“I DIARI DELLA MOTOCICLETTA” di Walter Salles

In principio era "El Fuser", poi divenne il "Che"

Presentato da pochi giorni a Cannes, arriva sui nostri schermi il film che narra il viaggio del 1952 di Ernesto Guevara e Alberto Granado alla scoperta dell’America latina in sella alla “Poderosa”, una Norton del 39.

Diciamolo subito, il film di Walter Salles racconta una storia -di due adolescenti che intraprendono un viaggio on the road alla scoperta del mondo- senza tempo né luogo, perché al posto dei due protagonisti ci potrebbero essere due ragazzi qualsiasi in qualsiasi parte del mondo. Detto ciò non si vuole sminuire l’opera del regista brasiliano, anzi questo è un punto a suo favore: Che Guevara, infatti, a 23 anni era un ragazzo di buona famiglia argentina laureando in medicina con sogni, passioni, dubbi e incertezze che, come lui, potevano (e possono) avere molti altri ragazzi a quell’età. Insomma il giovane Ernesto, soprannominato “El fuser”, non era ancora il comandante Che Guevara ed il film di Salles, basato sui diari scritti da Alberto Granado e da Ernesto Guevara, per questo motivo è un’importante opera per conoscere proprio quegli aspetti della gioventù di Che Guevara che normalmente non si conoscono.

Ma attenzione, questo è ciò che si può pensare dopo aver visto la prima ora del film, cioè dopo i primi mesi trascorsi viaggiando da Cordoba a Caracas; proseguendo lungo il film, invece, si capisce bene che quello non è solamente il viaggio di due adolescenti, ma è un percorso di Formazione, con la F maiuscola dal momento che si rivelerà fondamentale, non solo per la vita di quel giovane, ma decisivo per il futuro dell’America latina e del mondo intero. Il viaggio, durato 8 mesi, in cui i due amici hanno percorso più di 10 mila km- attraverso i prati verdi dell’Argentina, la neve del Cile, il Perù bellissimo e misterioso, la cordigliera delle Ande, la magia di Cuzco, Machu Picchu e i resti superbi della civiltà Inca, lo squallore della capitale Lima (voluta dagli invasori spagnoli), il Rio delle Amazzoni fino al lebbrosario di San Pablo-è un viaggio alla scoperta delle piaghe del Sud America e delle ingiustizie e sofferenze della maggior parte dei suoi abitanti (disuguaglianze sociali e problemi strutturali che permangono ancora oggi…). Gli incontri fatti lungo il viaggio (dagli indios argentini ai campesini sfruttati dai latifondisti, agli emarginati mapuche schiacciati dagli eredi dei conquistadores, ai lebbrosi delle Amazzoni ) si rivelano tutte esperienze fondamentali che fanno maturare il giovane Ernesto e che gli fanno acquisire una coscienza politica e civile che lo cambiano per sempre. Ecco allora che si comprende che il film non è più la storia di due normali adolescenti alle prese con sbornie, ragazze, esperienze di vario genere che servono a maturare (come il viaggio già interpretato dal giovane attore Gael Garcia Bernal in “Y tu mama tambien” di Alfonso Cuaron, tanto per intendersi…), ma è la storia sul Che prima che diventasse il Che e sul perché il Che è diventato il Che. Attraverso quel viaggio Ernesto Guevara può prendere coscienza della violenza che quel paese ha subito e incomincia a sognare un popolo unito in un solo paese “dal Messico allo Stretto di Magellano senza confini fittizi”: sceglie soprattutto di non rimanere fermo sulla “riva di fiume”. Nasce da lì- da quel viaggio lungo tutta l’America Latina compiuto assieme all’amico Alberto Granado dal dicembre del 1951 al luglio del 1952, e da una nuotata simbolica verso la sponda dei diseredati, nel giorno del suo compleanno – quella spinta interiore morale,ideologica, civile che darà inizio alla trasformazione nel Comandante della rivoluzione cubana.

Ottima l’interpretazione del giovane Gael Garcia Bernal (già vincitore alla mostra di Venezia del 2001 della Coppa Mastroianni come miglior attore esordiente per l’interpretazione in “Y tu mama tambien”) abile a cambiare espressioni mantenendo la stessa credibilità e intensità sia nelle situazioni tragiche sia in quelle più leggere; la scelta del pur bravo Rodrigo de la Serna, invece, sembra mossa dalla somiglianza tra questo e l’argentino Alberto ( viso paffuto e baffi), un po’ il Sancho Panza della situazione. Il terzo protagonista del film è rappresentato dagli scenari e dai paesaggi attraversati lungo il viaggio, immortalati da un ottima fotografia: il film è infatti anche un viaggio nella geografia e nell’animo di un intero continente. Le musiche, ben scelte, riescono a cogliere lo spirito del tempo. La sceneggiatura, invece, risulta un po’ priva di forza e di profondità. La regia più di una volta strizza l’occhio allo spettatore puntando al coinvolgimento emotivo più che riflessivo. A volte situazioni e battute sono prevedibili, così come il film si rivela anche troppo chiaro in alcune sue scelte stilistiche, nel senso che alcune inquadrature sottolineano in modo estremamente didascalico cose già di per se comprensibili. Allo stesso modo le tragicomiche cadute dalla motocicletta dei due giovani, dopo un paio di volte che si ripetono, rischiano di stancare. Il film non è quindi un capolavoro, ma ha il pregio e l’onestà, come detto, di evitare di mitizzare un mito (e di essere retorico) per tentare invece di umanizzarlo illustrando le sue ansie, i suoi dubbi, la sua incompiutezza, riuscendo bene nel complesso a farci capire il significato di quel viaggio e trasmettere(e non è poco!) il senso delle pagine scritte da Che Guevara: “E’ un segmento di due vite raccontate nel momento in cui hanno percorso insieme un determinato tratto, con la stessa identità di ispirazioni e sogni…” , “Quel vagare senza meta per la nostra Maiuscola America mi ha cambiato più di quanto credessi.”

Titolo originale: The Motorcycle Diaries
Nazione: U.S.A., Germania, Regno Unito
Anno: 2004
Genere: Avventura, Drammatico
Regia: Walter Salles
Sito ufficiale: www.motorcyclediaries.net
Sito italiano: www.bimfilm.com/idiaridellamotocicletta
Cast: Gael García Bernal, Rodrigo De la Serna, Mía Maestro
Produzione: Michael Nozik, Edgard Tenenbaum, Karen Tenkhoff
Distribuzione: Bim
Data di uscita: 21 Maggio 2004 (cinema)