La sedicesima edizione del COURMAYEUR NOIR IN FESTIVAL si svolgerà da martedì 5 a lunedì 11 dicembre, come sempre all’ombra del Monte Bianco e come sempre restando fedele al suo modello originale di mix tra il grande cinema in anteprima, la migliore letteratura di genere mystery, i linguaggi paralleli come la televisione, la grafica, la fotografia, la cronaca.
Il festival è diretto da Emanuela Cascia, Marina Fabbri, Giorgio Gosetti; è promosso dal Comune di Courmayeur e dall’Assessorato al Turismo della Regione Valle d’Aosta con il contributo dell’AIAT Monte Bianco e il sostegno della Direzione Generale Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Noir in Festival è una realizzazione STUDIO resa possibile dall’impegno di sponsor privati come MINI Italia, il Gruppo Napapjiri, il Casinò de la Vallée di Saint Vincent e, da quest’anno, la collaborazione con il canale tematico FoxCrime.
Cinque le sezioni in cui si articola il programma dell’edizione 2006
La selezione ufficiale per il cinema con 15 titoli in anteprima assoluta di cui 10 in concorso tra i quali la giuria internazionale sceglierà il vincitore del Premio Valle d’Aosta Cinema, il Premio Napapjiri per il migliore interprete e il Premio Speciale della Giuria. Il Premio del Pubblico – Fox Crime andrà invece al film più votato dagli spettatori.
Tra i titoli già confermati La tourneuse des pages di Denis Dercourt, una delle rivelazioni dell’ultimo festival di Cannes, l’indipendente americano (in odore di scandalo) 10th & Wolf di Robert Moresco con Giovanni Ribisi, Dennis Hopper e Val Kilmer, l’atteso horror Non aprite quella porta – L’inizio di Jonathan Liebesman, il fantastico The Covenant di Renny Harlin.
Per la sezione letteraria quest’anno è centrale il tema della metropoli, a cui viene dedicato l’incontro Le città in nero. Scrittori italiani e stranieri raccontano le loro città, diventate, da semplice sfondo, veri e propri personaggi delle storie contemporanee della violenza. Oltre a Elmore Leonard, definito dalla critica americana il ‘Dickens di Detroit’, partecipano all’incontro; James Hall cantore della Miami violenta dei nostri anni, Harlan Coben con la sua New York tra leggenda e realtà, l’islandese Arnaldur Indridason vera scoperta della “nuova onda” scadinava. E gli italiani Enzo Fileno Carabba, Marcello Fois, Marco Vichi, curatore dell’antologia “Le città in nero” edita da Guanda.
Tra gli altri protagonisti del circolo Napapjiri: gli americani Harlan Coben autore di Suburbia killer (Mondadori), James W. Hall con il bestseller Acqua profonda (Piemme) e l’inglese Andrew Taylor autore di Il ragazzo americano (Editrice Nord), magistrale ricostruzione degli anni londinesi di Edgar Allan Poe. Uno sguardo particolare è rivolto al noir dei paesi scandinavi con la presenza di Jo Nesbo autore de Il pettirosso (Piemme) e Arnaldur Indridason con La signora in verde (Guanda). Tra gli italiani, non poteva mancare quest’anno Giorgio Faletti con il suo nuovo libro Fuori da un evidente destino (Baldini&Castoldi). Mentre scrittori americani e italiani si confrontano nell’antologia The Dark Side (Einaudi) che sarà presentata al Festival dal curatore Roberto Santachiara insieme ad alcuni degli autori dei racconti pubblicati.
MINI Noir sarà ancora una volta una sorta di “Festival nel festival” con film per i più giovani come Stormbreaker e le avventure create dal geniale disegnatore John Dillworth Leone cane fifone, realizzate da Cartoon Network Studios, anteprime assolute come FLUSHED AWAY (“Giù per il tubo”) dagli autori di Wallace & Gromit, laboratori creativi realizzati insieme all’Istituto Europeo di Design – IED Milano che per l’occasione ha anche realizzato due mostre, una grafica dedicata all’illustrazione di due racconti di Carlo Lucarelli e una fotografica, creata sui temi del noir dai giovani allievi dell’istituto.
La televisione in noir sarà al centro di uno spazio autonomo con le anteprime di alcune delle serie americane più attese del momento in accordo con Buena Vista Entertainment e FoxCrime, e uno speciale omaggio all’antologia italiana CRIMINI in onda su Raidue proprio in contemporanea con il Festival.
La sezione Doc Noir è dedicata quest’anno alla rivoluzione ungherese del 1956 e alle conseguenze internazionali di quelle che furono definite le due settimane più lunghe del dopoguerra. In quell’anno il mondo tremò: equilibri, bene o male consolidati, furono messi a dura prova. La sfida di una piccola nazione contro la potente Unione Sovietica fu infatti uno dei maggiori drammi per l’Occidente durante la Guerra Fredda. Nei giorni del festival verranno proiettati alcuni filmati inediti di produzione ungherese, italiana e americana e il film di Márta Mészáros L’uomo mai sepolto dedicato al rapimento e all’uccisione del premier ungherese Imre Nagy. Il 10 dicembre una tavola rotonda con Bernardo Valli, Demetrio Volcic, Andras Nagy, Attila Szakolczai e altri ospiti internazionali, rifletterà sugli eventi di quell’anno e sulle conseguenze che negli anni successivi subì l’assetto politico internazionale. La nostra inchiesta pone al centro due misteri, uno sovietico e uno americano. Il primo è la scomparsa (e il ritrovamento) del corpo del primo ministro ungherese del 1956, Imre Nagy, narrato attraverso il film di Márta Mészáros. Il film ripercorre la storia drammatica del primo ministro, sequestrato dai sovietici, ucciso nel 1958 in segreto e sepolto varie volte, l’ultima, con gli onori di Stato, solo nel 1991. Il secondo mistero riguarda la morte a New York del diplomatico delle Nazioni Unite Povl Bang-Jensen: nella tavola rotonda di domenica 10 dicembre, Ungheria 1956, un paese lasciato solo, verrà discusso l’operato delle Nazioni Unite in quegli anni difficili di Guerra Fredda tra URSS e USA, a partire dal suo tragico caso. Il diplomatico danese fu licenziato dalle Nazioni Unite nel 1958 dopo aver svolto l’incarico di vice segretario generale della commissione d’inchiesta sui problemi d’Ungheria costituitasi l’anno prima. Bang Jensen si era rifiutato di fornire ai suoi superiori la lista dei testimoni della rivolta ascoltati a porte chiuse, temendo che i nomi venissero resi noti. Un anno dopo fu trovato morto – apparentemente suicida – in un parco di New York nei pressi del Palazzo delle Nazioni Unite. Nel suo stomaco fu rinvenuto un antidepressivo usato dai servizi segreti sovietici. Fu suicidio?
L’immagine del Courmayeur Noir in Festival 2006 è di Mojmir Ježek ; il logo del Festival è di Daniele Panebarco; l’immagine del MINI Noir è stata gentilmente concessa da IED – Milano.
Infine i premi letterari: oltre al Premio Giorgio Scerbanenco- La Stampa per il migliore romanzo italiano (i cinque finalisti si conosceranno all’inizio di dicembre), verrà assegnato il Raymond Chandler Award al grande sceneggiatore e romanziere americano Elmore Leonard.
Di Leonard, lo scrittore preferito da Quentin Tarantino, è in uscita per Einaudi a fine novembre l’ultimo libro Hot Kid, mentre al cinema è atteso Killshot, l’ultima trasposizione firmata dal regista inglese John Madden (Shakespeare in Love e Proof ). Ma su Leonard, Hollywood ha ben due progetti pronti per il 2007: il remake di Quel treno per Yuma, per la regia di James Mangold, con Christian Bale e Russell Crowe (l’originale del 1957 in omaggio a Glenn Ford si vedrà a Courmayeur), e l’esordio alla regia dell’attore americano Don Cheadle (Hotel Rwanda) con Tishomingo Blues, prodotto dalla coppia Clooney-Soderbergh.
IL RAYMOND CHANDLER AWARD 2006 A ELMORE LEONARD
Il Premio Raymond Chandler nasce nel 1986 con il sostegno della Fondazione Raymond Chandler, e si pone l’obiettivo di rendere omaggio a un maestro del genere mystery – in tutte le sue forme. Uno scrittore capace di ritrarre la realtà del nostro tempo, un artista che abbia studiato a fondo le sfaccettature del mondo in cui viviamo e che abbia saputo descrivere le contraddizioni e i paradossi dei personaggi e della società, come Raymond Chandler fece nei suoi libri. I mystery di Raymond Chandler hanno trasceso il genere letterario di cui fanno ufficialmente parte per entrare a pieno diritto nella storia della letteratura moderna. È per questa ragione che nelle edizioni precedenti il premio è stato assegnato a scrittori molto diversi tra loro, come per esempio, Graham Greene, Leonardo Sciascia, James G. Ballard, Manuel Vasquez Montalban, Fredrick Forsyth, P.D. James, Osvaldo Soriano, John le Carré e John Grisham.
I vincitori, che ricevono una copia in argento del Brusher Dobloon, la moneta protagonista del romanzo La finestra sul vuoto (1943), hanno sempre onorato il festival della loro presenza fornendo così uno spunto interessante per affrontare con loro i temi più significativi della loro opera e della letteratura noir in generale.
Quest’anno siamo particolarmente orgogliosi di celebrare con il nostro premio più prestigioso, il Raymond Chandler Award, un autore la cui storia creativa e il cui valore ci pare essere come mai nessun altro autore è stato per il nostro festival un vero e proprio “manifesto”. Chi meglio del grande Elmore Leonard può infatti riassumere in sé e nei propri bellissimi romanzi l’idea di un genere che nasce dalla polvere della letteratura popolare, si arroventa al clima della violenza epica dell’America, un paese nato dalla sopraffazione dei bianchi sui Nativi, affonda direttamente nelle vene di Hemingway e Steinbeck e percorre le migliaia di chilometri di strade, ferrate e asfaltate, che congiungono le mille città di quel vasto paese e che si ritrovano tutte in una sola, fosse pure la sua Detroit, per esempio? Nessuno ha saputo percorrere quelle strade, per carpire il suono dei discorsi degli uomini che le hanno calpestate, meglio di Leonard; nessuna “radio” meglio dei romanzi di questo malinconicamente allegro ottantenne che ha scelto la leggerezza per trasmetterci l’eredità pesante della Storia, sa restituirci quei dialoghi, quell’umanità che si intrecciano nelle pagine di Leonard e contengono i dialoghi e l’umanità di tutto il mondo. Se c’è un maestro, un vero maestro in questo genere di letteratura che ci ostiniamo a considerare l’unica veramente in grado di rendere la temperatura della nostra sciagurata vita contemporanea, questi è l’ invisibile Elmore Leonard, coi suoi disperati abitanti di universi che credono di dominare ma che loro per primi non conoscono affatto, universi che abbiamo imparato a riconoscere nei tanti film per il grande e piccolo schermo che da decenni ci raccontano l’America. Un maestro che non a caso ha incantato Tarantino, e che ben prima di Bob De Niro e George Clooney ha fatto parlare Glenn Ford e Burt Lancaster in un genere, quello del Western, che qualche critico dovrebbe riesplorare alla lente oscura del noir per scoprirne una filiazione più che casuale. Un maestro che il cinema ce l’ha nel sangue, anzi, nella penna, e che è riamato dal cinema al punto tale che sempre più progetti nascono e stanno nascendo a Hollywood basati sui suoi romanzi (l’elenco è impressionante, basti solo citare i nomi coinvolti: John Madden, James Mangold, Russel Crowe, Christian Bale, Don Cheaddle, Clooney & Soderbergh). Un maestro di scrittura certo, ma come tutti i grandi alla fine un maestro di vita, incapace di mentire sulla realtà cruda di chi vive ai margini (della società ma anche della morale) e capace di restituire alla speranza di una umanità autentica anche i suoi personaggi più neri. Ecco, il suo umanismo ci sembra un manifesto giusto dietro cui sistemarci in rispettosa fila indiana noi del Noir 2006.
Mai come quest’anno il cinema e la letteratura si incontrano nel segno del noir con il Premio Chandler a Elmore Leonard. 8 sono i film tratti da opere dello scrittore di Detroit che accompagnano la sua presenza a Courmayeur, dall’originale Quel treno per Yuma del 1957 con Glenn Ford, che James Mangold sta rifacendo a Hollywood proprio in questi giorni, al consacrato Jackie Brown di Tarantino, passando per la commedia di Jim McBride Pronto, con un inatteso ed efficace Sergio Castellitto. Scelti dallo stesso scrittore, che ha voluto segnalare così il suo “best of”, questi film sono anche una galleria di ritratti tutti diversi e tutti necessari a comporre quel puzzle multiforme e unico dell’universo Leonard. Chiude la sezione cinema il documentario della BBC Elmore Leonard’s Criminal Records, un inedito ritratto di Leonard “visto” dai suoi stessi personaggi.
In catalogo troverete infine una serie di materiali diversi e tutti utili a restituire il profilo di questo scrittore così vitale e multiforme, che ha attraversato 50 anni di immaginario americano ed è arrivato a noi già negli anni ‘60 grazie al cinema, mentre il successo letterario è stata una conferma recente, soprattutto grazie all’interesse per il genere manifestato da Einaudi con la sua collana Stile Libero. Troverete, accanto alle riflessioni di due amici del festival come Maxim Jakubowski e Paolo Zaccagnini, soprattutto la voce di Leonard, con le sue 10 regole per scrivere ormai diventate leggendarie tra gli scrittori di genere, e con due interviste recentissime: quella raccolta in questi giorni dal suo più stretto collaboratore ormai da molti anni, Gregg Sutter, e centrata principalmente sulla scrittura; e quella realizzata da Adrian Wootton nel maggio 2006 a Londra, in cui è protagonista il cinema, dai suoi amati western ai successi di Tarantino e Soderbergh. Infine, Wu Ming1 che ha tradotto alcune opere recentemente pubblicate in Italia, compresa l’ultima, Hot Kid, mandata in libreria da Einaudi in questi giorni, ci racconta la lezione di scrittura in cui Leonard trasforma ogni suo romanzo.





















