“Mustang” è il termine che designa cavalli “non domati”. Una parola che è sinonimo di libertà. Quella libertà negata alle donne da società e regimi misogini e repressivi.
Le protagoniste del film sono donne della Turchia di oggi. Sono cinque sorelle (così come “sorella” si chiamano le donne tra loro in quel Paese) adolescenti e bellissime, che crescono in una provincia remota ma vivono libere e serene nonostante che la precoce morte dei genitori le abbia costrette all’accudimento di una anacronistica nonna e di un orribile zio.
Ultimo giorno di scuola pima delle vacanze estive: prima il commosso addio a una insegnante che è per loro faro e esempio, trasferita a Istanbul; poi una liberatoria corsa in spiaggia e il tuffo vestite, i giochi nel mare, a cavalcioni dei compagni maschi.
Dal giorno successivo la loro vita “bellissima” diventa “una merda”. Parrebbe che l’improvvisa causa della svolta repressiva sia la troppa libertà che le giovani si sono prese in quel pomeriggio di inizio estate. Ma non sfugge il fatto che una severità così impalcabile e totale, quale quella che tocca alle quattro sorelle, non possa arrivare così, dall’oggi al domani, senza che una causa esterna la solleciti. Una causa come, per esempio, un risultato elettorale che ha portato al potere, dalla sera alla mattina, un regime patriarcale di stretta osservanza islamica.
Per le giovani da quel momento il destino non è più l’istruzione bensì il matrimonio per salvare l’onore, naturalmente combinato dalle famiglie senza che il consenso delle interessate sia minimamente considerato, previa visita medica che attesti l’indispensabile verginità delle nubende.
La storia è raccontata in modo fresco e innocente dal punto di vista di Lala, la più giovane delle quattro, che per nulla si rassegna al destino cui già vanno incontro le sue sorelle maggiori, vittime, in quanto donne, del maschilismo al potere, del malinteso senso della tradizione, della convenzione più oppressiva, della superstizione e di altre strumentalizzazioni: politiche, sociali, morali, economiche.
Lala reagisce e si emancipa, non senza anche l’aiuto di un giovane “non allineato” uno con i capelli lunghi; “Frocio”, definiscono sprezzantemente gli uomini cosiddetti per bene, forse proprio perché anche con il suo aspetto esteriore costui manifesta di comprendere le donne e di capire quante ingiustizie debbano subire.
Come non tutti gli uomini sono bruti misogini, così le tradizioni, se non vengono strumentalizzate, sono affascinanti e appassionanti, caratterizzano un senso estetico, sono parte di una cultura, sono la memoria e la storia di un popolo.
“Volevo assolutamente mostrare che cosa significhi essere donna nella Turchia di oggi – ha dichiarato la giovane regista turca Deniz Gamze Ergüven -. Ho voluto fare di queste ragazze delle eroine, il cui coraggio, intelligenza e tenacia rappresentino valori che le donne, nel cinema, solo raramente possiedono.”
Mustang è un film di grandissimo valore sociale e politico, tanto più se si considera che in Turchia le elezioni di fine ottobre 2015 hanno confermato e rafforzato un potere che non ha certo in agenda, nemmeno nelle retrovie, il tema dell’emancipazione femminile. E non è nemmeno per estrazione a sorte che questo film, in lingua turca e prodotto da quattro Paesi (Turchia, Francia, Germania,Qatar) abbia rappresentato non la Turchia bensì la Francia ai Premi Oscar 2015.
Un applauso alla magnifica recitazione delle cinque eroine, alla tensione drammatica mista di acutissima ironia e alle bellissime immagini della Turchia, che esprimono immenso amore per la propria patria e nel contempo rabbia e dolore.
Titolo originale: Mustang
Nazione: Francia
Anno: 2015
Genere: Drammatico
Durata: 94′
Regia: Deniz Gamze Ergüven
Sito italiano: www.luckyred.it/mustang
Cast: Erol Afsin, Günes Sensoy, Doga Zeynep Doguslu, Elit Iscan, Tugba Sunguroglu, Ilayda Akdogan
Produzione: CG Cinéma
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: Cannes 2015
Venezia 2015 – Giornate degli autori
29 Ottobre 2015 (cinema)






