venerdì, Agosto 14, 2026
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“Provando in nome della madre” di Erri de Luca e Simone Gandolfo

La natività vista dal buco di una serratura

Prendi due e paghi uno. Come al supermercato. Uno è il biglietto per : “Provando in nome della madre” che dà una duplice possibilità. Vedere Erri De Luca, scrittore famoso quanto riservato, e un allestimento teatrale fuori dalle righe.

Fin dall’ingresso in sala lo spettatore è catapultato nell’invisibile processo creativo, che ha luogo nel “dietro le quinte”. Il palcoscenico gremito di oggetti di scena è invece privo di fondali e scenografie. Spariscono anche i costumi di scena addosso agli attori che si presentano al pubblico in abiti comuni. La rappresentazione, connotata da una metateatralità predominante, riassume la precisione di un prodotto teatrale finito e la freschezza mutevole delle prove.

Tutto ha origine dal breve romanzo “In nome della madre” che Erri De Luca pubblica nel 2006. Un libricino che non raggiunge le cento pagine, dove l’autore propone una rilettura della gravidanza di Maria dal suo punto di vista di giovane donna.
La piecè non è altro che la volontà di portare in scena questo testo. Dare vita alle parole e ai concetti prigionieri della pagina scritta.
L’annunciazione, il viaggio verso Betlemme e la nascita di Gesù. Ripercorsi dal famoso narratore e poeta, ma anche attento traduttore, cercando la massima attinenza e fedeltà al testo ebraico originale.
Ne nasce un dialogo informale a tre voci: il regista (Simone Gandolfo) che alterna il suo ruolo a quello di Giuseppe, Maria (Sara Cianfriglia) la prima attrice e lo stesso Erri De Luca, mentore e guida.
E’ lui, la mano invisibile che “muove i fili” dell’intero allestimento dispensando consigli e indicazioni preziose e snocciolando concetti travisati nel corso dei secoli.
Fin dalle prime battute istruisce i suoi interlocutori sul palco e in platea con piccole precisazioni che stimolano e incuriosiscono ma che talvolta ancorano uno svolgimento di per sé fluido e coinvolgente.

Punto di forza della piecè è la volontà di indagare e restituire l’aspetto umano di una storia divina. Le emozioni tra due giovani innamorati colpiti da un evento tanto bello quanto destabilizzante.
E’ Maria voce narrante e protagonista, a raccontare in prima persona la sua avventura che si compone di tre passaggi fondamentali.
Il numero tre, che è una costante presenza nella struttura dell’allestimento, è un simbolico rimando alla tradizione cristiana. Tre sono in personaggi in scena. Tre gli atti o meglio le stanze, in cui si divide l’intreccio, scandite da una colonna sonora che propone accanto a brani originali lo storico De Andrè . Note che, nei momenti di transizione tra una seuquenza e l’altra accompagnano gli attori nel ricombinare i pochi elementi presenti in scena per comporre ingegnose microambientazioni scenografiche. Così un tavolo diventa un letto e addirittura un asina. Mentre il riflesso dei fari su uno specchietto da signora, una scintillante cometa.

Tra colloquiali considerazioni e piccoli trucchi scenotecnici il miracolo si manifesta. Il succedersi degli avvenimenti è una corsa dal ritmo concitato dettata dalla recitazione forse troppo frenetica di una Cianfriglia che comunque emoziona grazie alla sua limpida espressività.
Uno spettacolo non convenzionale che riesce a proporre soluzioni sia stilistiche ed estetiche che contenutistiche dal forte impatto innovativo. Una storia vecchia duemila anni che rivive nuovamente in questo allestimento dai tratti profondamente umani.

PADOVA – Cinema Teatro Multisala Pio X
Produzioni Fuorivia
“Provando in nome della madre”
di Erri De Luca e Simone Gandolfo – musiche: Gianmaria Testa, Danny De Luca, Erri De Luca, Fabrizio De André – disegno luci: Andrea Violato – regia: Simone Gandolfo
con Erri De Luca, Simone Gandolfo e Sara Cianfriglia
www.produzionifuorivia.it