“L’uomo nell’ombra” di Roman Polanski

Uno scrittore qualunque

La verità viene scritta su un foglio. Il foglio piegato. Il nome del destinatario indicato sul lato esterno. Il messaggio passa di mano in mano tra i vari invitati alla prestigiosa presentazione di un libro. La macchina da presa si muove lateralmente: inquadra il piccolo foglio ed esclude il viso dei partecipanti. Ognuno di questi non intuisce la verità, vede il nome sul biglietto e lo passa alla persona vicina. Un interminabile long take ci porta fino al destinatario. Questi apre il foglio: ora sa che la verità, a lui avversa, può essere diffusa. Il destinatario è terrorizzato.

Il termine “suspense” deriva dal latino suspensum (sospeso) ed indica uno stato di ansiosa incertezza propria di chi attende la soluzione di eventi drammatici. C’è appunto una sospensione durante la quale lo spettatore sa qualcosa che (come diceva Hitchcock) altri personaggi non sanno. Polanski sa ancora bene come tenere “sospeso” il cuore dello spettatore e la sequenza sopracitata ne è la prova. Con L’uomo nell’ombra confeziona un thriller impeccabile che affascina per l’atmosfera e irretisce lo sguardo svelandoci un mondo dove ogni informazione è criptata e il caso impera. Pura fiction? No. Perché il suo mondo, in parte, coincide con la nostra realtà.

L’uomo nell’ombra è tratto dal romanzo The Ghost Writer di Robert Harris, libro liberamente ispirato ad alcune vicende riguardanti crimini di guerra in cui era coinvolto l’ex Primo Ministro del Regno Unito Tony Blair. La trama del film narra la storia di un ghostwriter (persona col compito di scrivere per conto di terzi), che viene assunto, dopo la misteriosa morte del precedente incaricato, per completare le memorie dell’ex Primo Ministro britannico Adam Lang. Proprio nei giorni in cui il protagonista accetta il lavoro il politico viene accusato di aver consegnato dei sospetti terroristi alla CIA affinché questi fossero torturati. Il ghostwriter si reca ugualmente presso un’isola degli USA, dove Lang possiede una casa, per discutere con lui delle informazioni da inserire nel libro. Al protagonista viene assegnata la camera dove risiedeva il suo predecessore, che si scoprirà essere stato ucciso sull’isola. I giorni passano e continuano i colloqui tra il politico e lo scrittore: il ghostwriter si addentra sempre più in complessi ed ingestibili intrighi politici. La sua vita sarà presto in pericolo.

Non è un caso che per tutto il film non venga mai nominato il nome del protagonista. Infatti il “ghost” del lungometraggio è uno scrittore qualunque. Un’ombra indefinita, ma anche un corpo nel quale potrebbe incarnarsi l’animo di un individuo come noi. Un uomo che, precipitato in una situazione straordinaria, rimane disorientato e impossibilitato a capire. Ritorna in mente il cinema di Hitchcock, autore al quale Polanski si è sempre rifatto, i cui protagonisti comuni si ritrovano costantemente nel mezzo di intrighi internazionali. La realtà de L’uomo nell’ombra è fatta appunto di infiniti intrighi e doppi giochi, dove ogni messaggio viene modificato e traslitterato, ma sopratutto dove il protagonista è privato fino alla fine del codex con cui interpretare le informazioni che lo turbano.

Come in Rosemary’s Baby, L’inquilino del terzo piano o Repulsion l’ambientazione è essenziale nel film e funzionale a comunicare l’angoscia che porta il protagonista a sprofondare nelle proprie incertezze. Il fatto che la casa di Lang sia posta su un isola allude al distacco dalla realtà della classe politica odierna. E proprio questo luogo, lontano dalla civiltà, diventa così la cornice ideale per l’omicidio, l’occultamento delle prove e l’illegalità. Il paesaggio brullo e il tempo piovoso accrescono inoltre la desolazione esistenziale che domina questa terra dove tutto è permesso. Polanski, com’è solito, sceglie di rendere cupi anche gli interni, ma tramite l’influsso dell’ambiente naturale e le condizioni atmosferiche. La casa del Primo Ministro è infatti piena di vetri trasparenti che, mostrando il paesaggio circostante la villa, rendono più presente, nel quadro, il luogo del delitto (la spiaggia) e illuminano le stanze di un grigiore inquietante.

La regia del cineasta è sapientemente puntellata da campi lunghi del paesaggio e mezzi primi piani che chiudono gli sguardi e le espressioni dei personaggi in inquadrature claustrofobiche. La paranoia pervade ogni immagine e la vuota disperazione sta nel finale. Polanski, con questa perla, non ci lascia nessuna speranza.

Titolo originale: The Ghost Writer
Nazione: U.S.A.
Anno: 2010
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 128′
Regia: Roman Polanski
Cast: Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Kim Cattrall, Olivia Williams, Timothy Hutton, Eli Wallach, Tom Wilkinson, James Belushi, Jon Bernthal, Robert Pugh, Daphne Alexander
Produzione: RP Films, France 2 Cinéma, Elfte Babelsberg Film
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 09 Aprile 2010 (cinema)