“Surviving Life (Svankmajer)” di Jan Svankmajer

Sopravvivere alla propria vita

Venezia 67. Fuori Concorso
Come si sfugge al tran tran della propria vita, realizzando i propri desideri? Ovvio, rifugiandosi nel sogno. A volte poi lì, quasi per caso, vengono svelati i misteri della nostra realtà.

Jan Svankmajer è un Maestro del cinema ceco, autore di moltissimi corti realizzati prevalentemente con la tecnica dello stop motion, ma anche di una manciata di lungometraggi in cui combina l’animazione con gli attori in carne ed ossa. Fin dall’inizio si è ispirato agli spunti della letteratura mondiale (Poe, Lewis Carroll, gli autori cechi) o agli avvenimenti storici della propria patria, inserendoli in una confezione magmatica e cangiante di trasformazioni visive e materiche, con le quali costringe le cose (e gli uomini) a realizzare le loro possibilità nascoste o solo potenziali.

Il fatto poi che sia uno dei principali esponenti del Gruppo Surrealista Ceco (ancora ben vivo e vegeto) lo rende uno dei maggiori rappresentanti viventi che applichino ancora con coerenza e originalità gli spunti del movimento post-bretoniano. I suoi temi sono piuttosto stabili, ripetitivi, anzi forse ossessivi (e sono tutti aggettivi di lode, sia chiaro): il consumo del cibo quale realizzazione primaria dell’essere umano, l’estrinsecazione caricata del desiderio sessuale, l’accostamento grottesco dell’uomo agli oggetti e alla natura, la beffarda messa in dubbio della Storia patria e mondiale.

L’incipit di questo Sopravvivere alla propria vita è curioso di per sé e merita una menzione: lo stesso Maestro introduce il suo ultimo lavoro con toni di scusa, ricordando le attuali difficoltà economiche per giustificare l’utilizzo di una tecnica che, a suo dire, gli ha permesso stavolta di risparmiare sul cachet degli attori e di raggiungere la durata prestabilita. Al di là della simpatica trovata (l’introduzione fra l’altro era fornita di una voce over in italiano, appositamente registrata) è pur vero che per la prima volta nei suoi lungometraggi Svankmajer ha qui utilizzato ampiamente la paper cut out animation, applicando su sfondi fissi le teste degli attori a figure di carta ritagliate (l’hanno usata fra gli altri anche i Monty Python). È indubbio che ciò comporti una velocizzazione del lavoro e una certa “razionalizzazione” delle spese, ma quale che sia stata la causa reale della scelta, la tecnica mista non inficia minimamente la notevole qualità del film.

Chi scrive non si è mai dedicato a studi specifici su questo grande “artigiano totale”, ma in italiano si possono reperire almeno due volumi interessanti: Jan Švankmajer (Bergamo 1997), e Jan Svankmajer, Eva Svankmajerova, memoria dell’animazione, animazione della memoria (Parma 2004), ai quali non posso che rimandare.
Per questo, che non è il più sconvolgente e coinvolgente dei suoi lavori, diremo che è una graziosissima boutade sui luoghi comuni della psicanalisi. Nell’alternarsi ciclico di tre luoghi/spazi (casa-studio psicanalista-città del sogno) il protagonista compie il suo viaggio a ritroso fino alla causa scatenante del suo trauma, non senza dover affrontare complessi edipici, simbologie sessuali, viaggi onirici, strutturazioni archetipiche e tutto l’armamentario sui quali Freud e Jung hanno discettato nel secolo scorso.

Sia chiaro: non bisogna essere studiosi del settore per godere del primo livello, più superficiale, di questo testo filmico. Anche perché Svankmajer prende qui bonariamente in giro le interpretazioni meccanicistiche e le applicazioni laiche della psicanalisi: il fatto che i due succitati luminari intraprendano una gustosa gara di dispetti reciproci nello studio di psicanalisi dove sono appesi i loro ritratti ci ricorda che questo è in fondo un geniale mozartiano gioco con i luoghi comuni, lo sberleffo di un grande maestro che non ha bisogno di sottoporsi ad esegesi critiche accademiche, ma può liberamente mettere in atto il suo genio totale nella maniera che più gli aggrada.
Non è il migliore dei suoi lungometraggi (recuperare assolutamente il DVD di Lunacy, “pazzia”, in cui la cattiveria sadica imperversa in forme che il Vaticano chiamerebbe per lo meno blasfeme): è piuttosto uno scherzo con variazioni sul tema, ma i veri Grandi hanno diritto a giocare come i bambini ogni tanto.

Titolo originale: Prezít svuj zivot
Nazione: Repubblica ceca, Slovacchia
Anno: 2010
Genere: Animazione
Durata: 105′
Regia: Jan Svankmajer
Cast: Václav Helšus, Klára Issová, Zuzana Kronerová, Daniela Bakerová, Emília Došeková
Produzione: Athanor

Data di uscita: Venezia 2010