Berlinale: “Aimer, boire et chanter (Life of Riley)” di Alain Resnais

L'ultimo film del maestro della Nouvelle Vogue

Fuori Concorso
Alain Resnais poche settimane prima della sua scomparsa, avvenuta lo scorso 1° marzo a Parigi, ha offerto al pubblico della Berlinale il suo ultimo lavoro: Aimer, boire et chanter (Amare, bere, cantare). La pellicola ricalca il modello di Smoking/No Smoking, del 1993, non solo perché basata su un testo (Life of Riley) del medesimo commediografo, l’inglese Alan Ayckbourn, ma anche perché ripropone scenografie di “teatro nel cinema”, con i bellissimi sfondi agresti e un po’ d’antan disegnati da Jacques Saulnier come quinte di un palcoscenico.

La prima cosa che si apprende è che George Riley è malato di cancro e gli restano sei mesi di vita. Una notizia che si abbatte sulle vite di tre coppie: Simeone (André Dussollier) e Monica (Sandrine Kiberlain); Tamara (Caroline Sihol ) e Jack (Michel Vuillermoz); Kathrin (Sabine Azéma) e Colin (Hippolyte Girardot). Amici tra loro, le tre coppie appartengono alla media borghesia, sulla mezza età, attori per diletto che stanno provando una nuova commedia. Su tutta la vicenda incombe la presenza di George, ex marito di Monica che tuttavia non compare mai in scena. Le sue vicende e azioni sono solo raccontate, diventando così qualcosa di già ultraterreno, quasi epico. Ammirato, conteso e più o meno segretamente amato da tutte e tre le donne, è stato ed è in vario modo legato ad esse, e ognuna pretende di avere il diritto di accompagnarlo in un ultimo viaggio a Tenerife.

La forza nella commedia sta nell’intensità dei dialoghi intelligenti, ironici e arguti, dal vago sentore di quelli di Woody Allen. Leggeri come in fondo è l’atteggiamento dei vivi di fronte alla morte: una tragedia che sconvolge per qualche istante, ma poi la vita riparte, fa il suo corso come sempre, come deve, come è giusto che sia, con lo svolgersi consueto di azioni consuete e comuni come, appunto, amare, bere, cantare. In questo anche George si prende con avidità tutto ciò che gli resta, tanto che alla fine nessuna delle tre attempate donne sarà sua accompagnatrice nel viaggio, bensì la sedicenne Tilly, figlia di Tamara e Jack.
In questa specie di “conto alla rovescia” che si svolge nei fatidici ultimi sei mesi di vita dell’invisibile George, dalla primavera all’autunno, e che nella finzione dura poco meno di due ore, c’è un altro misterioso aspetto, ossia la commedia della quale tutti parlano senza recitarne mai nemmeno un brano.

Mistero nel mistero è l’indecifrabile e lugubre immagine che Tilly posa sulla sepoltura di George: un demone, un angelo, un simbolo di mortalità o immortalità?
Di altissimo livello gli attori, alcuni protagonisti storici dei lavori di Resnais: da Sabine Azéma, sua compagna nella vita; a Michel Vuillermoz; a André Dussollier, che alla Berlinale 2014 è stato anche protagonista di Diplomacy, di Volker Schlöndorff e di La bella e la bestia, di Christophe Gans.

Resnais, uno dei più importanti registi francesi, precoce cineasta, ispiratore della Nouvelle Vague e autore di pellicole indimenticabili, sigilla la sua carriera un po’ sottotono, con una pellicola di grande cura e professionalità. Tuttavia alla lunga risulta faticoso per lo spettatore seguire questo vicenda di teatro filmato.

Titolo originale: Aimer, boire et chanter
Nazione: Francia
Anno: 2014
Genere: Drammatico
Durata: 108′
Regia: Alain Resnais

Cast: Sabine Azéma, Sandrine Kiberlain, Caroline Silhol, André Dussollier, Hippolyte Girardot, Michel Vuillermoz
Produzione: F Comme Film

Data di uscita: Berlino 2014