Diretto da Nessim Chikhaoui, che ha scritto il film con Helène Fillières, Uno Sciopero a Cinque Stelle è ispirato allo sciopero delle cameriere del Park Hyatt Vendôme durato 87 giorni nel 2018 e dell’hotel Ibis-Batignolles durato 24 mesi nel 2019.
“Le lotte sociali delle cameriere sono state le mie principali fonti di ispirazione. – ha raccontato il regista – Il mio obiettivo era mescolare aneddoti, perché ognuno di questi due movimenti includeva azioni che ritenevo rilevanti da raccontare”.
Uno Sciopero a Cinque Stelle stelle racconta la lotta per il diritto al lavoro di cameriere pagate 10-12 euro all’ora tenuto conto che hanno 45 minuti per pulire una stanza, contendendosi prodotti e aspirapolbervi, di hotel dove un club sandwich costa 74 euro e una coca cola 27 euro.
Eva (Corinne Masiero) è la nuova cameriera di un lussuoso hotel parigino dove il personale entra dalla porta di servizio, ed è severamente e costantemente monitorato da una manager addetta al controlla che tutto sia pulito e perfetto, compreso il modo in cui sono allacciate le cinture degli accappatoi. Quando entra a far parte del team di cameriere, Eva incontra colleghe dalla forte personalità, ma anche vulnerabili in quanto donne “invisibili” e sfruttate dai datori di lavoro.
Tra risate e eventi drammatici, Eva, che vive in un residence cpn bagno in comune e vista ferrovia, scopre una squadra affiatata e unita di fronte alle avversità. Dopo una grave problematica che le sconvolge tutte, le donne decidono di scioperare e nasce un’idea audace: organizzare una “Settimana della Moda” per dare visibilità alla loro manifestazione. La storia segue la lotta creativa di queste donne che cercano di ottenere la dignità e il riconoscimento che si meritano, sfidando le ingiustizie nascoste dietro l’industria alberghiera di lusso.

Il tono leggero di commedia è efficace, ed è usato sapientemente dal regista per arrivare a un vasto pubblico e far conoscere queste ingiustizie sociali.
Nessim Chikhaoui, alla sua opera seconda dopo Placés del 2022 (dove racconta la sua esperienza personale tramite il personaggio di Elias che dimentica la carta di identità e non può sostenere l’esame di ammissione a Scienze Politiche. In cerca di lavoro, in attesa di poter sostenere nuovamente l’esame, diventa educatore in una casa famiglia, esperienza gli cambierà la vita), riprendendo lo slogan delle lavoratrici in sciopero ““Non ci ascoltano. Non ci vedono, siamo le loro piccole mani” racconta con sobrietà il divario sociale tra chi può permettersi una stanza a quasi diecimila euro a notte e chi non può permettersi una stanza con bagno privato perché i costi della città sono inaccessibili. Piccole Mani (Petites Mains) è infatti il titolo originale di questo film.
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