“Miral” di Julian Schnabel

Il presepe dalle statuine di gesso

Venezia 67. Concorso
La storia di Miral, giovane palestinese cresciuta in una casa per l’infanzia che lotta per l’indipendenza sua e del suo paese tra guerra e odi razziali. Dal romanzo semiautobiografico di Rula Jebreal, un film inutile e deludente che non ci si sarebbe aspettati da Schnabel.

Dopo il suicidio della madre, la palestinese Miral cresce nell’istituto di Gerusalemme Dar el-Tifl, “la casa dei bambini”, dove assieme ad altre centinaia di ragazzi riceve l’educazione e l’amore di Hind, donna che ha dedicato la sua vita a garantire un’istruzione ed una casa a tutti questi giovani senza famiglia o le cui famiglie non possono crescerli senza aiuto. Diventata una giovane ragazza negli anni ottanta, Miral sceglie di aiutare il suo paese nella difficile strada verso l’indipendenza. Verrà però ostacolata dal padre e dalla stessa Hind che vogliono per lei una vita sicura all’interno delle mura dell’istituto, mentre nel mondo al di fuori prevale il conflitto sociale che talvolta sfocia in guerra aperta.

Anche per la sua quarta fatica, Schnabel sceglie una storia vera, in questo caso quella della nota giornalista palestinese Rula Jebreal, che ha adattato lei stessa il suo romanzo La strada dei fiori di Miral per il grande schermo. Purtroppo, le indubbie capacità giornalistiche della Jebreal non corrispondono alle sue doti di sceneggiatrice, come lo script piatto, didascalico, banale e fortemente sottomesso al testo letterario dimostrano. Dispiace dirlo, ma dopo il notevole Lo Scafandro e la Farfalla, l’ultima opera di Schanbel si contraddistingue come il peggior film visto in concorso alla Mostra finora, anche se, a sua discolpa, la regia è l’ultimo dei problemi della pellicola – se non per qualche ridondanza di troppo nei ricorrenti controluce e in una tecnica che a volte sa di affettato.

Se metà del fallimento della pellicola si può ovviamente attribuire alla scrittura, la recitazione monocorde degli attori aiuta a rendere il film ancor più pedante di quanto l’avrebbero reso i soli dialoghi: se gli attori avessero recitato in arabo, probabilmente sarebbero riusciti ad essere più espressivi ed efficaci, ma le logiche distributive (perché altrimenti, che ragione ci sarebbe di credere che la totalità della popolazione palestinese si esprima in inglese a tutti i livelli di conversazione?) hanno costretto attori forse validi a confrontarsi con una lingua in cui non riescono a conferire sentimento alla minima battuta. Certo una recitazione in arabo avrebbe reso impossibile scritturare l’indiana Freida Pinto (The Millionaire) nel ruolo della protagonista, ma naturalmente anche questa scelta è dettata da mere logiche distributive e forse da una notevole somiglianza con la Jebreal, motivi tutt’altro che sufficienti per gisutificare un tale piattume espressivo dovuto quasi sicuramente ad un’imposizione linguistica.

La sensazione è quella di osservare tante inerti statuine di gesso da presepe, e sorprende che la dichiarata intenzione di Schnabel di rappresentare il conflitto israelo-palestinese nel modo più realistico possibile cada in un errore tanto banale. Inoltre il film, finanziato da ben quattro nazioni, pecca come al solito della didascalicità tipica di queste produzioni transnazionali. E se qualcuno si sentirà in colpa per essere così annoiato e deluso da un film che tratta temi così importanti, toccanti e contemporanei, bando ai sensi di colpa: anzi, è rimarchevole riuscire a lasciare lo spettatore così indifferente affrontando un tema che dovrebbe coinvolgere così facilmente. Un vero peccato.

Titolo originale: Miral
Nazione: Francia, India, Israele, Italia
Anno: 2010
Genere: Drammatico
Durata: 112’
Regia: Julian Schnabel
Cast: Haim Abbass, Freida Pinto, Willem Dafoe, Vanesa Redgrave, Alexander Siddig, Yasmine Al Massri, Ruba Blal, Omar metwally, Stella Schnabel
Produzione: Pathé Production, Eagle Pictures, ER Productions, India Take One Productions
Distribuzione: Pathé Production, Eagle Pictures
Data di uscita: Venezia 2010 (cinema)