“IO TI GUARDO NEGLI OCCHI” DI ANDREA MALPELI

Io ti guardo negli occhi: l'emigrazione vista da parte di chi resta

Non convince il pubblico Io ti guardo negli occhi di Malpeli, spettacolo conclusivo della rassegna di Massimo Castri

Il 36° Festival Internazionale del Teatro si è concluso sabato 2 ottobre con tre spettacoli in prima assoluta: Scanna di Davide Enia al Teatro Piccolo Arsenale; Scemo di guerra di Ascanio Celestini al Teatro Tese delle Vergini; Io ti guardo negli occhi di Andrea Malpeli, vincitore del 47° Premio Riccione per il Teatro, al Teatro alle Tese. Enia e Celestini, esponenti assieme a Paolini e Baliani del nuovo teatro della narrazione, sono stati molto apprezzati dal pubblico e dalla critica, delude invece le aspettative lo spettacolo di Malpeli, per la regia del tunisino Chérif.

La scena è completamente vuota, ad animarla solo timide luci che disegnano, sulle pareti del Teatro alle Tese, scritte in arabo che invadono anche la platea. Un uomo in ginocchio nella penombra intona un canto che ha tutto il sapore dell’oriente e che inizia con un’invocazione ad Allah. La magia viene interrotta dal suono di un cellulare, e si è così catapultati da una dimensione senza tempo al presente. Una giovane donna compare sul lato della scena, e, dalla sua conversazione telefonica, capiamo che ha una gran voglia di partire per l’Italia per rivedere il padre che da anni è emigrato laggiù, per fuggire da una quotidianità difficile e precaria. Comincia così Io ti guardo negli occhi, un susseguirsi di suggestioni e semplici vicende narrate con uno stile orientale.

Alle vicende di una dura realtà famigliare si aggiungono piccoli spaccati di altre realtà non meno difficili, e presto si scopre come non sia facile vivere di espedienti in un paese lontano dal benessere delle nostre società occidentali. E’ infatti una storia che parla di emigrazione, per una volta vista dalla parte di chi rimane ed è disilluso da tutte le sue speranze, di chi si deve quotidianamente confrontare con l’asprezza della vita in un paese dove la precarietà e la povertà sono molto diffuse. Tutta la disperazione emerge dai monologhi, spesso accompagnati da un canto che evoca luoghi distanti, nello spazio e nel tempo, e che, proprio per questo, sembrano appartenere ad una dimensione magica e mitica.

Lo spettacolo è un lungo insieme di dialoghi tra i molti personaggi e l’azione è pressoché inesistente, ma i dialoghi sono toppo elusivi e rarefatti, e non risultano sufficienti a reggere le fila dell’intreccio. La scenografia appare fin troppo scarna, tanto che i personaggi sembrano muoversi e agire in uno spazio inconsistente. Lo spettatore si smarrisce ricercando il senso di quanto accade sulla scena.
Manca purtroppo un vero filo conduttore delle vicende, e le atmosfere rimangono solo accennate, tutto rimane sospeso, solo abbozzato. Nonostante l’idea interessante quindi, lo spettacolo manca di mordente e organicità risultando di difficile comprensione e faticoso da seguire.

IO TI GUARDO NEGLI OCCHI
di Andrea Malpeli
Regia: Chérif
Collaborazione: David Barittoni
Interpreti: Virgilio Zernitz; Alvia Reale; Giorgia Basile; Gianluigi Fogacci; Alessandra Celi; Pino Censi; Valentina Iesce; Hala Omrane; Houssine Ata
Assistente alla regia: Lorenzo Pietrosanti
Produzione: Compagnia La famiglia delle Ortiche, La Biennale di Venezia