Venezia 69: “Ja tozhe xochu” (“I Also Want It”) di Aleksej Balabanov

Tutti lo vogliono

Orizzonti
Un viaggio della speranza verso un simulacro di felicità situato all’interno di una “Zona” inospitale e mistica. Tarkovskij aggiornato all’illegalità post-sovietica.

È sicuramente il film più personale e “definitivo” del russo Aleksej Balabanov, sia per il suo assunto tematico, sia per le dichiarazioni che hanno accompagnato la sua uscita, secondo le quali egli si prenderà una lunga pausa di riflessione durante la quale non girerà altri lavori. Pur tralasciando le voci che danno il regista affetto da problemi di salute non secondari, rimane il fatto che egli sembra piuttosto serio quando dichiara di attendersi a breve una sorta di “fine di mondo” cinematografico, se non proprio legato alle profezie dei Maya, per lo meno dovuto all’esaurimento della sua volontà di proporsi come autore.

Ma occupiamoci del ricco materiale di discussione che questo Ja tozhe xochu (Lo voglio anch’io) offre: il titolo va interpretato nell’interezza del suo contesto come “Anch’io voglio raggiungere la felicità”. E di una quest for happyness appunto si tratta, di un road-movie stralunato ed atipico in cui un manipolo di antieroi donchisciotteschi parte da Pietroburgo per addentrarsi nelle lande desolate della steppa alla ricerca di un “campanile della felicità”, ovvero dei resti diroccati di una chiesa dove sembra che avvengano dei teletrasporti verso il cielo e la gioia infinita. Purtroppo sembra che non tutti vengano accettati dal campanile in questo viaggio verso l’alto, e non esistono regole chiare in merito al tipo di persone che sarebbero degne di questa elevazione. Un bandito, un malato terminale e suo padre, un musicista fallito ed una prostituta non hanno più nulla da perdere e da aspettarsi da questa vita e si arrischiano dunque in un itinerario verso una zona contaminata da radiazioni, dove sembrerebbe essere situato il campanile. Il rischio è totale: è chiaro infatti che chi non verrà accettato ci rimarrà secco, in quanto l’area, probabilmente in seguito ad un incidente nucleare, non lascia scampo a chi vi si introduce.

Già da questa breve sinossi si evidenziano diversi grappoli di considerazioni e di possibili interpretazioni: la paura del nucleare (Chernobyl in primis, ma senza dimenticare i tanti incidenti industriali “minori” di cui è costellata la storia sovietica e russa); l’aspirazione ad una dimensione spirituale che funga da lavacro per una vita malvissuta o da compimento per un’esistenza ormai svuotata di senso; la sfida del viaggio finale verso un orizzonte inesplorato, che però, lungi da dimensioni alla Star Trek, è qui finalizzato ad un puro soddisfacimento egoistico: non vengono cercati nuovi mondi, ma una salvezza tutta personale da acciuffare gratis e in extremis.

Balabanov è sicuramente uno dei registi più famosi in patria, ed è giunto in alcuni momenti della sua carriera ad un seguito di culto, soprattutto in occasione della doppietta di successo Brother e Brother 2, beatificazione un po’ caciarona e ammiccante della mala post-sovietica. Ma i suoi banditi e i suoi uomini violenti non sono avulsi dalla storia e dalla società: spesso sono il portato della mancata evoluzione democratica successiva al comunismo o il prodotto di scarto di conflitti come quello afghano o ceceno. Sebbene egli dichiari di fare cinema apolitico, anche pellicole come Vojna (Guerra) del 2000, sui conflitti caucasici, o l’agghiacciante Cargo 200, visto a Venezia pochi anni fa e ambientato in un sottobosco sovietico alla Pulp Fiction, testimoniano di un suo costante e doloroso tentativo di rielaborare problemi irrisolti di una intera nazione.

In questo Ja tozhe xochu si leggono, neanche troppo nascosti, dei riferimenti a Tarkovskij, in una virata piuttosto inattesa dai toni fanfaroni dei soliti personaggi del Balabanov regista verso una spiritualità che sembra indissolubilmente legata ad una nuova fase della vita del Balabanov uomo.

Titolo originale: Ja Tozhe Hochu
Nazione: Russia
Anno: 2012
Genere: Drammatico
Durata: 89′
Regia: Alexey Balabanov
Cast: Yrii Matveev, Alexander Mosin, Oleg Garkusha, Alisa Shitikova
Data di uscita: Venezia 2012