Torna la Butterfly in salsa cyber firmata Rigola-Mori

Madama Butterfly, progetto speciale della 55. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia 2013, torna alla Fenice dal 31 agosto al 5 ottobre 2019.

L’allestimento

L’intento del regista Àlex Rigola, ora ripreso da Cecilia Ligorio, è astrarre la tragedia colonialista in uno spazio indefinito. L’attenzione rimane quindi tutta sui personaggi. I gesti si fanno lenti, ma non troppo, forti di una carica umana eloquente anche nella semplicità delle pose e delle espressioni. L’impegno degli interpreti alla buona riuscita della regia è  davvero notevole e palpabile.
Meno felici la soluzione dell’intermezzo nel secondo atto, dove le proiezioni troppo lunghe, sono niente più che un cosmico screensaver, e il coro a bocca chiusa, eseguito dal fondo della platea e dal violino addirittura a ingresso sala, che diventa un fastidioso ronzio.

L’artista giapponese Mariko Mori cura scene e costumi imprimendovi il personale ed inconfondibile stile cyber popster. Sul fondo un telo bianco e sul palco elementi che ricordano alcuni suoi lavori famosi, Renew II nella grande scultura Möbius, Breathing stones nelle tre sedute e il Ring nell’altare da preghiera. In questo impianto, ben illuminato da Albert Faura, Mori inserisce costumi bianchi e dalle tenui tinte pastello.

Il cast

Usciamo da questa Madama Butterfly soddisfatti appieno dalla direzione di Daniele Callegari. Alla guida dell’Orchestra veneziana, il maestro sceglie tempi serrati, dinamiche decise, agogiche incalzanti, esaltando la teatralità della partitura. L’ampio respiro sinfonico e il pathos del direttore ci fanno apprezzare la drammaticità della scrittura pucciniana.

A distanza di un anno Vittoria Yeo riveste i panni di Butterfly, mostrando un’apprezzabile maturazione del ruolo. Yeo riesce bene nel canto di conversazione, conferendo al personaggio una pertinente maestosità. Crescendo in spessore nel secondo atto, restituisce con generosità Un bel dì vedremo e Che tua madre. Stefano La Colla è Pinkerton fin troppo energico, troppo concentrato sul volume e non sul colore. Luca Grassi infonde a Sharpless tutta la gravità del personaggio. Splendida Suzuki quella di Manuela Custer, intensa e precisissima nel canto. William Corrò è validissimo principe Yamadori, così come Christian Saitta, zio bonzo dalla voce imponente. Julie Mellor è Kate sintetica. Cristiano Olivieri è Goro pensionabile, sempre fuori intonazione.

Professionale come sempre il Coro, preparato da Claudio Marino Moretti.

Pubblico numeroso, tra cui moltissimi turisti, e applausi convinti con tanto di standing ovation per Yeo alla replica del 3 ottobre.

Luca Benvenuti