Terzo film nato dal sodalizio tra Jason Reitman e Diablo Cody – che al suo fianco nel 2008 vinse l’Oscar con Juno per la Miglior Sceneggiatura Originale –, Tully esplora il lato oscuro della maternità mantenendosi a debita distanza dal dramma grazie a una buona dose di ironia e a un punto di vista inedito, rivelandosi però nella sostanza molto meno sovversivo di quanto vorrebbe dare a vedere.

MarloCharlize Theron – ha appena dato alla luce il suo terzo figlio: gli altri due sono ancora piccoli per cavarsela da soli e il maritoRon Livingston – è da mattina a sera in ufficio. Sfinita dal trantran di poppate e corse a scuola, decide di accettare il regalo del fratello CraigMark Duplass –, che si era proposto di pagarle una tata notturna per aiutarla con il neonato: alla sua porta si presenta TullyMackenzie Davis –, una ragazza stravagante che le ricorda i bei tempi andati, quando era giovane e piena di vita. Lungi da essere una semplice domestica, Tully stravolgerà la vita di Marlo portandola a riscoprire la propria femminilità.

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A quattro anni di distanza dal non proprio eclatante Men, Women & Children, Reitman torna a dirigere un lungometraggio affidandosi alla penna della sceneggiatrice e madre di tre figli Diablo Cody, che basandosi sulla propria esperienza personale firma con Tully il terzo capitolo di una trilogia spirituale iniziata nel 2007 con la sua prima fortunatissima fatica e proseguita nel 2011 con Young Adult. A differenza di Juno – ruolo che fece la fortuna di Ellen Page – e Mavis – interpretata sempre dalla Theron –, Marlo non attraversa un percorso di crescita a tappe forzate: è una donna a prima vista decisamente più convenzionale, già inserita nell’istituzione familiare e più in generale nella società, di cui però avverte i limiti sulla sua stessa pelle. Lasciata sola a combattere contro la depressione post-parto e la quotidianità alienante ben suggerita dal montaggio –, come in una favola ecco fare la sua comparsa l’aiutante che dà nome al film.

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E appunto di favola si tratta, al di là del colpo di scena finale – che è piacevolmente prevedibile ed è un ottimo tappabuchi. Come dichiarato da Cody stessa nel corso delle interviste, a spingerla a cimentarsi nuovamente nella scrittura è stata la volontà di svecchiare l’immagine che il cinema ha dato dell’essere mamma, troppo umoristica e troppo poco «cruda» per i suoi gusti, unita alla recente esperienza delle terza gravidanza. Missione per cui non poteva esserci interprete più adatta di Charlize Theron, che nei panni di casalinga disperata dà il meglio di sé, con una performance fisica – per non dire corporea, visto che per il ruolo ha anche messo su chili – che in certi momenti fa venir voglia di distogliere lo sguardo dalle brutture della vita familiare. A far da contraltare a questi bassi vi è l’umorismo artatamente “alternativo” che è la cifra di Cody, con un’allusione sessuale qui e un fun fact là che danno l’impressione di un dialogo tra due ragazze qualunque: sono velleità che ci aspettavamo dall’autrice e che non compromettono la godibilità della pellicola, donandogli anzi un bel ritmo.

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Quello che non funziona, semmai, è la nuova presa di posizione di Cody. Reitman ha sempre sguazzato consapevolmente nei luoghi comuni del cinema, tanto da riuscire a rendere accattivante quello che di fatto è un cinema di luoghi comuni come il suo. Si prenda ad esempio il già citato Men, Women & Children (2014), che consta di un’accozzaglia di stereotipi da teen movie sul sesso e i rischi del web riassemblati però in modo da incuriosire lo spettatore e far scorrere i quasi 120 minuti della pellicola. Nondimeno Juno deve il suo successo all’irresistibile patina indie incarnata dalla ragazzina incinta in contrasto con la mentalità di provincia, e lo stesso Young Adult si basa sul tradizionale triangolo con tanto di pupa e secchione. In Tully però la struttura narrativa e la caratterizzazione consueti non collimano con l’intento della scrittura, come se Cody avesse perso di vista i propri limiti determinata a far trapelare il proprio vissuto a tutti i costi.

È una contraddizione in termini cercare di fare un film femminista e intimista affidandosi a un modo di raccontare che per sua natura non vuole sacrificare la storia al messaggio e chi guarda non può fare a meno di percepire questa frattura tra opera e intento: una frattura che avrebbe potuto essere simboleggiata felicemente dalla coppia Marlo/Tully, ma che invece è su tutt’altro piano. Tully rappresenta comunque un ritorno di fiamma per il duo, la cui collaborazione si riconferma promettente, anche se sarebbe il caso di tenere a mente che vita privata e cinema non sempre vanno d’accordo.