lunedì, Agosto 3, 2026
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I clandestini del cinema italiano – seconda parte

Roma, Sala Trevi, 17-23 marzo

I ritratti di 12 registi italiani protagonisti di un cinema non catalogabile, molto amato da certa critica, ma scarsamente distribuito. 12 omaggi ad autori cinematografici che, nonostante la poca visibilità, rappresentano degnamente il nostro cinema di questi anni. Ideata e diretta da Paolo Brunatto, filmaker e documentarista sperimentale fra i più quotati nel panorama internazionale, la serie I clandestini del cinema italiano, andata in onda nel 2006 su Cult, è la seconda parte di una trilogia cominciata con Schegge di Utopia. Il cinema underground italiano questo sconosciuto, che dovrebbe terminare con Il cinema senza futuro, ancora in lavorazione. Allergico al formato d’intervista tradizionale, Brunatto opta per una sperimentazione linguistico-visiva, facendosi aiutare, da un punto di vista squisitamente contenutistico-performativo, dal poeta Valentino Zeichen, autentica rivelazione di ciò che dovrebbe essere un critico cinematografico in televisione. «Ho continuato a tentare di scardinare il luogo comune dell’intervista televisiva e di approfondire il “genere” del ritratto audiovisivo», spiega Brunatto stesso, «genere, a mio avviso quasi inesplorato, ancora fermo all’aspetto sonoro e radiofonico, e contaminato dal terribile virus del talk-show, arma impropria in mano agli anchor-man di turno […], che ancora non hanno capito che le domande, quasi sempre, contengono già la risposta […]. Proprio per tutto questo ho chiesto al poeta Valentino Zeichen di aiutarmi in questo viaggio».
Dopo l’omaggio a Gionata Zarantonello, Tony De Bonis, Claudio Bondì, Paolo Benvenuti, Straub-Huillet e Giuseppe Bertolucci, la rassegna prosegue con l’omaggio a Rezza-Mastrella, Roberta Torre, Rolando Stefanelli, Franco Piavoli, Giuseppe M. Gaudino e Silvano Agosti.

sabato 17
ore 17.00
EsCoriandoli (1996)
Regia: Antonio Rezza e Flavia Mastrella; soggetto e sceneggiatura: A. Rezza e F. Mastrella; interpreti: A. Rezza, Isabella Ferrari, Valeria Golino, Claudia Gerini; origine: Italia; durata: 95’
«Rezza, interprete (e cosceneggiatore) di tutti gli episodi, vuole spiazzare col suo umorismo nero freddo e sopra le righe, violentemente antirealistico e vagamente inquietante. Se resta un che di dimostrativo nei temi prescelti […], i mezzi stilistici (dall’uso astratto degli spazi, fotografati da Roberto Meddi, ai dialoghi nonsense) sono adeguati. E si respira un’aria di follia vicina al miglior Ruiz e certamente insolita nel panorama italiano» (Mereghetti).

ore 21.00
I clandestini del cinema italiano
Omaggio a Antonio Rezza e Flavia Mastrella (2006)
Ideazione e regia: Paolo Brunatto; origine: Italia; prodotto da Giacomo Rossi e Stefano Rebecchi per Cult; durata: 48’
Antonio Rezza e Flavia Mastrella sono due artisti totali: usano i loro corpi come degli oggetti. I loro lavori sono delle esaltazioni dell’oggetto rispetto al soggetto. L’interprete è più importante dell’autore. Il ruolo dell’espressione artistica è rappresentare quello che non c’è. Il cinema è un’arma impropria perché è nelle mani sbagliate. La soluzione sarebbe – secondo i due artisti – che il cinema così come tutta l’arte fossero gestiti da coloro che hanno fantasia e che non stanno coi piedi per terra. Brunatto e la sua équipe si offrono volontari per essere “diretti” dai due artisti. Ma Valentino Zeichen non ci sta e li attacca come un Ghezzi, ma stavolta sincronizzato, da un televisore.

ore 22.00
Delitto sul Po (2002)
Regia: Antonio Rezza e Flavia Mastrella; soggetto e sceneggiatura: A. Rezza e F. Mastrella; interpreti: A. Rezza, Paolo Mosca, Lavinia Novara, Armando Novara; origine: Italia; durata: 74’
«Opera seconda di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, instancabili sperimentatori di linguaggi espressivi, performer, attori e registi, Delitto sul Po si presenta al pubblico come “Antifilm a corpo morto”. Cinema low budget girato in digitale, è un esempio di anarchia creativa costruito sull’improvvisazione e sulla casualità, in cui gli attori sono anche tecnici e i personaggi sfuggono al controllo paranoico degli autori e diventano essi stessi montatori del proprio film. Pensato inizialmente come sceneggiato tv della durata di 30 secondi ad episodio, è diventato poi una storia composta da frammenti deliranti uniti da 131 stacchi di nero di 5’ ognuno» (Tola).

domenica 18
ore 17.00
Tano da morire (1997)
Regia: Roberta Torre; soggetto: R. Torre; sceneggiatura: R. Torre, Gianluca Sodaro; interpreti: Ciccio Guarino, Enzo Paglino, Mimma D. De Rosalia, Maria Aliotta; origine: Italia; durata: 80’
«T’amo da morire, Tano da morire. Sei un film pazzo, una scommessa temeraria, una provocazione dall’inizio alla fine. Eppure hai fatto centro. Ridi, e fai ridere, di una cosa di cui è sempre stato vietato ridere: la Mafia. Come della Mamma e della Morte. Terreno minato, spazio simbolico nel quale al riso liberatorio è vietato compiere le sue scorribande. Ma la vita, appena può, si prende la sua rivincita: il suo nome è la trasgressione. Non tutti, però, la possono cavalcare. Chi non ha la stoffa può cadere rovinosamente nella banalità, […]. Roberta Torre, la giovane regista di Tano da morire, la stoffa mostra di averla» (Paini).

ore 19.00
Sud Side Story (2000)
Regia: Roberta Torre; soggetto e sceneggiatura: R. Torre, Franco Maresco, Francesco Suriano; interpreti: Forstine Ehobor, Roberto “Bobo” Rondelli, Eleonora Teriaca, Rosa D’Alba; origine: Italia; durata: 87’
«Il film della regista milanese […] esercita sulla questione dell’immigrazione il suo stile ironico e appassionato, ferocemente allegro, colorato, musicale, estremo, originale e divertente con apparizioni irresistibili: Mario Merola e Little Tony sono sfolgoranti epifanie storico-musical-popolari in rappresentanza della musica tradizionale e di quella moderna; le zie del protagonista esprimono bene il cinismo moralista delle vecchie generazioni; il caos multietnico appare assolutamente naturale […]. È particolarmente l’uso dei colori: quasi sempre si tratta di tinte primarie, di interventi dell’oro e dell’argento in omaggio al kitsch» (Tornabuoni).

ore 20.45
I clandestini del cinema italiano
Omaggio a Roberta Torre (2006)
Ideazione e regia: Paolo Brunatto; origine: Italia; prodotto da Giacomo Rossi e Stefano Rebecchi per Cult; durata: 42’
Valentino Zeichen e Paola Di Poce sono distesi sul letto e filosofeggiano sulla vita, parlando di una città affascinante e misteriosa come Palermo, mentre Brunatto intervista Roberta Torre, regista diventata un vero e proprio fenomeno non solamente di culto. Milanese di nascita, stanca della città da bere, si è trasferita felicemente a Palermo. Per Roberta Torre il regista è «come un rabdomante» e il cinema consiste nel «racchiudere tutto in un fotogramma e metterci dentro delle emozioni. Per tale motivo l’hic et nunc è fondamentale».

ore 21.30
Angela (2002)
Regia: Roberta Torre; soggetto: R. Torre; sceneggiatura: R. Torre, Massimo D’Anolfi; interpreti: Donatella Finocchiaro, Andrea Di Stefano, Mario Pupella, Erasmo Lobello; origine: Italia; durata: 95’
Angela, di umili origini, è attratta dal lusso e dal gusto del rischio. A vent’anni sposa Saro e con lui condivide il traffico di droga e i guadagni facili. Ma quando conosce Masino, il braccio destro del marito, si farà prendere da una passione travolgente e altrettanto pericolosa. «Donatella Finocchiaro, debuttante molto bella, è l’interprete di un ritratto femminile efficace e inconsueto […]. Il film di Roberta Torre, è uno dei più interessanti e stilisticamente appassionati e raffinati che si siano visti nell’ultimo tempo» (Tornabuoni).

lunedì 19
chiuso

martedì 20
ore 17.00
La matta dei fiori (1996)
Regia: Rolando Stefanelli; soggetto e sceneggiatura: R. Stefanelli; interpreti: Claudine Etienne, Mario Cipriani, Fabrizio Mele, Katia Biondi; origine: Italia; durata: 30’
La matta dei fiori s’impossessa di un prato non suo, un prato di nessuno e lo trasforma in un giardino. Ma da questa piccola felicità trarrà solo altra pena. La matta dei fiori è uno dei cortometraggi più premiati (premio David 1998 quale miglior corto e premio del pubblico Arcipelago 1997), originale nello stile (un livido e cupo b/n) e nei contenuti (la “follia” come unica via d’uscita da una realtà sempre e comunque opprimente). Tra gli interpreti vi appare anche il pasoliniano Mario Cipriani, l’indimenticabile interprete de La ricotta.

a seguire
I clandestini del cinema italiano
Omaggio a Rolando Stefanelli (2006)
Ideazione e regia: Paolo Brunatto; origine: Italia; prodotto da Giacomo Rossi e Stefano Rebecchi per Cult; durata: 43’
Il volto sofferto, tormentato e cupo di Rolando Stefanelli rappresenta perfettamente il suo cinema. «Si deve essere capaci di provare compassione per se stessi che corrisponde a una presa di coscienza della mia condizione» sentenzia dolorosamente il regista, mentre il poeta Valentino Zeichen attacca i bottoni della giacca affermando pragmaticamente: «L’intelligenza risiede nella manualità». Girato in un livido b/n per assecondare l’estetica disperante del cineasta de La matta dei fiori, Brunatto interroga, Stefanelli risponde ora pirandellianamente («Per me il regista è un ladro di emozioni. Sono un falso nella misura in cui dico che tutto è vero e tutto e falso»), ora con amarezza («Il cinema non lo sa ma io faccio il cinema»).

ore 18.30
Il prezzo (2000)
Regia: Rolando Stefanelli; soggetto e sceneggiatura: Claudio Lizza, R. Stefanelli; interpreti: Stefano Dionisi, Chiara Caselli, Vittorio Amendola; origine: Italia; durata: 115’
Romano, ex professore di lettere e alla deriva alcolica, diventa corriere della droga e a Amsterdam porta come copertura l’ignara ex fidanzata Alba. «Debutto “contro” per Rolando Stefanelli: Il prezzo è un noir esistenziale cupo e dolente, dominato da uno Stefano Dionisi teso, asciutto, mai così bravo, e da un’ottima Chiara Caselli. Non tutto sarà perfetto: ma fra tanti film “carini” eccone uno che non ha paura del dramma» (Ferzetti).

mercoledì 21
ore 17.00
Nostos – Il ritorno (1989)
Regia: Franco Piavoli; soggetto e sceneggiatura: F. Piavoli; interpreti: Luigi Mezzanotte, Branca De Camargo, Alex Carozzo, Paola Agosti; origine: Italia; durata: 86’
«Isolato in provincia, lontano da centrali produttive e distributive, alieno più che ostile alle mode culturali, Piavoli approfondisce le strette relazioni fra immagine e suono, ritmi cinematografici e depositi letterali nel pregevole Nostos – Il ritorno. Qui, in una sorta di cinepoema, si dispiega la nostalgia per il mito di Ulisse, dell’uomo che affronta il mondo estraneo (anche dell’inconscio) per riconciliarsi infine, sconfitto ma non domato, con una dimensione familiare, ridotta e insieme intensa» (Bolzoni).

ore 19.00
Voci nel tempo (1996)
Regia: Franco Piavoli; soggetto e sceneggiatura: F. Piavoli; origine: Italia; durata: 87’
«Terzo capitolo di un trittico iniziato nel 1982 con Il pianeta azzurro e proseguito nel 1989 con Nostos – Il ritorno, Voci nel tempo di Franco Piavoli è il film solito di questo autore insolito, straniato dal grande carnevale di luci e passerelle, rimasto fedele alla purezza del suo mondo poetico. Un eremita della macchina da presa che ha saputo dipingere la vita intingendo il pennello in quella tavolozza di colori che noi, spettatori frettolosi, forse non sappiamo più cogliere» (Natta).

ore 20.30
I clandestini del cinema italiano
Omaggio a Franco Piavoli (2006)
Ideazione e regia: Paolo Brunatto; origine: Italia; prodotto da Giacomo Rossi e Stefano Rebecchi per Cult; durata: 45’
«Il mitico, solitario e appartato “regista di campagna” Franco Piavoli è conosciuto soprattutto per il film più bucolico del cinema italiano: Il pianeta azzurro. Ma il cineasta raffinato che vive in uno splendido villaggio dell’entroterra gardesano, in una casa del ’700, ha realizzato “in solitaria”, negli anni ’60, dei memorabili documentari, che quasi nessuno ha visto, come Domenica sera, Emigranti ed Evasi, e più tardi film di culto come Nostos – Il ritorno, Voci nel tempo e il recente e delicato film drammatico: Al primo soffio nel vento. Un regista per palati fini e dalla visibilità sfuocata» (Brunatto).

ore 21.30
Al primo soffio di vento (2002)
Regia: Franco Piavoli; soggetto e sceneggiatura: F. Piavoli; interpreti: Primo Gabutti, Mariella Fabbris, Ida Carnevali, Alessandra Agosti; origine: Italia; durata: 89’
«Franco Piavoli contempla anche vacche, gatti, maiali e formiche. In linea con un autore che cita Darwin e Lucrezio e dedica a ogni film due anni di riprese aspettando la nuvola o la sfumatura della foglia desiderata. Una partitura visiva che comprime il racconto ma non lo elimina. Come provano i sogni del protagonista, vibrante alter ego dell’autore» (Ferzetti).

giovedì 22
ore 17.00
“Materiali a confronto” Albania-Italia 1994-2003 (2004)
Regia: Giuseppe M. Gaudino; soggetto e sceneggiatura: Isabella Sandri, G. M. Gaudino; fotografia e suono: Isabella Sandri; montaggio: G. M. Gaudino; musiche: Epsilon Indi; origine: Italia; produzione: Gaundri; durata: 107’
Tre ragazzini minorenni albanesi sono sbarcati come tanti altri extracomunitari sulle coste italiane. Hanno affrontato da soli il viaggio e soli restano in Italia nell’attesa della maggiore età. Sono coraggiosi e spavaldi, devono esserlo, altrimenti…
I tre ragazzi parlano, raccontano e come contrappunto affiorano le immagini della loro terra, l’Albania. Sono squarci di vita quotidiana che si alternano sui loro volti oscurati o irriconoscibili perché la legge salvaguarda la loro vera identità di minorenni. Raccontano e progettano, stando sempre di spalle, mentre diventano più oggettive e concrete le immagini (dal 1994 ad oggi) che testimoniano implacabilmente la “povertà” dei loro coetanei e dei loro connazionali adulti. È come un viaggio tra le parole dei ragazzi, e il viaggio di un treno tra i paesaggi reali dell’Albania, dove le stazioni fantasma attraversate dal treno sono alternate a “stazioni” dove un unico binario porta chissà dove. Nessun punto d’arrivo definito, o un approdo concreto. Né in Albania, né in Italia.
Ingresso gratuito

ore 19.00
Aldis (1983)
Regia: Giuseppe M. Gaudino; soggetto e sceneggiatura: G. M. Gaudino; interpreti: Stefano Abbati, Riccardo Incagnoli; origine: Italia; produzione: Csc; durata: 42’
Sperimentazioni visive, attorno al volto e al corpo di una marionetta di legno che si rianima. Colto, affascinante, complesso, di difficile decifrazione, più vicino alla videoarte che al cinema, sospeso fra immaginazione e memoria, anche gli attori sono simulacri che si agitano in uno spazio senza realtà, immateriale.
Ingresso gratuito

a seguire
Scalamara. Diario di un illetterato (2001)
I diari della Sacher
Regia: Giuseppe M. Guadino; soggetto: dal libro omonimo di Costantino Congiu; fotografia: Isabella Sandri, Roberto Cimatti; montaggio: Rosella Mocci; suono: Alessandro Zanon; musica: Epsilon Indi; origine: Italia; produzione: Sacher Film, Rai Tre, Tele +; durata: 33’
Scalamara è il tentativo di rendere in immagini il sogno di un ragazzo di 71 anni, che vorrebbe solo poter sussurrare senza più paure il suo sentimento di attaccamento verso una madre “acerba”. Costantino è un uomo coraggioso, che ha preso di petto la vita. La sua voglia di vivere è contagiosa. Per lui vivere è conoscere, sapere e dire la verità agli altri. Viste le premesse è un uomo fortunato, che è riuscito a individuare la sua strada e a essere in pace con se stesso. Scalamara è il nome vero di una strada di un vecchio quartiere di Sassari, dove Costantino ha vissuto la sua giovinezza abbandonato da sua madre. «Mi è piaciuta l’idea etico-politica della Sacher di raccontare la vita. Raccontare delle storie vere. È un incoraggiamento a non aver paura di raccontare il quotidiano e il nostro tempo. Nel nostro paese ci vorrebbero 100 e più di 100 di queste altre occasioni di raccontare il nostro tempo e di non evadere dalla realtà» (Gaudino).
Ingresso gratuito

ore 20.30
I clandestini del cinema italiano
Omaggio a Giuseppe M. Gaudino (2006)
Ideazione e regia: Paolo Brunatto; origine: Italia; prodotto da Giacomo Rossi e Stefano Rebecchi per Cult; durata: 43’
«Gaudino cineasta del mistero e del realismo esacerbato. Maestro del minimalismo simbolico e dell’allusività post-underground. Alchimista filmico che riesce a trasformare in poesia il degrado. Manipolatore del tempo e architetto sublime di allegorie mitologiche mischiate sapientemente con il dejà-vu del deterioramento sociale. Poeta dell’eterno ritorno e filmaker celebrato dalla critica, premiato nei Festival che contano, ma disertato dal grande pubblico» (Brunatto).

ore 21.30
Giro di lune tra terra e mare (1997)
Regia: Giuseppe M. Gaudino; soggetto: G. M. Gaudino; sceneggiatura: G. M. Gaudino, Isabella Sandri, Heidrun Schleff; interpreti: Olimpia Carlisi, Tina Femiano, Salvatore Grasso, Aldo Bufi Landi; origine: Italia; durata: 125’
«Un film fuori dal comune, molto interessante, uno degli ormai rarissimi esempi film che tentino una sperimentazione espressiva, nuovi linguaggi, modi diversi di raccontare. […] Come un Carmelo Bene non sarcastico o uno Straub non ieratico Gaudino mescola il presente difficile di Pozzuoli devastata dal bradisismo e il suo passato leggendario, dal 538 a.c. al 1984. Unisce la narrazione realistica […] a immagini sfaldate, strappate e aggrumate che vogliono rispecchiare il caos e la decostruzione contemporanei. […], il tentativo di raccontare l’anima instabile di Pozzuoli è molto riuscito: il film trascina lo spettatore duttile come un fiume d’acqua o di lava, avvolgente o ardente» (Tornabuoni).

venerdì 23
ore 17.00
Il giardino delle delizie (1967)
Regia: Silvano Agosti; soggetto e sceneggiatura: S. Agosti; interpreti: Maurice Ronet, Evelyn Stewart, Lea Massari, Franco Bertoni; origine: Italia; durata: 87’
«La messa a nudo del matrimonio borghese visto con occhi insofferenti, mostrato in tutto il suo repertorio di opprimenti luoghi comuni e di parti prescritte. […] Il linguaggio è spoglio, secco: le immagini sono essenziali, fatte di superfici vuote, dettagli di oggetti e primissimi piani (la componente figurativa ricorda quella del Bergman più ascetico: Il rito). Girato subito dopo la permanenza di Agosti in Unione Sovietica e i suoi studi su Ejzenstejn, il film mostra una spiccata attenzione per il cinema di montaggio» (Schillaci).
Ingresso gratuito

a seguire
D’amore si vive (1983)
Regia: Silvano Agosti; soggetto e sceneggiatura: S. Agosti; origine: Italia; durata: 100’
«Sette interviste anomale sul tema della sessualità. Anomale perché non è la sessualità istituzionalizzata a interessare Agosti, non quella scintillante delle copertine dei rotocalchi, amplificatori di una “liberazione sessuale” fittizia perché in realtà rigorosamente incanalata entro i binari dello sfruttamento spettacolare e commerciale. La sessualità su cui Agosti punta microfono e macchina da presa è quella che non vedremo mai sulle copertine di Espresso e Panorama: la minuta descrizione della sessuofobia patologica di una donna, vissuta all’interno di un matrimonio “regolare” […] e poi la sessualità narrata da un bambino, da una prostituta, da due transessuali…» (Schillaci).
Versione ridotta – Ingresso gratuito

ore 19.00
Uova di garofano (1991)
Regia: Silvano Agosti; soggetto e sceneggiatura: S. Agosti; interpreti: Lou Castel, Federico Zanola, Elisa Murolo, Roberto Brignani; origine: Italia; durata: 109’
«Occupa nella filmografia di Agosti un ruolo analogo a quello che Lo Specchio occupa nell’opera di Tarkovskij. In entrambi i casi si tratta di un film autobiografico sugli anni dell’infanzia, rivisitati in forma poetica, mentre sullo sfondo […] scorrono gli avvenimenti storici degli anni della guerra. […], mentre in Lo Specchio è il regista adulto che narra di sé stesso bambino attingendo all’atto del ricordo, in Uova di garofano è il regista bambino che si narra al presente (benché il film appaia nella sua interezza come un lungo flashback), col suo sguardo infantile, con la sua apparentemente eterna distanza dal mondo degli adulti, obbligati a mentire» (Schillaci).

ore 21.00
Incontro con Silvano Agosti

ore 21.30
Il senso del mistero (Ritratto di Silvano Agosti) (2003)
Regia: Paolo Brunatto; fotografia: Marco Tani; montaggio: Francesco Guglielmetti; musica: Luca Ducros; origine: Italia; produzione: Franco Porcarelli per Rai International; durata: 29’
«Questo film è il tentativo di un ritratto minimalista di Silvano Agosti; O, se si vuole, il dagherrotipo dell’inconscio di un autore che ha sempre navigato controcorrente. Ho anche tentato di ritrarre un artista segreto dal recente passato che non torna più, al futuro che è già ieri. Ho provato a tratteggiare il suo spirito anarchico e la sua vocazione per “il fai da te” e il suo viaggio di bambino-adulto nel pianeta incantato del cinema e della vita» (Brunatto). Il film è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2003 nella sezione Nuovi Territori.
Ingresso gratuito

ore 22.00
La ragion pura (2001)
Regia: Silvano Agosti; soggetto e sceneggiatura: S. Agosti; interpreti: Eleonora Brigliadori, Franco Nero; origine: Italia; durata: 83’
«Silvano Agosti, nel film dal titolo filosofico tratto dal suo romanzo La ragion pura, affronta l’irrisolta e triste questione, suggerisce una soluzione raccontando di una coppia sposata da quindici anni. E offre una nuova prova della propria maestria registica, della grande capacità di fondere prassi, emozioni, pensiero» (Tornabuoni).
Ingresso gratuito

Centro Sperimentale di Cinematografia Via Tuscolana 1520 – 00173 Roma Cineteca Nazionale-Cinema Trevi 06/72294389