Berlinale: “Aloft” di Claudia Llosa

In un altro posto

Concorso
La regista Claudia Llosa, già vincitrice dell´Orso d´Oro nel 2009 con La tera asustada girato in Perù, ci porta con questo suo nuovo film a nord nel grande freddo della regione canadese di Manitoba.
Ma il lavoro presentato quest’anno non convince: pretenzioso fin dal titolo, un avverbio raramente usato che significa “in alto”, “a nord”, ma anche metaforicamente “oltre”, “altrove”.

La vicenda, ovattata dall’atmosfera perennemente invernale e estremamente parca di dialoghi, alterna episodi attuali e flash back di circa 25 anni prima. E´ incentrata su una giovane donna, Nana, che vive con i suoi due figli Gully e Ivan, di più meno quatto e dieci anni e il nonno, padre di lei, che insegna al nipote maggiore ad addestrare i falconi.

Gully ha un inoperabile cancro al cervello (tra l´altro il chirurgo è amico della moglie dell’amante della donna) e l’ultima speranza della madre disperata è portare il bambino da un guaritore, un tale che sembra una via di mezzo tra un santone e un play boy. Naturalmente il guaritore non risana, ma per contro scopre presunte capacità terapeutiche della donna. Non esita perciò a sottoporla a una prova di guarigione, alla quale, non visto, assiste Ivan, giustamente incuriosito dal misterioso comportamento della non certo montessoriana madre che, stoltamente, lo tiene all´oscuro delle sue strane manovre. Così il bambino, in un maldestro tentativo di fuggire in macchina con il fratellino (il nonno gli aveva già insegnato a guidare!) finisce nel lago semighiacciato dove il piccolo annega.

Dopo tale tragedia e nonostante i sensi di colpa del sopravvissuto Ivan, la sciagurata madre non esita a unirsi alla setta del guaritore, abbandonando il figlio con il nonno.
Anni dopo, ormai adulto e padre a sua volta, l´ombroso e taciturno Ivan, che non aveva mai più avuto notizie della madre, è contattato da una sedicente giornalista che lo convince ad andare a cercare la donna per intervistarla, in realtà per farsi guarire a sua volta lei stessa. Dopo esitazioni e ringhi, Ivan accetta e insieme si mettono in viaggio verso nord, tra i ghiacci. La donna risponde alle domande esponendo in modo confuso e astratto le sue teorie naturalistiche e allora, fingendosi giornalista a sua volta, Ivan la costringe a una risposta stringente e concreta: “come può una donna abbandonare suo figlio per una motivo che non sa nemmeno esprimere?”. Ma naturalmente la donna risponde ancora più confusamente di prima.

Allora, si chiede lo spettatore, è giusto che un genitore, donna o uomo, messi al modo dei figli, li trascuri poi, o li abbandoni, per rincorrere una sua realizzazione personale? Che cosa c´è di più terribile che essere abbandonati senza una ragione, senza una spiegazione? Ma anche essere abbandonati con una ragione, sarebbe giusto?

Sono domande esistenziali forti, temi che meriterebbero un approfondimento che questo film è ben lontano da affrontare, pur con i molti tentativi di simbolismo, come i falconi allevati da Ivan, simbolo forse di libertà, ma non si capisce da che cosa.

Lato positivo sono le spettacolari immagini e la bella colonna sonora. Troppo fredda e inconsistente Jennifer Connelly (Nana) e troppo bello per essere anche vero Cillian Murphy (Ivan adulto). Gli unici che mostrano sensibilità sono i due bambini.

Titolo originale: Aloft
Nazione: Spagna, Canada, Francia
Anno: 2013
Genere: Drammatico
Durata: 112′
Regia: Claudia Llosa
Cast: Jennifer Connelly, Cillian Murphy, Mélanie Laurent, Oona Chaplin, William Shimell, Zen McGrath
Produzione: Arcadia Motion Pictures, Gran Via Productions, Wanda Visión S.A., Manitoba Films AIE, Buffalo Gal Pictures, Noodles Production

Data di uscita: Berlino 2014