“Grain in ear” (“Il grano nell’orecchio”, si riferisce alla stagione del raccolto), del regista cino-coreano Zhang Lu, è il film che ha vinto l’ultimo Festival di Pesaro, la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema che compie quest’anno 40 anni. Il film è stato premiato da una giuria composta da Eraldo Affinati (scrittore), Maria Pia Fusco (critico cinematografico) e Giuseppe Piccioni (regista).
Il film di Zhang Lu è molto strano e soprattutto estremamente lento nei frame che presenta, lucidi ed essenziali: si potrebbe definire un film “minimalista”, di concezione quasi eterodossa nel suo raccontare una storia, quella di una giovane venditrice ambulante di Kimtchi, (una specie di cavolo cinese) innamoratasi di un uomo sposato.
Cui Ji, la ragazza-madre protagonista del film, è cino-coreana come il regista, e rappresenta con efficacia la sua particolarità etnica mostrando fino in fondo, attraverso il commercio illegale, la solitudine e la mancanza di conoscenza delle regole burocratiche di un membro escluso dalla comunità di maggioranza. Le stesse riprese, su fondali desolati, quasi desertici, evidenziano questa situazione di minoranza “emotiva”, come se l’appartenenza ad un gruppo poco rappresentato significasse di conseguenza un’esclusione da tutti i meccanismi che regolano la socialità.
Le vicine di casa di Cui Ji sono quasi tutte prostitute senza sembrarlo: a parte qualcuna che indossa un paio di hot pants (pantaloncini corti e stretti), il massimo della sensualità è costituito da un paio di jeans e scarpe col tacco. Le figure, tutte esili, sono al limite dell’anoressia, quasi scompaiono quando intonano, ubriache, qualche motivo popolare.
Kim, l’uomo che s’innamora di Cui Ji, inizia a corteggiarla comprandole del cibo e quando arriva a baciarla quello che fa più effetto nello spettatore è la completa assenza di passione nei loro atti: danno quasi l’idea di essere lontani seppur abbracciati, il disagio che provano è palpabile.
L’apoteosi del film però non riguarda il rapporto tra uomo e donna ma fra madre e figlio: nel momento in cui il figlio muore Cui Ji ucciderà, contagerà col veleno per topi tutto il kimtchi che aveva preparato per un matrimonio e la sfilata di ambulanze dell’ultima scena è sintomatica. Le ambulanze in qualche modo ricordano quell’aiuto che a lei non è mai arrivato, o che perlomeno non ha potuto salvare suo figlio dalla disperazione di non avere una casa e non poter tornare indietro in quella che il bambino intendeva come “casa”: l’impossibilità del ritorno, dell’accoglienza in un luogo amico fa spesso sfociare la violenza repressa che alberga in ognuno di noi ed in tutti quei popoli che non possono dire di avere una “casa” come un “paese”.
Titolo Film GRAIN IN EAR
Anno 2004
Titolo originale MANG ZHONG
Durata 109
Origine CINA, COREA
Genere DRAMMATICO, SENTIMENTALE
Produzione DOO ENTERTAINMENT, SHU FILM WORKSHOP
Regia ZHANG LU (II)
Attori LIU LIAN JI, JIN BO, ZHU GUANGXUAN, WANG TONG-HUI
Sceneggiatura ZHANG LU (II)
Fotografia LIU YONG HONG
Montaggio KIM SUN-MIN
Scenografia ZHANG HUI






