“Non ho l’apertura e, a meno che non troviamo Bin Laden entro venerdì sera, tutti riverseranno l’attenzione sull’apertura” diceva uno dei protagonisti di Studio 60 On The Sunset Strip, creato da Aaron Sorkin, che raccontava il dietro le quinte di uno show televisivo.
Era il 2007. Cinque anni dopo, Sorkin con The Newsroom, un serie drammatica, ambientata sempre dietro le quinte, ma di un canale televisivo di informazione, dedica un’intera puntata, con un’enfasi quasi stucchevole, alla notizia della morte di bin Laden giunta nelle redazioni tv e al sospiro di sollievo che tutti tirano, gioisamente, come se fosse la liberazione da un incubo.
In Zero Dark Thirty Kathryn Bigelow racconta dieci anni di una caccia all’uomo senza tregua, ossessiva e violenta; una caccia condotta sotto l’egida della “dea” ragion di stato.
Zero Dark Thirty è il termine militare per indicare le 00.30, cioè il momento più buio della notte; è l’orario che ha fatto scoccare l’inizio dell’operazione dei Navy Seal Team Six, squadra speciale della Marina Statunitense, incaricati di effettuare lʼincursione con gli elicotteri nel covo di bin Laden ad Abbottabad.
Zero Dark Thirty si apre con uno schermo nero e con le voci delle registrazioni telefoniche, le richieste d’aiuto provenienti dalle Torri in fiamme. E si chiude con l’operazione che ha portato all’uccisione di Bin Laden nel suo rifugio in Pakistan.
Jessica Chastain è Maya, nome fittizio, una “motherfucker”, una spinosa recluta della CIA, senza vita personale, il cui unico interesse è la cattura del responsabile dell’ 11 settembre. Maya ha indagato per anni indizi, confessioni, tracce di e su bin Laden, intuendo poi la strada giusta: far seguire i suoi uomini più fedeli, quelli che dovevano comunicare con un uomo che si era recluso dal mondo; Maya è la donna che si è dovuta battere con i propri superiori, persi dietro scrivanie e mappe computerizzate, che non volevano avallare le sue tesi.
E’ Maya, con il volto teso e scavato, che effettua il primo riconoscimento del corpo di bin Laden, mentre intorno a lei i Navy Seals ancora sono increduli per la Missione della loro vita, per aver riportato la Luce in America.
Kathryn Bigelow e lo sceneggiatore Mark Boal (già insieme in The Hurt Locker) raccontano, come un dogma, la fine dell’innocenza americana e la sua ricerca di giustizia.
Le umiliazioni e le torture dal waterboarding ad abusi e massacri erano necessarie alla cattura di bin Laden, la Ragion di Stato giustifica qualsiasi mezzo? Si chiede Vittorio Zucconi su La Repubblica “È legittimo che i «buoni» torturino e uccidano senza neppure la tragica commedia del processo a Saddam Hussein. Si resta innocenti, e giusti, quando si commettono iniquità nel nome della giustizia?”
Kathryn Bigelow non lo dice, non fa trapelare il suo essere pacifista – così si dichiara nelle interviste – ma lascia che sia il pubblico a darsi una risposta, mentre il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ribadiva alla Nazione e al Mondo che “l’America non tollera la tortura”.
Lei, la Bigelow, intanto procede – e in questo è magistrale – tra dramma e verità, tra documentario e film, ricostruendo, insieme a Boal, con un’indagine scientifica declinata alla desinenza cinematografica, dieci anni di guerra frustrante, di follia, dieci anni di odio, dieci anni di morti su ogni fronte.
La telecamera a mano e altre macchine da presa molto sensibili alla luce hanno intriso le riprese di toni asciutti, senza nessuna retorica, nessuna enfasi, per Zero Dark Thirty.
Titolo originale: Zero Dark Thirty
Nazione: U.S.A.
Anno: 2012
Genere: Thriller
Durata: 139′
Regia: Kathryn Bigelow
Cast: Jessica Chastain, Scott Adkins, Joel Edgerton, James Gandolfini, Jennifer Ehle, Taylor Kinney, Mark Strong, Chris Pratt, Jason Clarke, Mark Duplass, Harold Perrineau, Kyle Chandler, Frank Grillo
Produzione: Annapurna Pictures
Distribuzione: Universal Pictures Italia
Data di uscita: 07 Febbraio 2013 (cinema)






