Venezia 69: “Anton’s Right Here” di Ljubov’ Arkus

Rain Boy

Fuori Concorso
Anton è un ragazzo autistico. Suo padre ha abbandonato la famiglia. La madre scopre di avere un male incurabile. L’unica salvezza dall’“istituto neuropsichiatrico” (un manicomio di infima categoria) è forse proprio questo film girato su Anton.

Ljubov’ Arkus è una intellettuale di origine ucraina che ha alle spalle molte attività di rilievo nell’ambito del cinema russo: ha studiato al VGIK, l’Istituto Cinematografico moscovita par excellence, ha creato riviste cinematografiche, case editrici, programmi televisivi e ha compilato un’enciclopedia sul cinema russo.

Poi si è imbattuta nella vicenda di Anton Charitonov, un ragazzo chiuso nel proprio mondo, e ancor maggiormente sfortunato a causa di una situazione familiare disastrata. Lungi dal trarne una narrazione fictionale strappalacrime la Arkus ha deciso di documentare i tentativi di recupero di tale situazione umana: da un centro di ricovero al successivo, da una prova di reintegro lavorativo alla seguente, mentre la madre del ragazzo prova a curare il proprio tumore ed il padre continua a far finta che non stia succedendo nulla. Ciò ha portato la troupe a girare l’evoluzione di questa storia lungo quattro anni consecutivi, divisi poi in capitoli e riorganizzati lungo una linea narrativa cronologica in questo Anton è qui accanto: già il titolo ispira la presenza, tangibile ma non invadente, del protagonista suo malgrado, capitato in una vicenda sanitaria e antropologica troppo grande per essere risolta da un solo essere umano.

Man mano che si susseguono i capitoli (nominati secondo le varie zone geografiche dove Anton viene portato a curarsi), si scopre come la troupe e la regista si siano fatti positivamente coinvolgere dal dramma, senza nasconderne l’entità, ma evitandone una spettacolarizzazione mediatica. Anton è un essere umano più sfortunato, ma che non lascia indifferenti e costringe l’osservatore a porsi domande: il processo di ripresa filmica monodirezionale diventa sempre più uno scambio di impressioni, un arricchimento reciproco ed un coinvolgimento degli “autori” all’interno del mondo misterioso e sospeso dell’“attore”.

Un interessante documentario dunque, che per certi versi può ricordare l’approccio sistematico di una delle più importanti documentariste moderne, la ceca Helena Trestikova, che con i suoi “casosberne filmy” (qualcosa come: “film a lunga durata”) racconta lunghe tranches di vita dei suoi protagonisti seguendoli per anni ed anni con pazienza e devozione encomiabili. Uno sguardo rispettoso, si direbbe, non tanto sulla “malattia”, ma su un mondo alternativo che costringe ad uno sforzo di attenzione documentaria e ad una onestà intellettuale maggiore della media.

Titolo originale: Anton Tut Ryadom
Nazione: Russia
Anno: 2012
Genere: Documentario
Durata: 110′
Regia: Lyubov Arkus
Cast: Anton Kharitonov, Rinata Kharitonova, Vladimir Kharitonov
Data di uscita: Venezia 2012