Apre il cartellone 2006/2007 una produzione del Barbiere che il Teatro Comunale di Firenze ha già allestito più volte
Applausi scroscianti interrompono continuamente l’azione, veri e popri boati alla fine delle arie più celebri.
Un successo in sostanza.
Eppure è la quarta volta in dodici anni che il Barbiere di Josè Carlos Plaza viene ripreso a Firenze. Merito della felice riuscita va sicuramente alla presenza di un cast eccellente e affiatato, con veri e propri fuoriclasse.
Sostanzialmente la regia di Plaza mantiene lineare il dettato drammatico di Sterbini, ma il mondo di Rosina sembra quello infantile dei bambini, e Rosina stessa, altro non è che una bambina cresciuta che osserva ciò che la circonda un po’ impassibile.
Le scene, piuttosto convenzionali ma con i giusti riferimenti, e i costumi coloratissimi di Sigfrido Martin-Begué assecondano questa idea di ovattata infanzia.
Interessante, sul versante registico è la resa del finale I, sempre difficile da inventare, ovvero organizzare la follia che colpisce tutti i personaggi. Plaza ricorre a un efficace delirio tremens che prende tutti i personaggi, anche chi poco o nulla ha a che fare con l’azione in sé, come le ballerine di flamenco spagnole e le due suore.
Come già detto è proprio la compagnia di canto a tenere in piedi uno spettacolo che di per sé potrebbe vacillare.
Antonino Siragusa è un Conte appassionatissimo e languido nella serenata iniziale, quanto risoluto e tenace nel corso dell’azione. Siragusa impreziosisce ulteriormente la sua prova riaprendo l’aria “Cessa di più resistere”, una vera delizia di virtuosismi funambolici. Non è da meno, quanto a bravura virtuosistica, Daniela Barcellona, non nuova al personaggio di Rosina a Firenze. L’impressione è quella di non riuscire a vezzeggiare il carattere del suo personaggio, ma di cedere al ruolo di spettatrice divertita. A ciò si unisce però una linea di canto ineccepibile, a cui non giova solo qualche cadenza non azzeccatissima.
Il Figaro di Roberto Frontali è correttissimo musicalmente ma manca di un’immediata comunicativa, che invece è innata nel Bartolo di Alessandro Corbelli, personaggio di forte spicco drammatico in grado di dare il giusto senso alla vicenda. Corbelli, fraseggiatore unico, delinea un Bartolo ironico, sarcastico e a volte un po’ pauroso. Molto divertente, nella scena della barba, la sua reazione alla minaccia di Figaro. In un solo colpo si libera dalla sedia, toglie di mano il rasoio a Figaro, da oppresso diventa oppressore e tenendo in scacco il Barbiere va così a scoprire il travestimento di Don Alonso.
Più nei consueti schemi interpretativi il Basilio di Giovanni Battista Parodi.
Roberto Abbado, alla guida dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino ha offerto una prova un po’ incompiuta. Puntando su pulizia e precisione, l’orchestra risulta ovunque molto sensibile e raffinata, ma il maestro Abbado manca nell’osare quel qualcosa che Rossini pretende, cioè brio, tempi serratissimi e quella verve comica che spesso si riconduce solo al geniale libretto di Sterbini.
Il barbiere di Siviglia
opera buffa in due atti
libretto di Cesare Sterbini
musica di Gioachino Rossini
prima rappresentazione: Roma, Teatro Argentina, 20 febbraio 1816
maestro concertatore e direttore: Roberto Abbado
regia: Josè Carlos Plaza
scene e costumi: Sigfrido Martin-Begué
luci: Guido Levi (riprese da Gianni Paolo Mirenda)
maestro del coro: Piero Monti
Orchestra e coro del Maggio Musicale Fiorentino
Il conte Almaviva: Antonino Siragusa/Mario Zeffiri
Don Bartolo: Alessandro Corbelli/Luciano Di Pasquale
Rosina: Daniela Barcellona/Laura Polverelli
Figaro: Roberto Frontali/Pietro Spagnoli
Don Basilio: Giovanni Battista Parodi/Simòn Orfila
Berta: Giovanna Donadini/Laura Cherici
Fiorello: Vittorio Prato
Un Ufficiale: Vito Roberti/Bernardo R. Martinuzzi
Ambrogio: Enrico Rotoli
www.maggiofiorentino.com






