sabato, Agosto 1, 2026
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Nicola Frangione, artista eclettico

E’ alquanto stimato all’estero dove viene collocato nell’olimpo dei cinque maggiori artisti contemporanei per varie discipline: la stampa europea ed americana ne scrive con entusiasmo e probabilmente si tratta di uno degli autori più noti fuori dai confini che in patria. Parliamo di Nicola Frangione, (nato a Forenza in Basilicata nel 1953) e dal 1972 vive ed opera a Monza.

La sua è un’arte interdisciplinare in quanto sperimenta varie tecniche artistiche: dalle arti visive alla grafica editoriale; è un eclettico dell’arte, in quanto contamina diversi linguaggi espressivi. Come la musica e la poesia sonora, la regia video e il teatro, la poesia visiva e la “Mail Art”. Con queste due ultime discipline Frangione, da circa 25 anni, contribuisce allo sviluppo e alla loro diffusione in Italia mediante l’organizzazione di progetti, mostre e laboratori itineranti.

Ha pubblicato e prodotto edizioni di libri-d’arte, libri-oggetto. Dal 1975 realizza la rivista di poesia “Armadio e Officina”. Nel1977 pubblica il libro “Osservazioni critiche sulla funzione del nervo ottico nella semiotica dell’arte”. Due anni dopo dà alle stampe “The relativity of language as the enigma of art”-. E via via, nel 1980 “Zen and Art” e “Snapshot”, nel 1987 “Madame et Theatre”.

Dal 1987 al 1995 dirige con Luigi Bianco la rivista di dinamiche culturali “Harta” e Osaon spazio artistico multimediale di Milano.
Dal 1996 ottiene la direzione di coordinamento delle edizioni “Harta Performing” sulla performing arts italiana.

Dall’arte alla musica. La sua ricerca nel campo musicale e della Poesia Sonora ha visto la pubblicazione di dischi e cd: 1983 “Mail Music” l.p.- 1985 “Italic Environments” l.p. edizioni Armadio Officina-. 1997 il cd “Radio Art”.- 1999 il cd. “Rapporti orali e trasversalità sonore”.
Alcune incisioni sono state trasmesse anche da emittenti nazionali in: Olanda, Svezia, Spagna, USA, Giappone, Canada e quindi da RAI Uno e RAI Tre.

Alcune opere, in qualità di regista video, sono state messe in onda in rassegne e programmi televisivi dal 1985 al 1995: Film Maker di Milano. U-TAPE centro video di Ferrara. Video Festival di Tokio. Art video-festival di Stoccolma. CMU di Madrid. Festival Arnhem in Olanda e Tele+3 Italia.
Con performances e teatro partecipa a numerose rassegne e festival internazionali.

Tra gli ultimi suoi lavori attualmente itineranti si segnala: “Percorsi attraverso percorsi”, “Italic Environments”, “Allitterazioni Sonore”, “Rapporto Orali e Trasversalità Sonore”.
Dal 2002 è direttore artistico del Festival Internazionale di Performances Art Action di Monza.
L’esperienza di Nicola Frangione – sostiene la critica – è orientata verso quella che alcuni artisti definiscono “drammaturgia delle arti”.

L’attenzione al corpo come elemento espressivo fondamentale segna in maniera indelebile il suo lavoro. Nelle sue performances il corpo “smette di rendersi utile”: esso è, agisce di per sé; ha un rapporto di tipo rituale con lo spazio e con il silenzio che lo circonda. Gli oggetti sottolineano le valenze corporee con connotazioni simboliche: pane, olio, pietre.

La parola è compressa nel corpo; essa agisce al suo intero e muore sulle sue labbra; il corpo non se ne separa, quasi fosse la sua anima, e punta sul coinvolgimento di tutti i sensi in una dimensione pre-linguistica. Lo spazio rappresenta la scena dello scontro percettivo, dello stupore sinestetico; il tempo segna la durata delle tensioni, dell’interrogazione, e determina il completo svuotamento dei ritmi quotidiani in favore di espansioni che finiscono per coincidere con i labirinti della memoria, al di fuori di qualunque dimensione storica, ma in una sorta di psicodramma.
Siamo al cospetto di un autore di non comune impatto, e che mantiene fruttuosi rapporti con le proprie radici.

Ma cos’è la Mail Art?

Nella creazione dell’opera il corpo del poeta si è consumato prima, è già avvenuto prima teatralmente, prima della spedizione postale è sfuggito perfino al valore di scambio come tutte le espressioni umane. Una merce ironicamente superiore perché non significante più niente … La performance della Mail Art non cessa di esistere quando la busta viene chiusa, la cartolina compilata, il pacco sigillato, ma continua in una situazione-ambiente: però, non più sotto il controllo dell’autore, dopo la spedizione tutto entra in uno spazio differente. Essa prende ì caratteri di shock, di stranezza, di sorpresa, di liquidità così come di autovisione, di velocità del messaggio, d’irrealtà che sono i caratteri della società merce. Nella prima fase il poeta costruiva e componeva con materiali diversi. In momenti diversi che tuttavia costituivano una rappresentazione organica e unitaria.

Il poeta preparava, disponeva un sacrificio ludico e operava l’arte poetica. La Parola non era scorporizzata, non era ancora tolta dal corpo, ma impiegata nel modo più puro e spontaneo, ripugnante e raffinato. Il corpo muscolo e il corpo nervo preparavano il rituale caratteristico, la vera iniziazione per la fase successiva, il viaggio immaginifico e surreale dopo la spedizione. Il corpo e la mano del poeta rinunciano all’oggetto d’arte, nuovo feticcio trionfante, egli lavora e decostruisce da sé la sua potenza di illusione. Sa dove il messaggio dovrebbe arrivare ma non sa in che maniera, per quali altri mezzi, in quanto tempo, e come sarà dopo il suo arrivo nelle altre mani, quelle del destinatario. Potrebbe risplendere nell’oscenità della pura merce, potrebbe annientarsi come oggetto familiare o diventare mostruosamente straniero.

Ma questa estraneità non è più quella dell’oggetto alienato o rimosso, non brilla che per la perdita o la privazione: brilla di una vera seduzione venuta da altrove, brilla per aver ecceduto la propria forma in oggetto puro, in avvenimento puro. Ogni parola o immagine nasconderà un abisso, vivrà il suo canto nel nuovo corpo che da mittente diventerà destinatario. Questa totalità di comunicazione allontanerà l’io dio dell’artista e lo manterrà sospeso nell’utopia concreta, verso un’ironia oggettiva della sparizione.

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Chiara Lostaglio
Attrice e critica cinematografica e teatrale, è laureata in Scienze della Comunicazione e in Filologia moderna. Diplomata in recitazione cinematografica presso la Vision Academy e Studio Cinema Film & Theatre Institute di Roma. Ha lavorato in diverse produzioni cinematografiche, televisive e teatrali. Scrive di cinema e teatro su diversi magazine on line. Ha insegnato Storia e critica del Cinema presso Unilabor e Liceo artistico. parte del direttivo del Cineclub Vittorio De Sica- Cinit che organizza mostre cinematografiche, lezioni e laboratori di cinema nelle scuole e nelle carceri. Ha presentato film e si è occupata delle relazioni esterne in diversi eventi e festival di cinema (Foggia Film Festival, Monticchio CineLaghi). Attualmente è docente presso l'Università SSML Nelson Mandela e l'Istituto del design di Matera.