Presentato in anteprima al Sundance Festival, il terzo lungometraggio della regista americana palestinese Cherien Dabis racconta circa 75 anni di sfollamenti del suo popolo attraverso la disperata storia di una famiglia, dalla Nakba del 1948 agli anni 2000, passando per il 1978 e il 1988.

Cisgiordania, 1988. Prima Intifada. Un adolescente palestinese si unisce alle proteste locali contro i soldati israeliani. Improvvisamente la scena si blocca e, con fervore e angoscia dipinti sul volto, una madre si rivolge direttamente in camera, sta parlando con qualcuno, ma potrebbe parlare direttamente con il pubblico “Non sai molto di noi. Va bene, non sono qui per biasimarti, sono qui per dirti chi è mio figlio. Perché tu possa capire, devo raccontarti cosa è successo a suo nonno”. E così inizia il suo racconto a ritroso nel tempo, a partire dal 1948 quando le organizzazioni paramilitari sioniste espulsero più di 700.000 palestinesi dalle loro case.

Seguono due ore e tre quarti di un film travolgente, quasi tre ore che volano via sconvolgendo lo spettatore con questa epopea sanguinosa, con vicende paradossali, con un’umanità persa forse per sempre.

“Il mio primo ricordo del viaggio in Palestina per visitare il nostro villaggio natale risale a quando avevo otto anni. I soldati israeliani armati trattennero la mia famiglia al confine per 12 ore. Rovistarono tra il contenuto delle nostre valigie. Mio padre li affrontò quando ci ordinarono di spogliarci per essere perquisiti, comprese le mie sorelline di tre e un anno. I soldati gli urlarono contro. Ero terrorizzata che potessero uccidere mio padre”.

Da questo ricordo, la regista Cherien Dabis (che interpreta Hanan, la moglie determinata di Salim (Saleh Bakri) sviluppa la sua sceneggiatura su 8 decenni. È la storia di come i palestinesi sono stati imprigionati dentro campi profughi e in strisce di terra, costretti a correre di ufficio in ufficio per poter accedere a documenti spesso vitali.

“Abbiamo preparato l’intero film in Palestina per cinque mesi. Mancavano due settimane all’inizio delle riprese quando è arrivato il 7 ottobre. È diventato subito chiaro che la troupe straniera voleva andarsene. Erano spaventati. Lo capisco perfettamente. Poi, è diventato anche molto chiaro che non saremmo stati in grado di girare il film lì. Stava diventando difficile muoversi. I posti di blocco stavano chiudendo, le città in Cisgiordania venivano isolate. Sentivamo i caccia, a volte sentivamo le bombe. Era spaventoso. Così siamo fuggiti e siamo andati a Cipro”.


Tutto Quello che Resta di Te è il “cuore” di un popolo. La regista ha colto la fragilità del dolore e la complessità delle scelte con una profondità densa, che ad oggi è straziante e lacerante più che mai.

  • Data di uscita: 18 settembre 2025
  • Genere: Drammatico
  • Anno: 2025
  • Durata: 145′
  • Produzione: AMP Filmworks, Displaced Pictures, Nooraluna Productions, Pallas Film, Red Sea Film Fund, Twenty Twenty Vision Filmproduktion GmbH, ZDF/Arte
  • Distribuzione: Officine UBU

  • Data di uscita: 18 settembre 2025
  • Genere: Drammatico
  • Anno: 2025
  • Durata: 145′
  • Produzione: AMP Filmworks, Displaced Pictures, Nooraluna Productions, Pallas Film, Red Sea Film Fund, Twenty Twenty Vision Filmproduktion GmbH, ZDF/Arte
  • Distribuzione: Officine UBU