Nonostante la giornata prometta ben altro (e non lo mantenga), decido di guardarmi l’inizio del concerto su Raitre. Alle 16.05 Bisio entra in scena e saluta una Piazza San Giovanni stracolma come al solito (tanto che dopo una mezzora deve già richiamare i ragazzi ammassati sulle pensiline degli autobus).
Parte da furbo, usando la retorica ma non volendo farlo pesare troppo, almeno fino a quando non cerca di parlare delle ultime elezioni, facendo battute e doppi sensi sui nomi dei politici. La folla si infiamma ed esclama a gran voce: «Berlusconi pezzo di merda!». Lui ghigna e prosegue. Prima di introdurre Pino Daniele, artista che inaugura il lungo pomeriggio romano, recita W l’Italia di Francesco De Gregari, accompagnato alle chitarre da Alex Britti ed Edoardo Bennato.
L’edizione dell’evento targato CGIL, CISL e UIL è la numero sedici: quest’anno grande spazio alla musica italiana. Come già detto apre Daniele, un po’ scocciato per il fatto che la pedana girevole fa il suo mestiere, cioè gira (forse troppo, chi lo sa). La sua è una proposta per palati fini: un combo jazz con basso, batteria e percussioni (la comparsa è gradita quanto inaspettata: Toni Esposito). I pezzi sono quattro, riletti elegantemente. Si chiude con Yes I know my way, visto che l’artista napoletano ama la propria lingua ed è contento di usarla per le sue canzoni (non che il titolo aiuti a capire il concetto, comunque). Le telecamere si stancano facilmente delle finezze musicali e cominciano a cercare belle ragazze (vistose, se possibile) tra il pubblico.
Seguono i Nomadi, con il brano portato a Sanremo e un omaggio a Guccini. Per finire la breve performance non può non esserci il momento di commozione nazional-popolare con Io vagabondo. Più eclettico e brioso Max Gazzè, che rende il suo tributo a Franco Battiato. Arriva anche la Bandabardò, che saluta il suo pubblico di giovani «belli, abbronzati e antifascisti». Si alternano tanti gruppi, ma siccome sto cominciando a diventare un po’ severo nei giudizi, mi fermo prima di commettere qualche guaio “critico”. Ed esco a riveder le stelle.






