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Vittoria! inaugura il Festival autunnale del Bru Zane

© Nika Marchi

Il Festival Eroica o tirannica? La musica all’epoca di Napoleone organizzato dal Palazzetto Bru Zane prende il via sabato 25 settembre con il concerto Vittoria! alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista a Venezia. L’evento vede protagonisti il soprano Judith van Wanroij e il Quatuor Cambini-Paris in una carrellata di pagine di compositori legati all’età napoleonica.

Passata la lezione di Gluck, la cui Iphigénie en Aulide permase decenni nel repertorio dell’Opéra, e i fervori rivoluzionari, il piccolo Corso, salito al soglio imperiale, fu mecenate generoso, oltre che rapace predatore, delle arti. Se l’intento dell’Impero fu confezionare “l’equivalente musicale del neoclassicismo figurativo di Canova, Appiani e David”, Napoleone rimase però legato ancora alle sonorità rassicuranti di Paisiello, Salieri e Piccini. Nel passaggio dal Classicismo al Romanticismo infatti nulla si creò e nulla si distrusse in quanto compositori come Cherubini, Méhul, Gossec restarono ancorati a schemi cari al secolo precedente.

Bru Zane propose una serata dal programma simile alla Scuola Grande di San Rocco l’8 ottobre 2011, ospiti il soprano Veronique Gens e Christophe Rousset alla testa dei suoi Les Talens Lyriques, un’orchestra di una trentina di elementi. Fu l’occasione per apprezzare lo spirito delle tragédiennes della prima metà dell’Ottocento e ascoltare nettamente le differenze stilistiche di Méhul, Salieri, Cherubini, Gluck e Kreutzer nella loro veste consona, quella orchestrale appunto. Dieci anni dopo il Bru Zane si arrocca, e non solo per l’inaugurazione di questo festival, su trascrizioni per quartetto d’archi e soprano che non restituiscono assolutamente l’idea della grandeur imperiale e delle peculiarità strutturali della musica scelta, sebbene esse siano state presentate come un modo per rivivere “la prassi dei salotti parigini al tempo di Napoleone”. Parliamo infatti di La Vestale di Spontini e Les Abencérages di Cherubini, lavori in cui l’orchestra acquista un peso straordinario lottando quasi con le voci, titoli caratterizzati da un’architettura ampia e una ricchezza strumentale introvabili in queste riduzioni. Se per Pannain il Romanticismo in germe della musica di Cherubini è “una fiamma d’incendio che proietta il suo riflesso sul buio profilo gigantesco d’un antico edificio”, in questa serata è poco più che luce di fiammifero. Oltre a Cherubini e Spontini, si ascoltano momenti dalla Phèdre di Lemoyne, Médée et Jason di Fontenelle, La Mort d’Adam di Le Sueur, Valentin de Milan di Méhul, Les Danaïdes di Salieri, Didon di Piccinni e Oedipe à Colone di Sacchini.

Il soprano Judith van Wanroij affronta il repertorio con buona predisposizione alla severità accademica della musica proposta, risultando però generica nell’approccio al testo, come se la sensibilità di Didon fosse uguale alla nevrosi monomaniaca di Phèdre o allo sgomento di Iphigénie.

Gli estratti dai quartetti di Jadin, Baillot, Cambini e Onslow si rivelano la parte più interessante della serata grazie alla perfetta armonia del Quatour Cambini-Paris. Scopriamo che il larghetto dall’op. 34 n. 1 di Baillot ha una struttura melodica che Šostakóvič probabilmente conosceva (o forse no) quando compose il celebre valzer delle Jazz Suite. Il finale agitato dal Quartetto op 3 n. 3 di Jadin, carico di sfumature preromantiche, affascina per il rincorrersi continuo delle voci. L’Allegro affettuoso dal Quartetto op. 18 n. 2 di Cambini possiede un’inventiva che si inserisce nel solco della tradizione italiana, melanconica se si pensa che a quel tempo la patria di Frescobaldi, Corelli, Tartini, Albinoni e Vivaldi non era più appetibile per i compositori strumentali, costretti a emigrare all’estero. Superbo l’allegro dal Quartetto op. 8 n. 3 di Onslow, carico di classicismo viennese, in cui il cromatismo melodico e il contrappunto abbondano e uniti a un dinamismo ritmico creano una sorta di vivace conversazione musicale.

Successo per tutti, spettatori entusiasti e bis da La Vestale con l’aria-preghiera “O des infortunes”.

Alcune domande sorgono spontanee, almeno a chi ha la fortuna di seguire assiduamente la programmazione del Palazzetto Bru Zane. Oltre al concerto del 2011 citato sopra, il 15 aprile e il 5 maggio 2012, alla Scuola di San Rocco, si esibirono Les Siècles diretti da François-Xavier Roth e la Brussels Philharmonic diretta da Hervé Niquet. Il 19 maggio 2013 l’Orchestre National del Lorraine, sempre a San Rocco, fu l’evento centrale del Festival Gouvy. Com’è possibile che, dopo dieci anni, vengano scritturate solo formazioni ridotte a discapito della ragion d’essere della musica proposta? Curioso anche che nella stagione primaverile lagunare dedicata a César Franck, celebre organista, non compaia un concerto per questo strumento. Mancano forse le chiese e gli organi adatti a Venezia?

Luca Benvenuti