venerdì, Luglio 31, 2026
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“AGAMENNONE” DI ESCHILO

La compagnia Anagoor porta in scena un nuovo ritratto femminile a tinte forti

La rassegna teatrale estiva “Di-stanze”, organizzata come ogni anno a Castelfranco Veneto, si è aperta giovedì 25 agosto con l’”Agamennone” di Eschilo, in un allestimento curato da Anagoor e che catapulta lo spettatore in un mondo primitivo in cui la violenza è un codice di condotta, sia tra gli uomini che tra gli dei, e dove la lotta per il potere dilania le famiglie, mettendo le mogli contro i mariti, e i figli contro i padri.

La casa degli Atrìdi porta su di sé un’antica maledizione, e niente sembra essere in grado di fermare la spirale di violenza che colpisce i suoi abitanti di generazione in generazione. La sua saga è narrata nell’ORESTEA di Eschilo, di cui l’”Agamennone” è solo la prima tappa, e che Anagoor ha in progetto di realizzare nella sua interezza (i prossimi spettacoli saranno “Coefore” e “Eumenidi”).

L’antefatto è noto: a causa di una sola donna, Elena, si scatenò una guerra spaventosa, che portò greci e troiani a massacrarsi per dieci anni. Mentre le mura di Ilio stanno per cadere, a Micene si piangono i morti e si attende il ritorno del re Agamennone. L’attesa è lunga anche per la regina Clitemnestra, che da dieci anni aspetta di compiere la sua vendetta nei confronti del marito, che non ha esitato a sacrificare la loro figlia Ifigenia, ancora bambina, per ottenere dagli dei venti favorevoli e poter salpare per Troia. Con l’aiuto dell’amante Egisto, e dopo aver allontanato Oreste ed Elettra, i legittimi figli di Agamennone, attende il balenare del fuoco che annuncerà la fine della guerra. Anche Egisto ha le sue ragioni per cercare vendetta: il padre di Agamennone, Atreo, in lotta con suo fratello Tieste, aveva servito a quest’ultimo per cena la carne dei suoi figli. Accortosi dell’inganno, Tieste aveva maledetto il fratello e tutta la sua stirpe, ed ora è il suo unico figlio sopravvissuto, Egisto, a portare a termine la faida.

La rappresentazione gioca sulla forza dei contrasti e su una stilizzazione estrema: le lunghe chiome bionde ed il vestito rosso sangue di Clitemnestra emergono con violenza sul bianco dei vestiti delle ancelle e dei veli che delimitano la scena. Elementi che ne fanno una presenza quasi demoniaca, e che costituiscono un presagio inquietante del sangue che la sua furia vendicatrice spargerà nella reggia degli Atrìdi. Clitemnestra è una figura antichissima, erede del matriarcato ed incarnazione della lotta dell’universo femminile contro quello maschile, una di quelle complesse figure di donna che il regista Simone Derai ama scegliere per i suoi spettacoli. Nella sua sete di potere però essa finisce per assumere tratti del tutto maschili, tanto che non stona affatto che in scena, a rappresentare la regina di Micene, sia stato chiamato un uomo.
Il palco è diviso da veli sovrapposti, che assieme alle luci bianche ed ai movimenti lentissimi degli attori creano un effetto alone attorno ai personaggi, aumentando nello spettatore la sensazione di straniamento, e la convinzione di essere alle prese con un universo governato da leggi diverse dalle nostre.

La tragedia volge alla sua conclusione. Il ritorno del sovrano è accolto con gioia dalla corte, ed anche Clitemnestra svolge la sua parte di moglie premurosa. Agamennone non ha niente di solenne: la sua figura gretta e violenta è sottolineata dal vestito, che ricorda un po’una divisa nazista, ma anche i travestimenti dei protagonisti di “Arancia Meccanica”.
Da Troia il re di Micene ha portato come bottino di guerra Cassandra, principessa troiana ed ora sua schiava. Grazie ai poteri conferitile da Apollo riuscirà a vedere nel passato della casa reale, ed a presagire il piano che Clitemnestra sta preparando, e che prevede anche la sua fine. La violenza dell’uccisione di Agamennone e Cassandra non viene nascosta al pubblico ma anzi costituisce uno dei momenti di più forte pathos: la mano della regina che si abbatte sulle sue vittime sembra risvegliare le forze oscure che albergano quella casa maledetta, e che si manifestano in lampi di luce e urla lancinanti, mentre sotto il letto nuziale striscia una creatura oscura, forse una delle Erinni venuta a godersi la vittoria della collera vendicatrice. Il sangue non è mai stato così reale, ed invade la scena come se fosse una emanazione della casa stessa.

Placata la furia, i veli si schiudono e nella reggia di Agamennone rimangono i due amanti: Clitemnestra è spossata e quasi disorientata, come se veramente si risvegliasse da una possessione, mentre Egisto esulta per la vittoria ed il potere tanto desiderato, che ora è nelle sue mani. Ma la calma è solo temporanea, e già la voce delle ancelle, che per tutto lo spettacolo fungono da una specie di coro, si leva ad ammonire la vanteria del nuovo re: le morti di oggi chiameranno un nuovo tributo di sangue, finché il demone che alberga nella casa degli Atrìdi sarà finalmente sazio.

“AGAMENNONE” di Eschilo – ANAGOOR – regia di Simone Derai –
con Marco Menegoni, Simone Derai, Moreno Callegari, Paola Dallan, Serena Bussolaro, Valentina Assenza, Valentina Vettor, Daniele Baggio, Federica Mazzocco, Eloisa Bressan, Alessandro Brunero