sabato, Agosto 1, 2026
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Premio Città di Venezia 2012 alla Mostra del Cinema

I film dei paesi emarginati

Il Direttore artistico della 69. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Alberto Barbera, ha fatto emergere il nuovo mediante le produzioni di molti cineasti avvantaggiati dall’avvento del digitale che ha abbassato notevolmente i costi. Vedi il caso della giovane regista araba Wadja di Haifaa Al Mousour che produce un film in un paese dove non esistono cinema perché ritenuti luoghi di corruzione, impostando per di più il contenuto della sua opera sulla schiavistica condizione femminile.

Inoltre, per far emergere sul piano internazionale il cinema africano, si è mosso lo staff del Comune di Venezia col suo vice sindaco e l’assessore alla politiche sociali per affidare il Premio “Città di Venezia” al senegalese Alain Gomis, regista del film Aujour’hui (Oggi).

Dal 1992 ad ogni festival cinematografico di Venezia questo Premio porta alla ribalta i cineasti che operano nei Paesi il cui Cinema è rarissimo vedere sugli schermi del mondo occidentale. L’ultima finalità di questi registi consiste nell’incanto di immergersi – stando all’uscita incoraggiante di Michele Serra senior, fondatore del Premio – in un momento di grande visibilità internazionale. Nelle loro opere emergono espressioni artistiche, problemi, risorse propri delle loro popolazioni, opere normalmente escluse dai circuiti commerciali: modi di vivere, consuetudini che aprono squarci sino ad ora ignorati, aree di tragici scontri tribali opposte a quelle di frenetica culturalizzazione con autorevoli centri di comunicazione e di mass media, denuncia della loro solitaria campagna di civilizzazione senza echi nel mondo più evoluto.

E’ ciò che traspare nel film premiato di Gomis, altalena di misteri secolari nel turbinoso, effervescente mondo religioso politeista, aperto o chiuso o addirittura ostile ai suggerimenti evangelici. Gomis ci presenta un Senegal misterioso, con spunti pregevoli per la simbiosi di schemi stilistici della tradizione africana con quelli moderni. Opera dotata di fascino per la trama inconsueta ricca di introspezione psicologica e spirituale, condotta con stile cinematografico sapiente e curato. Il protagonista vive il suo supposto ultimo giorno, calato nelle tradizioni del suo quartiere di Dakar e negli stilemi espressivi africani, permeato tuttavia nell’ansia, nei difetti, nelle aspettative della contemporaneità.

All’opera del senegalese si accompagna il cortometraggio dell’autrice marocchina Uda Benyamina Sulla strada del Paradiso. Il film pone agli spettatori il dramma universale dell’emigrazione sotto forma delle appassionate traversie di una famiglia africana giunta clandestinamente in Francia per affrontare la traversata della Manica. Di fronte all’inanità dei suoi tentativi, la protagonista raccoglie in un grido disperato il suo fallimento quando vede i suoi bimbi portati via dai poliziotti francesi. Un pannello artisticamente felice, colmo di speranza, di amore, di eroismo che accompagna quotidianamente il calvario dell’emigrazione di popoli che premono sulla nostra indifferenza..