Il cinema italiano anni Settanta, oggetto di continue riscoperte, appare agli occhi degli studiosi come un pozzo senza fondo, dal quale escono fuori continuamente opere interessanti, se non addirittura sorprendenti, magari per la presenza inconsueta di attori stranieri o di non-attori. È il caso dei tre film proposti per il consueto appuntamento di (In)visibile italiano, nel quale si prosegue il lavoro di ricerca nel patrimonio della Cineteca Nazionale. Il primo, Gardenia, del compianto Domenico Paolella (cineasta a 360 gradi assolutamente da riscoprire), è l’altra faccia del musicarello, genere in voga a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta e inevitabilmente travolto dagli effetti della contestazione: non più un cantante dalla bella faccia e dai buoni sentimenti, ma un personaggio come Franco Califano perfettamente calato nel clima off anni Settanta. Un uomo dalla pelle dura è lo specchio di un’industria cinematografica ancora vitale, capace di progettare trasferte oltreoceano, orchestrate con straordinaria capacità mimetica. Franco Prosperi è capace di girare perfettamente un film d’azione all’americana, costruito su misura sul volto e sulle movenze di Robert Blake. L’uomo della strada fa giustizia è figlio del clima di violenza venutosi a creare nella società italiana anni Settanta e registra la sete di giustizia, spinta fino alla vendetta, che serpeggiò nell’opinione pubblica. Lenzi, maestro del poliziesco all’italiana, affida il ruolo del dell’uomo comune che si trasforma in giustiziere al cattivo per antonomasia Henry Silva, mettendo in discussione fin dall’inizio i confini fra il bene e male. Ed è proprio questo il tema che accomuna i tre film: tre anti-eroi in guerra con il mondo, sospinti da ideali che la vita contribuisce a poco a poco a scalfire. Fino a trasformarli in killer.
ore 17.00
Gardenia (1979)
Regia: Domenico Paolella; soggetto: Teodoro Agrimi, Gino Cappone, Augusto Caminito; sceneggiatura: A. Caminito; interpreti: Franco Califano, Martin Balsam, Robert Webber, Eleonora Vallone; origine: Italia; durata: 100’
Un Franco Califano, a metà tra Humphrey Bogart e il Marlowe rivisto da Altman ne Il lungo addio, interpreta Gardenia, un proprietario di ristorante (come il celebre Rick’s Bar di Casablanca) rude e nazionalpopolare come il Nico Giraldi interpretato da Tomas Milian e al contempo raffinato dandy e impenitente playboy, che si oppone allo spaccio della droga orchestrato dal perfido boss (interpretato da un magistrale Martin Balsam). Le disavventure giudiziarie del celebre cantante pregiudicarono il successo del film. Un motivo in più per riscoprirlo.
ore 19.00
Un uomo dalla pelle dura (1971)
Regia: Franco Prosperi; soggetto: Armando Crispino, Lucio Battistrada; sceneggiatura: A. Crispino, L. Battistrada, Carlos Dunaway, Adriano Bolzoni; interpreti: Robert Blake, Tomas Milian, Catherine Spaak, Ernest Borgnine; origine: Italia; durata: 89’
«Film italiano, ma girato nel New Messico, Un uomo dalla pelle dura di Franco Prosperi ci conduce nel sottobosco del pugilato americano per narrarci una vicenda “gialla” attraverso alcuni personaggi abbastanza curati psicologicamente. […] Il film si svolge come deve un onesto prodotto di consumo, con la sua giusta carica di suspense e le sue logiche concessioni all’effetto fine a se stesso, ma senza rinunciare ad una certa eleganza formale nel quadro del troppo sovente adulterato genere» (Biraghi). Il protagonista, un pugile di sangue indiano, coinvolto in un giro di incontri truccati, è interpretato da Robert Baretta Blake, mentre Tomas Milian tratteggia alla sua maniera il personaggio di un hippy che sembra uscito da uno dei suoi western.
ore 21.00
L’uomo della strada fa giustizia (1974)
Regia: Umberto Lenzi; soggetto e sceneggiatura: U. Lenzi, Dardano Sacchetti; interprete: Henry Silva, Luciana Paluzzi, Silvano Tranquilli, Raymond Pellegrin; origine: Italia; durata: 100’
Durante una rapina a Milano, i banditi sparano e una pallottola vagante uccide una bambina. Il padre della piccola, straziato, decide di vendicarla. Si mette in caccia degli assassini nonostante la polizia tenti di dissuaderlo. «Da questa miscela di iatture poteva uscire un “giustiziere della notte” versione italiana, ma Umberto Lenzi ha preferito fare, finalmente, un discorso più civile che esorta ad aver fiducia (malgrado tutto) nelle forze dell’ordine e nella legalità. Tema attualissimo, trattato dignitosamente, senza sacrificare i diritti dei film d’azione» (M.G., «Il Resto del Carlino»).
Centro Sperimentale di Cinematografia Via Tuscolana 1520 – 00173 Roma Cineteca Nazionale-Cinema Trevi 06/72294389




















