Amori in (con)corso
Nella comunità coreana di Los Angeles vivono, fra gli altri, Ji-seok, Sunny e Young-shin. Sunny è una massaggiatrice, con tutte le attività che a volte questo lavoro implica, che affitta una camera della sua casa al giovane Ji-seok, arrivato dalla Corea del Sud in cerca dell’amata Young-shin, speaker radiofonico di un programma notturno dal titolo “Love talk”.
Ognuno dei tre, prima di ritrovarsi faccia a faccia, vive delle pene d’amore transitorie. Sunny è infastidita da Andy, un cliente innamorato di lei, struggendosi nell’amore per il più giovane Ji-seok. Quest’ultimo frequenta a tempo perso una bella latina, divorziata con una figlia, fortemente invaghita del ragazzo, in attesa di rintracciare l’amata Young-shin; la quale a sua volta si divide fra il lavoro, dove dispensa consigli sull’ambito amoroso, e un’insoddisfacente relazione nascosta con un uomo sposato. I cammini di Sunny e Ji-seok si incroceranno con quello di Young-shin, rischiando di scardinare i delicati equilibri dei tre.
Abbiamo di fronte un film molto importante, la dimostrazione palese che anche in Corea del Sud vengono prodotti film brutti. Ma come sempre è necessario andare con ordine. Il film parte col botto: uno splendido piano sequenza introduce la figura di Sunny e sul posto lavoro, in montaggio alernato con le trasmissioni di “Love talk”, il programma radiofonico condotto da Young-shin. Conclusa questa splendida sequenza, il film lentamente si spegne, e per una ragione ben precisa: la scelta di mostrare il superfluo e mettere fuori campo il necessario a livello narrativo. Il gioco funziona nella primissima parte del film, in cui lo spettatore è spinto e stimolato alla ricerca del significato di tutto ciò che è stato messo fuori campo.
Alla lunga, in realtà molto presto, il gioco si rompe; lo spettatore, anche il più tenace, fatica a seguire la programmatica messa in scena del superfluo senza mostrare qualche sintomo di irritazione e stanchezza. La trama un po’ confusa e a volte incoerente e la recitazione stentata degli attori coreani-americani non facilitano la situazione. La regia mediocre, la solita elegante fotografia, marchio di fabbrica della cinematografia della piccola penisola asiatica, e la pur ottima colonna sonora jazz non riescono a evitare il naufragio.
Regia e sceneggiatura: Yoon-ki Lee
Interpreti: Hee-soon Park (Ji-seok), Chongok Bae (Sunny), Jin-hie Park (Young-shin), Irena A. Hoffman (Irena), Jenne Kang (Shirley).
Fotografia: Choi Jin-woong
Durata: Corea del Sud 118






