Arthur Schopenhauer,”Il mio Oriente”
Piccola Biblioteca Adelphi
a cura di Giovanni Gurisatti
Fra i molti elementi controcorrente che resero celebre Schopenhauer presso una ristretta cerchia di contemporanei e contribuirono nel Novecento a trasformarlo in oggetto di culto per una ben più folta schiera di appassionati vi è senz’altro la lungimirante apertura nei confronti del mondo, della cultura e della religiosità dell’Oriente, in particolare dell’India. Alcuni, da Nietzsche a Hesse, videro in ciò il segno di una inarrivabile libertà intellettuale: per Schopenhauer non la Grecia, non Roma, non il Cristianesimo rappresentano la culla e l’età dell’oro dell’umanità – e, quindi, dell’Europa –, bensì l’India, il Brahmanesimo e il Buddhismo. Certo egli non fu il solo a pensarlo, giacché una sorta di indomania caratterizzò l’intera cultura romantica. Schopenhauer fu però il primo e unico filosofo a inserire organicamente l’India in un poderoso sistema di pensiero, facendone il cardine della sua metafisica e della sua etica: «Buddha, Eckhart e io insegniamo nella sostanza la stessa cosa» annotò due anni prima della morte, consapevole di imprimere così il proprio sigillo di verità a un’opera destinata a permanere. .
In libreria dal 23 maggio.
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Cristina Campo,”Caro Bul”
Biblioteca Adelphi
a cura di Margherita Pieracci Harwell
«Aprendo questo volume» scrive Marghe- rita Pieracci Harwell «si ritroverà la Cam- po che conosciamo … ma anche una affascinante figura nuova, di cui brilla a tratti la giocosità – che a detta di tutti ne iridava la conversazione, ma fin qui non avevamo visto trapassare nella scrittura – o d’improvviso scoppietta la maliziosa civetteria … Sono la voce, queste lettere, di una limpida, calda, forte amicizia, prezioso residuo salvato all’estinguersi della gran fiamma di un amore che aveva formato e tormentato chi le scrive nell’arduo passaggio dall’adolescenza all’età illuminata dal sole al suo zenit». Cristina Campo e Leone Traverso (insigne grecista, non meno insigne germanista, traduttore dei tragici greci come di Pindaro, di Hölderlin come di Hofmannsthal) avevano formato per anni «una coppia perfetta» – lui dotato di fascino, non solo intellettuale, lei di bellezza e di grazia – al centro di quella cerchia di scrittori fiorentini di cui nel dopoguerra facevano parte, fra gli altri, Tommaso Landolfi e Mario Luzi. Poi il rapporto si era incrinato, per chiudersi definitivamente nel 1956: troppo diversi, e lontani, il «rigore di spada» che contraddistingueva Cristina e la «mollezza veneta» che le sembrava di scorgere in lui. Tuttavia, a legare Cristina e Leone (a cui lei stessa aveva dato il soprannome di Bul) fu ancora per lungo tempo – e ne testimonia questa corrispondenza, protrattasi fino a oltre la metà degli anni Sessanta – una duratura comunione di gusti e di disgusti, la passione per la perfezione dello stile, e soprattutto la fedeltà profonda.
In libreria dal 23 maggio
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Sándor Márai,”L’isola”.
Biblioteca Adelphi
traduzione di Laura Sgarioto
Se il professor Victor Henrik Askenasi, proveniente da Parigi e diretto in Grecia, ha deciso di fermarsi a Dubrovnik (che negli anni Trenta si chiama ancora Ragusa), è forse perché – non diversamente dal Giacomo Casanova della Recita di Bolzano, né da tanti altri personaggi di Márai – è lì che ha un appuntamento con il destino. Perché lì, forse, troverà la risposta alla domanda che da sempre lo tormenta – quella che lo ha spinto, alcuni mesi prima, a lasciare sua moglie, i suoi studi e la sua cattedra di greco antico, e ad andare a vivere con una equivoca ballerina russa. Situazione banale, in apparenza, sebbene altamente «sconveniente», come amici e colleghi l’hanno giudicata: un maturo signore si innamora di una donna giovane e attraente. E invece no: alla turbinosa Eliz, come a tutte le donne che ha incontrato nella sua vita, Askenasi non ha fatto altro che chiedere quella risposta. Ma nemmeno lei, pur nella sua solare sensualità, nella sua generosa impudicizia, ha saputo dargliela: Eliz non era la meta, poteva soltanto mostrargli la strada. Adesso, in un pomeriggio di maggio eccezionalmente caldo, allorché decide di andare a bussare alla porta della sconosciuta che gli ha rivolto uno sguardo provocante chiedendo la chiave della sua stanza a voce appena troppo alta, Askenasi sente che la risposta è vicina, che è infine arrivato il momento di oltrepassare quel limite al di là del quale forse c’è l’oscurità del crimine e della follia – o forse la verità.
In libreria dal 23 maggio.
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Alberto Arbasino,”Le piccole vacanze”
gli Adelphi
Infanzie ‘favolose’, ragazze ‘deliziose’, ville sepolte fra gli alberi, parchi, piscine, tennis, biblioteche, vigne in collina… Cacce, boschi, cantine sociali, partite a carte, lezioni d’inglese… Piste da ballo, lirica del Novecento, alberghi di sfollati, studi d’avvocato, licei bombardati, desolate vie provinciali negli anni più bui della guerra e del dopoguerra, crocicchi illuminati dalla luna, nonne con soldi, cavalli, spiagge, film con Greta Garbo, corse in automobile… Studi universitari fatti male, trasalimenti sessuali confusi, droghine fatte in casa… Fanciulline scatenate o svampite, ragazzini pensierosi e giovani scemini che incontrano il primo amore insieme al primo dolore… Dignitose parsimonie… E uno sconfinato patrimonio d’affetti sentimentali e ridicoli accumulati o sperperati fra le ultime estati lunghe in campagna e le prime vacanze brevi al mare…
In libreria dal 23 maggio.
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Madeleine Bourdouxhe,”La donna di Gilles”
gli Adelphi
traduzione di Graziella Cillario
Quando apparve, nel 1937, La donna di Gilles fu accolto come una rivelazione. La critica rifiutò di credere che fosse l’opera prima di una trentenne. Simone de Beauvoir elogiò pubblicamente la Bourdouxhe. Ed è stato questo romanzo, da allora sempre ristampato, ad assicurarle una fama che il tempo non scalfisce – così come non ha mutato in nulla il fascino di questa crudele storia d’amore.
in libreria dal 23 maggio
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Massimo Cacciari, “Tre icone “
Biblioteca minima
Rublëv, Piero della Francesca, de Eyck: tre illuminanti esercizi di teologia della visione.
in libreria dal 23 maggio
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François-René de Chateaubriand,”Amore e vecchiaia “
Biblioteca minima
traduzione di Ena Marchi
Definiti da Sainte-Beuve una «confessione delirante» e da Marc Fumaroli «un capolavoro incompiuto, inconfessabile e destinato alla distruzione», questi frammenti posseggono la violenza straziante della verità: nel rifiutare la giovane donna che gli si offre, il vecchio scrittore ci svela, sull’amore e sul tempo, sulla nostalgia e sulla memoria, molte più cose di quante ce ne abbiano dette in lunghe pagine schiere di verbosi romanzieri.
In libreria dal 23 maggio.
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Federico García Lorca,”Gioco e teoria del duende “
Biblioteca minima
a cura di Enrico Di Pastena
«Billie Holiday e Tennessee Williams ce l’avevano. Ella Fitzgerald quasi, ma non proprio. E Miles Davis forse non aveva altro» (Kenneth Tynan). Il discorso che ha mostrato per la prima volta quale demone accomuni i toreri, i ballerini di flamenco e alcuni artisti.
In libreria dal 23 maggio
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Rodolfo Sonego,”Diario australiano “
Biblioteca minima
a cura di Tatti Sanguineti
Il giornale dei sopralluoghi per Bello, onesto, emigrato Australia diventa l’ilare resoconto della nascita di un film, e della circospetta esplorazione di un continente lontanissimo. Il testo ritrovato di un maestro della commedia all’italiana – lo sceneggiatore principe di Alberto Sordi.
in libreria dal 23 maggio
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Charles Willeford,”La macchina in Corsia Undici “
Biblioteca minima
a cura di Matteo Codignola
Il terrore attraverso l’elettroshock, come nessuno ha mai osato raccontarlo. Un classico dimenticato della narrativa nera.
In libreria dal 23 maggio
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