“Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano” di François Dupeyron

L’ottimismo è il profumo della vita. Un film dal tocco leggero, quasi superficiale, ma che si fa amare e ci porta a sorridere e pensare.

E’ la storia, nella colorata e pittoresca Rue Blue della Parigi tra la fine degli anni ’50, di due destini che s’incontrano: quello di Ibrahim,un saggio anziano droghiere turco (Omar Sharif), e di Momo, uno sveglio ragazzino ebreo (Pierre Boulanger) che vive da solo con il padre depresso e taciturno.

Il film del francese Francois Dupeyron, presentato alla 60a Mostra del Cinema di Venezia, è un inno alla gioia, alla freschezza e alla leggiadria con la quale affrontare la vita. Se si decide di avvicinarsi a questo film con questo stesso spirito allora lo si apprezzerà e gusterà maggiormente. La storia (tratta dall’omonimo romanzo di Eric.Emmanuel Schmitt) tutto sommato è semplice: è la storia di una amicizia che va oltre i pregiudizi e le differenze (di età, religione e cultura); è una storia d’iniziazione; è la storia di un doppio viaggio: quello di formazione di un adolescente e quello reale in spider dalla Francia alla Turchia, che comunque rimane metafora del percorso che ognuno deve compiere fuori sè per prendere contatto con la realtà del mondo.

E’ l’atmosfera del colorato quartiere parigino, dove vivono i personaggi della vicenda, la vera protagonista della prima parte della storia; le vie di Rou Blue e di Rue de Paradis sono qualcosa di più di una semplice cornice nella quale inserire le storie di Momo e Ibrahim, sono strade che traspirano vita e ispirano amore (al contrario della buia e triste casa nella quale Momo vive con un padre altrettanto triste e poco vitale). E’ un atmosfera impreziosita dalla fotografia calda e colorata di Remy Chevrin e dalle accurate scenografie di Katia Wiszkop. E’ questo il mondo nel quale il giovanissimo Momo entra, quando esce dall’atmosfera domestica, per scoprire le luci e i colori della vita. E’ un quartiere che ricorda “Il favoloso mondo di Amelie”, dove persino le prostitute sono gentili e romantiche.

In quest’atmosfera fiorisce il rapporto tra l’anziano turco musulmano ed il giovane ragazzo. La loro è una storia di amicizia cha fa della differenza la fonte dell’insegnamento e dell’apprendimento per entrambi. I due chiacchierano e si confrontano su tutto: sulla vita, sulle donne, sulla religione. “Sorridere rende felici”, “il segreto della felicità è la lentezza”, “Ciò che dai è tuo per sempre, ciò che tieni è perduto per sempre” sono questi alcuni dei fiori di saggezza che il droghiere dispensa tra una scatoletta di ravioli e un paté di olive a Momo. L’amicizia con il vecchio arabo stabilisce il passaggio alla maturità di Momo segnata, dopo il suicidio del padre e l’adozione da parte del vecchio, dal viaggio intrapreso insieme dai due verso la Turchia; un viaggio alla ricerca delle proprie radici per il vecchio e un viaggio iniziatico per Momo. Ma è proprio da questo momento che il film perde la freschezza e la qualità della prima parte fino a concludersi con una morale ed un messaggio di tolleranza che, dal momento che si respirava per tutto il film, forse si poteva evitare di sottolineare in una seconda parte per nulla originale.

Il regista francese racconta la storia mantenendosi sui toni della commedia ironica e leggera, facendoci sorridere per alcune divertenti situazioni (l’esame di guida dell’anziano) e portandoci a riflettere su temi quali la tolleranza e la reciproca comprensione. La prima parte, la più interessante e coinvolgente, è caratterizzata da scene riprese con macchina da presa mobile e accompagnate costantemente dai brani delle canzoni dell’epoca (Chuck Berry, Jimmy de Knight ed il ricorrente motivetto “Wooly Bully”) che hanno il ruolo di vero e proprio commento delle immagini e non solo di accompagnamento. A far funzionare il film inoltre è la coppia di attori: Omar Sharif (leone d’oro proprio alla recente mostra del cinema di Venezia) ci offre una interpretazioni convincente con una voce magnifica, uno sguardo brillante e un sorriso contagioso, mentre il giovanissimo Pierre Boulanger si muove con disinvoltura davanti alla macchina da presa con la sua genuina bellezza.

Il film, nonostante non regga in tutti i suoi novanta minuti, risulta piacevole e divertente e, sulle note di “Why we can’t live together” di Timy Thomas, ci invita a abbandonare ogni diffidenza e pregiudizio e a scoprire ed assaggiare la vita…sorridendo…

Titolo originale: Monsieur Ibrahim et les fleurs du Coran
Nazione: Francia
Anno: 2003
Genere: Drammatico
Durata: 94′
Regia: François Dupeyron
Sito italiano: www.ifioridelcorano.it
Cast: Omar Sharif, Pierre Boulanger, Isabelle Adjani
Produzione: Laurent Pétin, Michèle Pétin
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: Venezia 2003
29 Agosto 2003 (cinema)