venerdì, Agosto 14, 2026
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“Balordi” di Mirjiam Kubescha

Passato, presente e futuro dei detenuti del carcere di Volterra

Doc 2005 Concorso
«La legge è uguale per tutti. Ma questa eguaglianza è la più grande ingiustizia». (M. Kubescha)

La regista tedesca Mirjiam Kubescha, con questo documentario in concorso al Torino Film Festival 2005 nella sezione “Doc 2005”, decide di dare la parola a chi ha tante cose da dire ma non ha la voce per farlo.

Protagonisti del lavoro sono i detenuti del carcere toscano e le loro guardie, tutti di origine meridionale. Prince, Nicola, Sabino, Vincenzo e Adamo raccontano le loro vicende in carcere e la loro vita prima di essere arrestati. Reati, processi, sentenze che hanno cambiato per sempre la loro storia. Dalle loro parole emerge un unico motivo per cui ora si trovano rinchiusi tra le mura del più grande castello rinascimentale italiano, il carcere di Volterra: il desiderio di avere ciò che non avrebbero potuto mai ottenere per la loro situazione economica e la conseguente decisione di ottenere queste cose (una bella macchina, una bella casa, etc..) anche a costo di ricorrere, più o meno consapevolmente, ad azioni illegali. Gli elementi comuni nelle loro storie sono la povertà e la totale mancanza di prospettive. La regista tedesca, che ha studiato cinema a Perugia, Parigi e Monaco, attraverso le loro storie e quelle delle loro famiglie ci porta a conoscere la malavita meridionale: la Camorra in Campania, la Mafia in Sicilia, la Sacra Corona Unita in Puglia, la ‘Ndrangheta in Calabria.

“Balordi” è quindi una riflessione sul senso del carcere e sul significato che ha assunto nel corso della storia (e soprattutto che assume nella società di oggi) un luogo dove la persona viene annientata e dove si assiste ad una totale auto-alienazione dell’individuo. Qual è la funzione del carcere? Quanto aiuta (o non aiuta) nel processo di reintegrazione della persona colpevole di reato? Queste le domande che il bel lavoro di Mirjiam Kubescha fa sorgere nello spettatore.

Un altro aspetto interessante del documentario è la rappresentazione di una particolarissima esperienza del carcere toscano: qui i carcerati sono impegnati in una performance teatrale del testo di Bertolt Brecht, “L’opera da tre soldi”. La passione e l’impegno con la quale i detenuti, che hanno costituito “La Compagna della Fortezza”, affrontano il lavoro, esprimono l’amarezza nei confronti della società nella quale sono cresciuti (ed ora esclusi) e fa sì che l’esperienza del teatro li apra al racconto delle loro storie personali e a una maggior presa di coscienza della loro vita passata, presente e futura.

BALORDI
Italia-Germania, 2005, 35mm, 80, col.
regia, soggetto, sceneggiatura, montaggio, produttore/director, story, screenplay, film editor, producer : Mirjiam Kubescha
fotografia/director of photography: Sophie Maintigneux
suono/sound: Michael Vetter
interpreti/cast: Vincenzo Lo Monaco, Prince Chewkabewka jr, Nicola Camarda, Antonio Mammino, Sabino Moncelli, Lino-Maffeo Bellincini, Adamo Salatini, Enrico Avarello, Othemane Rachidi, Armando Punzo, Compagnia della Fortezza