Del Don Giovanni (di Mozart e Da Ponte) Jean Genet ha scritto che dovrebbe essere rappresentato in un cimitero piuttosto che in un teatro d’opera. E questo è vero per tutti i Don Giovanni. In uno dei più antichi cimiteri di Napoli, alle Fontanelle – con una continuità del passato mitico nel presente – Roberto De Simone raccoglieva una trentina di anni fa la storia di un giovane che, dopo un rapporto sessuale là consumato, prende a calci un teschio e, dopo altre profanazioni, invita per maggior sprezzo il morto al suo banchetto di nozze, con una conclusione che già sappiamo (dove il Commendatore si fa Capitano e appare in abito da carabiniere).
Dopo la prima idea di imbandire un Convitato di pietra nello spazio del cortile del Palazzo dello Spagnolo, all’inizio di via Vergini, siamo approdati al Teatro instabile, nel cuore di Napoli, in una piccolo, suggestivo e atipico spazio teatrale sotterraneo, nel vico di fronte alla chiesa di Santa Maria delle anime del Purgatorio ad Arco – “A cchiesa d’’e cape ‘e morte” – con una combinazione a questo proposito ideale, e nei paraggi peraltro – a ricordarci per la più celebre storia di tutti i tempi passata dai teatri di Spagna all’Italia, e a Napoli in particolare – del Palazzo d’Avalos.
Il nostro è un Don Giovanni relativamente dimenticato. Relativamente perché spesso studiato in relazione a Mozart e al libretto di Da Ponte, che imitò nello stesso 1787, in un vero e proprio plagio ricreativo, il testo di Giovanni Bertati, allora freschissimo di scrittura e da poco rappresentato al Teatro San Moisè di Venezia. Dimenticato, invece, per la storia dello spettacolo. Quello che proponiamo non vuole essere l’allestimento di un’opera per musica, ma uno spettacolo teatrale da camera che tenta di impadronirsi liberamente – con modalità di produzione diverse rispetto a quelle del “teatro per musica” – di un oggetto per sua natura sospeso tra i generi e i repertori.
La storia o il mito di Don Giovanni, il nostro autore definisce “più vecchia dell’invenzion del menarrosto”, era già stata allora messa in scena e messa in musica decine e decine di volte, dalla Spagna all’Italia e al resto d’Europa, dove i comici dell’arte lo diffondono senza sosta (e Siviglia e Napoli sono, del resto, le città in cui si svolge originalmente la storia di Don Giovanni, che abbracciava spazi e tempi lunghi). Questo libretto fa immediato riferimento – oltre ovviamente alla tradizione del teatro all’improvviso – al Dom Juan di Molière e ad alcune recenti messe in musica napoletane, come, in particolare, quella di Giacomo Tritto, del 1783 (dove il servo di Don Giovanni è lo stesso Pulcinella), la più vicina nel tempo e nel gusto. A Napoli ci riporta anche la parte principale della carriera del musicista, allievo di Porpora – che egli incontra a Venezia e che lo porta con sé. Qui, proseguendo gli studi con Niccolò Piccinni, Gazzaniga diventa poi insegnante di composizione al Conservatorio di Porta Capuana e comincia a musicare libretti a partire dal 1768, debuttando al Teatro Nuovo. Per tornare quindi a Venezia, dove, tra le altre cose, mette in musica questo testo.
Giovanni Bertati – nato a Martellago, vicino a Venezia, erede di Goldoni come librettista nei teatri di Venezia e d’Europa e poi successore dello stesso Da Ponte a Vienna (librettista, tra gli altri, di Cimarosa) – compie un’operazione particolare e irripetibile: offrire una specie di riassunto sintetico della storia raccontata centinaia di volte nello spazio ristretto e nel tempo senza soluzione di continuità di un atto unico, in una versione ridotta, concentrata e accelerata. Al punto che, quando Don Giovanni e Pasquariello, entrano nel fatidico cimitero, uno scalpellino sta finendo di scolpire la lapide sotto la statua del Commendatore.
Questo libero adattamento – “per sole donne” – prevede un piccolo organico strumentale ed è pensato secondo una riduzione dove un gruppo di cantanti – in abito nuziale – esegue arie e concertati di personaggi-burattini, mossi tutti da un piccolo gruppo di manovratrici – ancora ed esclusivamente donne – che danno la parola ai personaggi nello spazio dei recitativi, qui recitati senza accompagnamento e, anziché tagliati o eseguiti in fretta come vuoti a perdere tra un “numero” musicale e l’altro, messi esattamente al centro dello spettacolo. Una baracca su ruote – catafalco, monumento, carro funebre all’occorrenza – è l’oggetto principale di una visualizzazione, che grazie alla riproduzione in scala consentita dal teatro “di figura” può privilegiare gli effetti speciali, dalla tempesta di mare che trasporta sui lidi lontani Don Giovanni e il suo servo, alla cena finale, dove il Commendatore porta via con sé l’empio all’inferno.
Teatro dell’Orso in peata (Venezia)
Fondato nel 1988, da Eugenio Facchin, Piermario Vescovo e Antonella Zaggia, si dedica principalmente alla tradizione teatrale veneziana e veneta e al teatro di figura (in particolare al teatro di burattini), con allestimenti soprattutto in luoghi e spazi non teatrali. Il gruppo lavora principalmente a Mirano (Venezia) – dove ha organizzato laboratori e spettacoli – fin dalla costituzione. Tra gli spettacoli realizzati: Chiribizzo piscatorio, comedia in àlega liberamente ispirata alle Lettere di Andrea Calmo (borgo antico di Lio Piccolo – laguna di Venezia, 1990); Gerusalemme in villa. I Il “Tasso alla veneziana” nel giardino degli Erizzo (Mirano, Castelletto di Villa Belvedere, 1998) – Gerusalemme in villa II – El Goffredo del Tasso cantà alla barcariola (Mirano, Castelletto di Villa Belvedere – Mira – Villa Widmann, 2004); L’augellino belverde, fiaba filosofica di Carlo Gozzi (1999); La spagnolas, commedia, di Andrea Calmo (2001); Pessi fora de aqua di Giacinto Gallina e Riccardo Selvatico (2005); La cena male apparecchiata, di Carlo Gozzi, Venezia, Fonderie dell’Arsenale, 39° festival internazionale dei teatro – La Biennale di Venezia (2006, con Produzioni veneziane srl); That time-Quella volta di Samuel Beckett, voce di Arnoldo Foà, Cantiere nuovo Teatro di Mirano (2006).
TEATRO DELL’ORSO IN PEATA
Venezia
DON GIOVANNI
o sia
Il Convitato di pietra
di Giovanni Bertati e Giuseppe Gazzaniga
una produzione
Napoli Teatro Festival Italia
Miranoteatro srl – Comune di Mirano (Venezia)
recitato e animato da
Linda Bobbo – Sandra Mangini – Michela Mocchiutti – Marika Tesser – Antonella Zaggia
cantato da
Sabina Cacioppo – Maria Elena Fincato – Lucia Michelazzo – Sonia Visentin
eseguito da “Henetus Concentus”
(Marilisa Bacchiega, Valentina Favotto, Cecilia Gonzalez, Penelope Mitsikopoulos, Chiara Telleri, Lia Tiso, Marta Traversi, Chiara Staibano, Catalina Spataru, Alessia Vianello)
concertazione e direzione Stefano Celeghin
organizzazione generale (Mirano) Mario Esposito
segreteria (Teatro dell’orso in peata) Giulietta Bazoli
disegno luci di Gable Nalesso e Andrea Patron
collaborazione all’allestimento di Eugenio Facchin
uno spettacolo ideato e costruito da Piermario Vescovo e Antonella Zaggia
Napoli Teatro Festival Italia
Teatro Instabile, Napoli
Prevendita nella città di Napoli:
ore 10-14 / 16-20
Infopoint Napoli Teatro Festival Italia (Via Depretis, 130)
Teatro Augusteo (Piazzetta Duca d’Aosta, 263)
Teatro Sannazaro (Via Chiaia, 157)
Teatro Diana (Via Luca Giordano, 64/72)
Teatro Bellini (Via Conte Di Ruvo, 14)
Il diritto di prevendita pari a 2 euro oltre il costo del biglietto verrà applicato fino a 2 ore prima dell’inizio dello spettacolo nei punti prevendita della città di Napoli
Biglietteria nei luoghi di spettacolo
Nei giorni di spettacolo è possibile acquistare i biglietti presso i luoghi di rappresentazione a partire da 2 ore prima dell’inizio dello spettacolo (3 ore prima presso Maschio Angioino, Villa Comunale e Real Albergo dei Poveri).[www.teatrofestivalitalia.it->www.teatrofestivalitalia.it]






