lunedì, Agosto 3, 2026
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L’altro cinema di Fernando Di Leo

Roma, Sala Trevi, 24-25 marzo

Nel marzo 2004 la Cineteca Nazionale aveva realizzato al Cinema Trevi un’importante iniziativa dal titolo Il cinema di Fernando Di Leo. Acclamato da Quentin Tarantino come “grande maestro del cinema noir”, la retrospettiva si focalizzò sui polizieschi e sui noir girati prevalentemente negli anni ’70, quando l’Italia era davvero immersa in un clima di violenza, che il regista rappresentò senza inutili e false reticenze. Oggi Di Leo non è più quel regista culto per pochi aficianados, ma un must, in definitiva un classico con la targa di “autore”. Questo piccolo omaggio vuole illustrare da una parte la poliedricità di linguaggi e contenuti del cineasta (dal curioso Vietnam-movie Razza violenta all’ironia scanzonata de Gli amici di Nick Hezard, senza dimenticare un grande noir dileiano che era rimasto escluso nella passata rassegna: Diamanti sporchi di sangue), dall’altra il suo grande lavoro di sceneggiatore (in tal senso si propongono due polizieschi comunque anomali ed originali, quali Liberi, armati, pericolosi di Romolo Guerrieri e Uomini si nasce, poliziotti si muore di Ruggero Deodato). Filo rosso che unifica il tutto e dà senso a questo rinnovato omaggio a Di Leo è il suo legame con alcuni allievi del Csc come Franz Weisz, Sergio Tau e soprattutto Enzo Dell’Aquila (collaboratore del regista per tutti i film degli anni Sessanta). A proposito di questo rapporto artistico con alcuni allievi del Centro Di Leo dichiarò: «In quel periodo scrissi anche molti saggi d’esame per gli amichetti». In tale ambito verranno presentati due inediti assoluti: il primo è Un cuore per odiarvi (1962), saggio di diploma di Enzo Dell’Aquila con la sceneggiatura scritta da Di Leo; il secondo dal curioso titolo K (1961), esercitazione di primo anno di Sergio Tau, anticipa temi e atmosfere del futuro cult Avere vent’anni (1978). Dedicato agli «ipotetici, spericolati, cinespigolatori a venire», ai quali Giovanni Buttafava, già nel 1980, affidava la riscoperta degli allora «potenziali cult-movies» di Fernando Di Leo.

sabato 24
ore 17.00
Razza violenta (1984)
Regia: Fernando Di Leo; soggetto e sceneggiatura: F. Di Leo, Nino Marino; interpreti: Henry Silva, Harrison Muller, Carole André, Woody Strode; origine: Italia; durata: 92’
«Nel 1982 il mercato interno dei generi, in Italia può dirsi quasi del tutto collassato. Quel che ancora sussiste […] sono i post-atomici e i Vietnam-movies, che vengono però prevalentemente realizzati per soddisfare le richieste all’estero. In questa temperie, Di Leo […] trovata un’entratura presso Ettore Spagnuolo, produttore medio-piccolo […], dirige Razza violenta, ovvero: una sorta di concentrato delle pellicole d’azione bellica allora in auge, che spaziano da Rambo a Apocalypse Now». (Pulici).

a seguire
Un cuore per odiarvi (1962)
Regia: Enzo Dell’Aquila; soggetto: E. Dell’Aquila; sceneggiatura: Fernando Di Leo, E. Dell’Aquila; interpreti: Graziella Polesinanti, Paolo Graziosi; origine: Italia; produzione: Csc; durata: 26’
Storie di paese: una ragazza rimane incinta, il ragazzo si tira indietro costringendola ad abortire, i genitori vengono a saperlo per vie traverse e ignorano il fatto per non alimentare lo scandalo e ad Antonietta non rimane che prendere il treno e fuggire. Coraggioso atto d’accusa nei confronti della società maschilista anni Sessanta, della vita di paese, delle crudeltà dei bambini che spiano le coppiette gridando i nomi delle persone scoperte, degli aborti in cliniche anonime, dei ragazzi che si ritraggono per finire gli studi e non avere problemi, dei genitori che ignorano i problemi per non affrontarli, dei silenzi, della famiglia succube di un capo, delle donne sottomesse ed egualmente ree. Dell’Aquila e Di Leo non salvano nessuno. Sempre in chiaroscuro, con la voce della protagonista che spezza il velo (e il buio). Prima sceneggiatura accreditata a Fernando Di Leo, il quale, prima di diventare il re del noir all’italiana, muoveva una critica alla società anni Sessanta prendendo lo spunto dal tabù del sesso (Brucia, ragazzo, brucia, Amarsi male, I ragazzi del massacro).

ore 19.00
Gli amici di Nick Hezard (1976)
Regia: Fernando Di Leo; soggetto e sceneggiatura: Alberto Silvestri; interpreti: Luc Merenda, Lee J. Cobb, Gabriele Ferzetti, Luciana Paluzzi; origine: Italia; durata: 100’
«Non è un mistero che la sceneggiatura di Gli amici di Nick Hezard discenda da La stangata. […] Funziona alla fine, Nick Hezard? Diciamo che la serratezza del ritmo e gli stratagemmi adottati distraggono l’attenzione dal giogo del modello, ed è già moltissimo. Il lavoro di rifinitura colpisce, comunque: soprattutto da parte dello scenografo Francesco Cuppini, che si sbizzarrisce nell’arredo della camera della Lassander e nel postribolo della mamma canaglia di Nick, Valentina Cortese, risollevando l’anonima ambientazione svizzera della storia» (Pulici).

ore 21.00
K (1961)
Regia: Sergio Tau; soggetto e sceneggiatura: S. Tau, Gustavo Dahl, Guido Cosulich; interpreti: Christa Windisch-Gratz, Ireneo Petruzzi, Giulio Conte, Antonio Menna; origine: Italia; produzione: Csc; durata: 10’
K è un paesino sperduto e abbandonato. Una ragazza viene gettata da una macchina e abbandonata in una strada di campagna. Si avventura fra i sentieri fino a raggiungere il paese, accompagnata da un martellare ossessivo, che ben si sposa all’ambientazione desolante e sinistra. Entra in un’osteria dove viene accolta dagli sguardi dei pochi presenti. La luce si spegne, si scatena la violenza, che rimane fuori campo, inespressa. Una voce informa gli spettatori che la ragazza era «da poco un’incerta prostituta» per camionisti e che il suo peccato ha scatenato nei paesani un senso (im)morale di giustizia, mentre la macchina da presa indugia sul corpo della ragazza crocifissa su un albero, con la veste bianca strappata. Un finale (e una storia) che anticipa quello, ben più crudo, di Avere vent’anni di Di Leo, al quale è legato il nome di Sergio Tau, perché entrambi esordirono dirigendo due degli episodi de Gli eroi di ieri, oggi, domani.

a seguire
Diamanti sporchi di sangue (1978)
Regia: Fernando Di Leo; soggetto e sceneggiatura: F. Di Leo; interpreti: Claudio Cassinelli, Martin Balsam, Barbara Bouchet, Pier Paolo Capponi, Vittorio Cappioli; origine: Italia; durata: 110’
Arrestato per una rapina a causa di una soffiata, Guido Mauri trascorre cinque anni in prigione, meditando la vendetta contro il suo capo, che il giorno successivo alla rapina avrebbe dovuto consegnarli 40 milioni. Ma la verità ha mille facce. Film poco conosciuto di Di Leo, anche per la sua “invisibilità”, è invece una delle sue opere migliori: il regista pugliese disegna perfettamente i caratteri dei personaggi, descrivendo, come ne I padroni della città, il sottobosco della mala, con una sceneggiatura congegnata sulla tensione determinata da un imminente rendez-vous con la morte. Il tutto condito dalla consueta ironia e dalle superbe interpretazioni di Vittorio Cappioli e di uno straordinario Pier Paolo Capponi, in una delle migliori caratterizzazioni del cinema italiano. Cassinelli presta il suo volto cupo e malinconico al protagonista.

Domenica 25

ore 19.00
Un cuore per odiarvi (replica)

a seguire
Uomini si nasce, poliziotti si muore (1976)
Regia: Ruggero Deodato; soggetto: Vincenzo Salvioni, Alberto Marras, Fernando Di Leo; sceneggiatura: F. Di Leo; interpreti: Marc Porel, Ray Lovelock, Adolfo Celi, Franco Citti; origine: Italia; durata: 91’
Uomini si nasce, poliziotti si muore è considerato fra i più violenti e anticonvenzionali polizieschi degli anni Settanta. Il merito è da addebitare da una parte al regista Ruggero Deodato e dall’altra alla sceneggiatura scritta da Fernando Di Leo. Risulta inedita la definizione psicologica e comportamentale dei due poliziotti protagonisti, appartenenti a una brigata anticrimine che ha completa libertà d’azione nella lotta contro la delinquenza: Alfredo e Antonio non esitano ad ammazzare a sangue freddo i criminali, mantenendo anche nelle situazioni più trucide un atteggiamento cinico e scanzonato.

ore 21.00
K (replica)

a seguire
Liberi, armati, pericolosi (1976)
Regia: Romolo Guerrieri; soggetto: Fernando Di Leo, tratto dai racconti originali di Giorgio Scerbanenco; sceneggiatura: F. Di Leo, Nico Ducci; interpreti: Stefano Patrizi, Max Delys, Benyamin Lev, Tomas Milian; origine: Italia; durata: 100’
«È il 1976 quando Fernando Di Leo torna a riaccostarsi a Giorgio Scerbanenco, sceneggiando il film di Romolo Guerrieri Liberi, armati, pericolosi. La fonte è, ancora una volta, la raccolta di Milano calibro 9, e il racconto di partenza è Bravi ragazzi bang bang. E come al solito Di Leo utilizza solo lo spunto dello scrittore di Kiev, andandosene poi per conto suo a narrare le gesta delinquenziali di un gruppo di giovani balordi milanesi, […], che prendono d’assalto banche e supermercati come rimedio all’ozio. Romolo Guerrieri ne ricava un buon film, purtroppo più spesso citato a causa della presenza di Diego Abatantuono come debuttante che per i suoi intrinsechi valori noir» (Pulici).

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