l’America delle proteste contro la guerra in Vietnam e il movimento di liberazione della donna. Tutto questo non interessa minimamente J.B., che riesce a convincere la madre (Hope Davis) a farsi prestare una ingente somma di denaro – con la scusa di un importante lavoro di carpenteria per cui occorrono attrezzi e un laboratorio – per pagare altri piccoli malavitosi locali e organizzare il furto. Nel frattempo la moglie Terri – l’attrice e cantante Alana Haim di Licorice Pizza – è l’unica a lavorare per pagare le bollette, mentre J.B. è sempre occupatissimo con “cose da fare” non meglio specificate.
Il furto viene portato a termine, ma J.B. non ha pensato a che fare dei dipinti dopo : la scarsa capacità organizzativa e la non proprio brillante intelligenza dei suoi complici, oltre al problema di dove nascondere la refurtiva, portano due poliziotti sulle loro tracce in men che non si dica. J.B. è costretto a fuggire, cerca rifugio da un vecchio amico, l’attore John Magaro, la cui moglie caccia J.B. per non avere guai. Da questo punto in poi la vita del fuggitivo J.B., ormai braccato dalla polizia, si sfalda poco a poco, lui diventa homeless, arriva a scippare la borsetta a una anziana signora, fino alla (forse) prevedibile conclusione.

Josh O’Connor ha la faccia giusta per apparire goffo e manipolatore al tempo stesso, e la sua parabola sembra essere quella del sogno americano costretto a venire a patti con la realtà. Se da un lato c’è l’America ribelle degli anni Settanta, dall’altro c’è lo sguardo disincantato su un uomo senza qualità e senza scopo nella vita. Il furto di quadri e le conseguenze nefaste di esso sono un sagace espediente narrativo che regala un po’ di azione al film mantenendo l’aspetto contemplativo tipico dei precedenti film della Reichardt.
The Mastermind è divertente tanto quanto Josh O’Connor è irritante nella sua presunzione di saper fare. Kelly Reichardt, che scrive anche la sceneggiatura, si riconferma puntuale e capace osservatrice di una umanità variegata, che sia in un sobborgo di Boston o nello sconfinato Nord Ovest degli Stati Uniti.
The Mastermind è disponibile in streaming su Mubi
Titolo originale: The Mastermind
Regia e sceneggiatura: Kelly Reichardt
Interpreti: Josh O’Connor, Alana Haim, Bill Camp, Hope Davis
Sito web: https://mubi.com/it/au/films/the-mastermind
Uscita (cinema): 30 ottobre 2025 ; Streaming su Mubi











