“Cantando sotto la pioggia” vuole essere la trasposizione teatrale del famoso musical cinematografico “Singin’ In The Rain”, il capolavoro di Hollywood diretto da Gene Kelly (coreografo e protagonista) e da Stanley Donen con la produzione e le musiche di Arthur Freed.
La storia è ambientata durante l’introduzione del sonoro nel cinema, fenomeno che ha portato molte star dei film muti a scomparire o modernizzarsi. I nostri protagonisti ce la faranno a sfondare come attori e cantanti di nel nuovo genere.
Il cult movie ha compiuto 50 anni nel 2002, ma appare ancora entusiasmante, ricco di umorismo e ritmo. L’allestimento teatrale della Compagnia della Rancia invece non riesce affatto a sostenere il confronto con l’originale cinematografico. Non che l’impianto generale non sia altrettanto buono: i dialoghi e le scene sono stati ripresi passo passo dal lungometraggio e non sono mancati gli effetti speciali. Tuttavia lo spettacolo è deludente e, fatta eccezione per qualche gag, addirittura noioso.
Quali sono i motivi? A parte la traduzione in italiano delle canzoni che sembra banalizzare un po’ tutto, a mio avviso lo svilimento di questo famoso show è legato a due fattori.
Il primo è che generalmente nei musical cinematografici i protagonisti sono ballerini o coreografi che riescono a canticchiare e a recitare senza troppi danni alla qualità del film, mentre in teatro la presenza scenica e la capacità di gestire il palco impongono la presenza di attori-cantanti o cantanti-attori che molto raramente ballano (per questo c’è un apposito corpo di ballo). In questo allestimento invece il protagonista è Raffaele Paganini, per l’appunto un ballerino.
Il secondo fattore critico è che le caratteristiche peculiari dei performer (nel gergo “la tipologia”) mal si conciliano con i tratti dominanti dei personaggi che devono interpretare. Ad esempio, Giulia Ottonello si distingue per una vocalità fuori dal comune, ma non esprime affatto la vitalità e la luminosità del suo personaggio per cui fu perfetta Debbie Reynolds. Analogamente Gianfranco Phino che ha l’arduo compito di ricoprire il ruolo che fu di Donald O’Connor, non ha la sua stessa agilità e follia giovanile e soprattutto non ha i suoi tempi comici. Raffaele Paganini ha il phisique du rôle ma sembra recitare da solo senza esprimere adeguatamente la passione per la sua innamorata. Justine Mattera è probabilmente la più giusta e dunque è anche colei che più risulta divertente.
Nel complesso, uno spettacolo che si può perdere senza tanti rimpianti, per lo meno con questa regia o questo cast. In effetti una domanda sorge spontanea: perché emulare in tutto e per tutto il film se il “materiale umano” è così differente? Non era meglio una rielaborazione? Certo la Compagnia della Rancia può fare di meglio.. e gli applausi in sala lo possono testimoniare.
CANTANDO SOTTO LA PIOGGIA
musical basato sul film della MGM
sceneggiatura e adattamento: Betty Comden e Adolph Green
canzoni: Nacio Herb Brown e Arthur Freed
regia di: Saverio Marconi
con Justine Mattera Lina Lamont
con la partecipazione di Giulia Ottonello Kathy Selden
con Gianfranco Phino/Cosmo Brown; Raffaele Paganini/Don Lockwood; Fabrizio Angelini/Roscoe Dexter; Mario Di Franco/Mr. Simpson; Gianfranco Vergoni/M r. Dozark/Cantante nel film; Simona De Nittis/Dora/Ballerina in verde; Fabio De Filippis Delfico/L’eroe/Poliziotto; Altea Russo/Ms . Ginsmore/Zelda; Vasco Giovanelli/B.B. Bertram/Il cattivo; Chiara Scipione/Spogliarellista/Segretaria, e inoltre ammiratori, dame del ‘700 spadaccini, l’inventore del cinema sonoro, il ciakista, tecnici del set, ecc.






