sabato, Luglio 25, 2026
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Dal Festival di Prosa della Biennale

Una domenica il 22 luglio alla scoperta, attraverso riscritture e adattamenti, di pre-testi goldoniani meno noti, “Zelinda e Lindoro”, “La pupilla” e “La sposa persiana”.

Con la trilogia di “Zelinda e Lindoro”, nella riduzione di Ginette Herry, in cartellone al Teatro Piccolo Arsenale domenica alle 19,30 e lunedì alle 17, approda nel contesto del Festival l’unica produzione proveniente dalla Francia, un paese che, anche per i più di trent’anni vissuti da Goldoni a Parigi, ha sempre riservato una particolare attenzione all’opera del commediografo veneziano.

“La scelta di contenere nel contesto di uno spettacolo teatrale di durata non superiore alle due ore e mezza le sette ore del lungo romanzo teatrale mi ha costretto ad optare per un compromesso, collocandomi a metà strada fra il teatro e il racconto – spiega Ginette Herry, forse il maggior studioso francese dell’opera goldoniana – Ho cercato di reiventare una lingua, sono ampiamente ricorsa ai tagli del montaggio, sulla falsariga del cinema, per ridurre una vicenda intricata che presenta i tratti essenziali di un romanzo d’appendice “Fondamentale per l’esito è stata la regia di Jean Claude Berruti, che non ha mancato di sottolineare il carattere romantico di cui si colora questa “Zelinda e Lindoro” nell’allestimento presentato qui a Venezia e il fondamentale apporto degli interpreti, giovani e scelti, in gran parte, nel corso del tempo, d’accordo con la Herry, fra gli allievi della scuola di teatro della Commedie di Saint-Etienne che ha prodotto lo spettacolo assieme al Centre Dramatique National.

Dal romanzo teatrale all’intermezzo, addirittura non destinato alla rappresentazione: quest’ultima è, infatti, la primitiva struttura drammaturgica in cui troviamo la prima redazione de “La Pupilla”, in cartellone al Goldoni domenica 22 alle 21,30, di cui esiste anche una versione in commedia in versi successiva. “La scelta del testo, cui Goldoni dedica poche righe nei “Memoires”, è motivata dal tema scabroso che vi viene affrontato, l’incesto – spiega Giuseppe Argirò, che ne ha curato adattamento e regia – L’obiettivo è far esplodere le contraddizioni fra la solarità dell’impianto drammaturgico goldoniano e il sottotesto di cinismo, ipocrisia e passioni clandestine che emerge attraverso la lettura sotterranea affidata all’interpretazione di un gruppo di attori di grande bravura, da Pamela Villoresi a Roberto Bisacco, da Elisabetta Valgoi a Alberto Caramel e Massimo Di Matteo.” Lo spettacolo, che diviene a tratti quasi una partitura musicale grazie agli originali contributi dei compositori Luciano Francisci e Stefano Conti, è stato prodotto da Biennale e La Mise en Espace di Adriana Palmisano ed è destinato a circuitare in Italia sino alla stagione 2009.

Da intermezzo e commedia in versi alla commedia filosofica, “La sposa persiana” nella rilettura e adattamento che ce ne propone domenica alle 19,30 e lunedì alle 21,30 al teatro delle Tese all’Arsenale da il romanziere e regista Giancarlo Marinelli.
Commedia anomala, “La sposa persiana” è stata sottoposta ad una rigorosa opera di revisione e riscrittura. “La rilettura della commedia parte da un approccio inedito per Goldoni, dando rilievo alla componente religiosa, ai contrasti e alle perplessità che crea nei diversi contesti familiari di provenienza il matrimonio fra un occidentale e una musulmana – spiega Marinelli, che cura pure la regia dell’allestimento prodotto dalla Piccionaia di Vicenza con il sostegno della Regione Veneto – Ho già accennato al muro di via Anelli di Padova , al centro delle cronache nell’ultimo anno, come il contesto in cui va in scena questa mia riscrittura de “La sposa persiana”. Credo che questo mio approccio, possibile grazie al sostegno di un gruppo di grandi attori che, in parte come Debora Caprioglio e Silvia Siravo facevano parte della mia famiglia teatrale, in parte vi hanno fatto il loro ingresso in questa occasione, come Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini, significhi leggere oggi l’opera goldoniana in chiave di “riforma””. Inutile dire che, vista la tematica di paura e timore dell’altro, di grande attualità nel Veneto odierno, non mancheranno le polemiche.

“Il teatro per essere vivo deve essere rivoluzionario – ha sottolineato Mariano Rigillo, apprezzato attore che si avvia a festeggiare il mezzo secolo in arte – Certo non è stato facile misurarsi con la riscrittura di Marinelli, non solo per i contenuti ma anche per il linguaggio impegnativo che mette a dura prova gli attori”.

Da segnalare, infine, nel centro storico veneziano domenica 22 alle 16 la caccia al tesoro “Alla ricerca di Carlo Goldoni” organizzata da Sabina Tutone e Valentina Fornetti di Shylock Centro Universitario Teatrale di Venezia, cui partecipano gli studenti del Campus Universitario Internazionale “Goldoni e il teatro nuovo” chiamati a misurarsi in un percorso itinerante con una serie di prove focalizzate soprattutto sulla conoscenza delle pièce goldoniane, “La bottega del caffè”, “Il Campiello” e “Una delle ultime sere di carnevale”.