Già regista di Ballata dell’Odio e dell’Amore, che gli valse il leone d’argento a Venezia nel 2010, col lungometraggio del 2013 Le streghe son tornate Álex de la Iglesia ci presenta una horror comedy grottesca e sopra le righe che gioca sui luoghi comuni della guerra dei sessi.
Josè è in fuga verso Parigi in seguito a una rapina compiuta assieme al complice Antonio e al figlio Sergio, ed è inseguito al contempo dalla madre del bambino e da due poliziotti. Insieme ai loro due ostaggi i rapinatori si fermano lungo la strada presso l’angusto paesino di Zugarramurdi (in basco “la città degli olmi morti”). Qui conoscono una singolare famiglia di donne, che sembra inspiegabilmente interessata al piccolo Sergio: i protagonisti scopriranno che in realtà le donne appartengono a una società di streghe femministe che grazie ad un sabba vogliono far rinascere il ragazzino come nemico della civiltà fallocentrica di cui si sentono vittime.
Utilizzando sapientemente i procedimenti del grottesco, Las Brujas de Zugurramurdi si presenta come una commedia surreale in grado tuttavia di offrire interessanti spunti di riflessione su temi come la centralità dell’uomo (o della donna) nella società, la misoginia, il sessismo. Nel film si tende in un certo senso a legare i protagonisti maschili al cattolicesimo e alla tradizione cristiana (uno dei personaggi è spesso intento a pregare in momenti di panico, oppure non a caso Josè fugge dalla rapina vestito da Gesù Cristo, in un certo senso protagonista ed eroe maschile della società cristiana), mentre alle donne/streghe vengono affidati numerosi richiami al satanismo o appunto alla stregoneria, strettamente legati tra loro: forse questo non vuol essere un “elogio dell’anticristo”, ma piuttosto una critica a una società di matrice cattolica che l’autore raffigura come fortemente maschilista.
Ma non mancano certo le critiche al mondo femminile: in un clima di eccessi e bizzarrie varie, de la Iglesia inserisce infatti una curiosa contrapposizione tra i poteri quasi illimitati in mano alle donne/streghe e, dall’altra parte, le loro caratteristiche legate ai luoghi comuni sulla figura della donna. Emblematico in questo senso è il personaggio di Eva, giovane strega che prima vediamo scatenare senza pietà i suoi poteri contro Josè e gli altri ospiti della sua famiglia, ma che poi finisce con l’innamorarsi del rapinatore e prodursi in numerose scenate della più ordinaria gelosia, senza trascurare momenti caratterizzati da un forte erotismo femminile (difficile dimenticare la scena del manico di scopa). Diremmo che l’autore non vuole affatto identificare tutto il genere femminile con le streghe presenti nel film (a differenza dei personaggi maschili che vanno dal macho misogino all’omosessuale represso passando per il padre di famiglia separato, e sembrano voler simboleggiare sommariamente una serie di stereotipi del “sesso forte”), ma utilizza questa immaginaria società femmino-centrica appunto come monito per lo spettatore maschile.
Il regista offre infatti una visione alternativa in cui non solo le donne hanno un potere assoluto, ma vivono nella completa avversione contro l’altro sesso, il tutto in un clima di grottesca esagerazione mai semplicistica o immotivata: nella scena del sabba, ad esempio, vediamo le streghe riunirsi a migliaia per assistere alla rinascita del piccolo Sergio per opera della Dea Madre, una gigantesca creatura steatopigica che richiama appunto le dee madri primitive; l’episodio è girato con toni spettacolari e sensazionalistici, esagerati e se vogliamo perfino disgustosi, ma da un lato contrappone la rivoltante figura femminile della dea madre a quella della ammiccante Eva che sta cambiando le sue opinioni, dall’altra dimostra che in fondo la massa vociante delle fattucchiere ha comunque bisogno di un elemento maschile per “rigenerarsi”. E proprio su questi dualismi e nascoste contraddizioni che gioca il film, gettando nel proprio “calderone” le caratteristiche estreme e più assurde che appartengono alla lotta dei sessi e filtrandone un “elisir” beffardo e per nulla annacquato. Fra le annotazioni comiche più “almodovariane” ricorderemo en passant le due streghe-trans, che contribuiscono a rendere ancora più gustoso questo giocoso pot-pourri di identità contro-corrente.
In questo senso di rimescolamento di posizioni e punti di vista va anche il finale, nel quale vediamo i personaggi riuniti in improbabili nuclei familiari assistere con disinvoltura a una recita scolastica del piccolo Sergio che, dotato dopo la rinascita di poteri stregoneschi, fa a pezzi e rimette insieme una bambina, mentre la sua singolare famiglia assiste allo spettacolo con nonchalance: Antonio è in compagnia di una donna che lo tratta come un bambino, i due poliziotti sono diventati felice coppia omosessuale e la madre di Sergio è diventata una strega, mentre Eva al contrario ha lasciato le altre megere e fa coppia fissa con Josè; i ruoli sono completamente sovvertiti, in un clima di completo squilibrio (e quindi alla fine di paradossale parità) tra i sessi.
Dal punto di vista tecnico, il film si fa notare principalmente per le adrenaliniche scene d’azione mai confusionarie e sempre coinvolgenti (numerosi i combattimenti e gli inseguimenti, agevolati da un montaggio serrato) e da notevoli aperture spaziali come quelle del Sabba, dove campi lunghissimi ci mostrano l’immensità della dea madre in confronto alla miriade di streghe che, sotto di lei, la invocano. Il difetto principale del film è forse quello di avere una regia in alcune parti troppo schiava degli effetti speciali e dell’azione (di cui il film fa un uso abbondante), che impedisce eventuali inquadrature più ricercate presenti invece in alcuni dei lavori precedenti di de la Iglesia.
Anche se si tratta di un’opera di genere che potrebbe urtare la sensibilità dei meno avvezzi agli eccessi figurativi, il film offre sicuramente due ore scarse di intrattenimento e adrenalina sparata a grande velocità, impreziosite da riflessioni (più o meno condivisibili) su temi caldi come la fantomatica guerra dei sessi, senza però schierarsi completamente da una parte o dall’altra.
Titolo originale: Las brujas de Zugarramurdi
Nazione: Francia, Spagna
Anno: 2013
Genere: Commedia, Drammatico, Horror
Durata: 112′
Regia: Álex de la Iglesia
Sito italiano: www.mymovies.it/lestreghesontornate
Cast: Javier Botet, Mario Casas, Santiago Segura, Carmen Maura, Hugo Silva, Carolina Bang
Produzione: Enrique Cerezo Producciones Cinematográficas S.A., La Ferme! Productions
Distribuzione: Officine Ubu
Data di uscita: Roma 2013
30 Aprile 2015 (cinema)






