“Jao nok Krajok (Mundane History)” di Anocha Suwichakornpong

Da dove veniamo? Dove andiamo?

Milano Film Festival 2010 (Concorso)
Mundane history è un film insolito che inizia in un modo e, a un certo punto, ha una radicale svolta che lo porta in territori completamente differenti.

L’inizio sembra rispecchiare il titolo, Mundane history, ossia storia banale, ordinaria. C’è un giovane rimasto paralizzato in seguito a un incidente e c’è l’infermiere che lo accudisce. Ci sono le difficoltà di comunicazione del ragazzo con il padre e con lo stesso infermiere. Con quest’ultimo la via del dialogo sembra poi aprirsi. Niente di eccezionale, dunque, ma eventi quotidiani. Qualcosa, peraltro, sembra dirci che dietro di essi c’è dell’altro. I brevi interventi della musica sono caratterizzati da una forte tensione che contrasta con la quiete e la stasi delle immagini e degli eventi. E il tempo del film non procede linearmente, ma presenta piccoli, quasi impercettibili, salti avanti e indietro.

Ma è la parte finale che svolta in modo deciso. Le immagini di una supernova accompagnate da una musica “cosmica”, che sta tra i Pink Floyd e gli Air (a suonare è un gruppo malaysiano, i Furniture). La voce off che parla delle stelle che muoiono. Una sequenza che, con un montaggio non narrativo, assembla immagini di diversa provenienza. E, per concludere, una lunga inquadratura, ripresa con la camera a mano, che mostra un parto cesareo e il taglio del cordone ombelicale.

Questo finale ci induce a riconsiderare in una diversa prospettiva certi frammenti di dialogo che potevano apparire chiacchiere senza importanza tra personaggi che vivono una storia “banale”. Il karma di cui parlava la cuoca, le brevi discussioni sul diventare scrittore o giornalista tra il ragazzo e l’infermiere, le tracce del passato dell’infermiere rimaste su Google. E poi le immagini della piccola tartaruga in mare che vediamo nella sequenza di montaggio non narrativo ridefiniscono il senso delle immagini della tartaruga più grande che avevamo visto in precedenza nell’acquario nella stanza del ragazzo. Il finale ridefinisce, insomma, il senso degli eventi banali visti in precedenza – la tartaruga nell’acquario perde il suo valore di immagine “decorativa” che aveva in precedenza e acquista un significato nuovo in relazione all’immagine della tartaruga in mare. E allora possiamo dire che il film intende mettere lo spettatore di fronte alle domande fondamentali che riguardano ogni individuo (senza, ovviamente, dare delle risposte): da dove veniamo? Dove andiamo? Quale peso hanno le nostre scelte su quello che siamo e quale peso hanno invece il destino (il karma) o gli eventi casuali (l’incidente)? La nascita e la morte, l’essere e il divenire, la libertà e il caso: Mundane history è effettivamente una storia “banale”, la storia di ognuno di noi…

Mundane history è un tipico film da festival, praticamente invendibile nelle sale. Può respingere per il suo ermetico intellettualismo, ma è chiaro che nasce da un progetto artistico ambizioso, realizzato con sapienza e mano sicura (il ritmo irregolare del montaggio, il rapporto talora dissonante tra musica e immagini, ecc.). Non sorprende che nei precedenti festival in cui è stato presentato sia stato accolto positivamente (ha vinto a Rotterdam).

Va detto che, in alcune interviste, la regista ha suggerito la possibilità di leggere il film anche come metafora sulla situazione politica thailandese. Come lei stessa ha riconosciuto, questa chiave di lettura difficilmente può però essere colta al di fuori del paese.

Titolo originale: Jao nok Krajok
Nazione: Thailandia
Anno: 2009
Durata: 82′
Regia: Anocha Suwichakornpong
Cast: Phakpoom Surapongsanuruk, Arkaney Cherkham, Paramej Noieam, Anchana Ponpitakthepkij, Karuna Looktumthong
Produzione: Electric Eel Films
Distribuzione: Pascale Ramonda
Data di uscita: Milano Film Festival 2010 (Concorso)