Washington, seconda metà degli anni Ottanta. Charlie Wilson (Tom Hanks) è un deputato del Congresso degli Stati Uniti. E’ un texano liberal, un opportunista generoso, un beone lucido ma soprattutto un furbissimo equilibrista del favore reciproco, del do ut des, del trasformismo camaleontico. Maestro nell’arte della rielezione, principe del voto di scambio, instancabile seduttore festaiolo, Wilson è un personaggio che non deve niente a nessuno e, allo stesso tempo, è in credito con tutti. E’ membro di due potentissime sottocommissioni – tra cui quella alla difesa – che possono, nel sistema statunitense, fare il bello e il cattivo tempo, anche nell’ombra, su innumerevoli aspetti delle relazioni nazionali e internazionali. Dunque, pur essendo un anonimo deputato eletto in provincia, gode di un potere preoccupantemente vasto.
Così, quando la sesta donna più ricca del Texas, la carismatica “moralizzatrice” Joanne Herring (Julia Roberts), lo inserisce nei suoi piani per capovolgere le sorti del conflitto in Afghanistan, in collaborazione con una divisione marginale della CIA e con il “rozzo” agente Gust Avrokotos (un geniale Philip Seymour Hoffman, candidato all’Oscar per questo ruolo), Charlie Wilson diventa l’uomo della Provvidenza; il deputato che – senza che nessuno sapesse niente – riuscì a sconfiggere l’Unione Sovietica e a sparigliare la partita tra le due superpotenze.
C’era un tempo in cui la guerra era fredda, si giocava in casa d’altri ed erano quegli stessi altri a combatterla. Bastava scegliere su chi scommettere, e aprire i rubinetti dei finanziamenti clandestini. Per gli States (ma non solo per loro), così è stato per più di quarant’anni. Sembrano passati secoli, ma il crollo del muro di Berlino, la divisione dello scacchiere mondiale in blocchi contrapposti – USA vs. URSS – sono dietro l’angolo. La Russia sovietica non c’è più, ma l’America non ha perso l’abitudine a “interessarsi” dei territori politicamente ed economicamente strategici. Ed è qui che si inserisce il nuovo film, tratto da vicende realmente accadute, del veterano Mike Nichols, versatile e a volte sottovalutato autore di pellicole come Il laureato e Conoscenza carnale. Politica e Afghanistan, guerra e sfruttamento, ieri e oggi; due modi per vedere un’unica America, adesso non molto diversa da quella di vent’anni fa.
Con sapiente ironia, e un senso del ritmo scandito al metronomo (esemplare, e di splendida derivazione teatrale, la scena del primo incontro tra Wilson/Hanks e Avrokotos/Hoffman), Nichols mette insieme un affresco ambiguo e stratificato sul concetto di rappresentanza, sul potere, sul cinismo della guerra, di chi la dichiara (o non) e di chi mette in conto intere popolazioni come fossero soldatini giocattolo. Con i toni della commedia, e non senza ambiguità, La guerra di Charlie Wilson ci parla di come gli Stati Uniti hanno armato, per combattere i russi, quegli stessi mujiadin che ora, sempre in Afghanistan, l’America stessa sta combattendo; dei rapporti quasi esclusivamente utilitaristici su cui si basa troppa politica e della poca lungimiranza – per usare un eufemismo – di una anacronistica concezione politica e umanitaria di una nazione convinta di essere, per sempre e per tutti, il miglior punto di riferimento.
Titolo originale: Charlie Wilson’s War
Nazione: U.S.A.
Anno: 2007
Genere: Drammatico
Durata:
Regia: Mike Nichols
Sito ufficiale: www.charliewilsonswar.net
Cast: Tom Hanks, Philip Seymour Hoffman, Julia Roberts, Om Puri, Shiri Appleby, Amy Adams, Audrey Alison, Erick Avari, Ned Beatty, Nazanin Boniadi, Kara Clem, Dorothy Macdonald, Rachel Nichols
Produzione: Good Time Charlie Productions, Universal Pictures, Playtone, Participant Productions, Relativity Media
Distribuzione: UIP
Data di uscita: 08 Febbraio 2008 (cinema)






