lunedì, Luglio 27, 2026
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“SANTOS” da un racconto di Roberto Saviano

Amicizie, giuramenti, scelte e ricatti: tutto nel tempo di una partita

Squadra che vince non si cambia.Torna a teatro il binomio creativo Saviano-Gelardi. Dopo il successo della trasposizione di Gomorra il poliedrico duo partenopeo, riporta in scena una terra martoriata.

Santos tratto dall’omonimo racconto del giovane scrittore napoletano, reduce dall’assegnazione del premio speciale Ubu per il teatro 2010, intreccia due mondi tanto lontani quanto alla fine convergenti. Il calcio e la mafia.
Abbandonati i riflettori delle grandi e pericolose rivelazioni sulla camorra, il talento del giovane Roberto Saviano si fonde all’esperienza registica di Mario Gelardi. Insieme concepiscono una vicenda, che ci aiuta a scoprire realtà parallele e taciute dell’ Italia di oggi.

“Corrono, sudano e urlano i protagonisti di questa storia”. Quattro ragazzini, di età e caratteri diversi accomunati da una passione. Nati e cresciuti in una piazza, nucleo senza nome, che metaforicamente le rappresenta tutte. Il fulcro di una quotidianità difficile, corrotta dove il desiderio di evadere è lecito ma è meglio non sperarci troppo.
Corrono dietro a un pallone. Un “santos” (da cui il titolo) per inseguire il sogno di diventare calciatori e vedere un giorno il loro sorriso nelle figurine del Napoli.
Sudano freddo sotto le minacce di Tonino. Il boss che li ha comprati con pochi spiccioli e tante promesse. Ne ha fatto vedette della camorra, sentinelle insospettabili per tutelare i suoi affari malavitosi.
Urlano, perchè è questo che devono fare. Appena vedono la polizia devono gridare a squarcia gola. Lanciare l’allarme.
Diventare grandi non cambia le cose e presto i giovani se ne rendono conto. Sono cresciuti e ognuno ha seguito il proprio destino, vincolato da un giuramento nato quasi per gioco.
L’unica via di scampo sembra essere univoca: fuggire. Andarsene, lasciandosi tutto alle spalle, senza guardarsi indietro perchè farlo potrebbe essere pericoloso.E la tensione del pericolo domina questi novanta minuti scanditi da suggestioni sonore e visive.

Santos: un microcosmo di esistenze racchiuso in una piccola piazza. Una delle tante che si aprono tra i grandi e monolitici lotti residenziali di periferia. Luogo, che nell’allestimento scenografico, diventa un essenziale e informe muro di lamiera colorata. Un limite che separa il quartiere da tutto il resto.
La regia scarna e sintetica di Gelardi lascia il potere di far emozionare e riflettere agli attori. Ecco allora alternarsi sul palco l’allegra e rumorosa combriccola di amici : il più educato e sveglio Diego (GIUSEPPE MIALE DI MAURO), Peppino (FRANCESCO DI LEVA) portiere goffo e innamorato; Giovanni, il gradasso dal cuore tenero (GIUSEPPE GAUDINO) e Ciro O’ Persiano (ADRIANO PANTALEO) disposto a tradire gli amici per essere qualcuno. Spicca per contrasto sia cromatico che generazionale la statica figura del boss Tonino Porcello ( IVAN CASTIGLIONE) riflessivo, pacato e senza scrupoli.
Cinque interpretazioni che sanno emozionare lo spettatore e catturarne l’attenzione immediatamente. Personaggi che diventano reali nei gesti e nel linguaggio “di strada”. Battute, modi di dire, talvolta provocatori, ma sempre di azzeccata comicità.
Un cast tutto al maschile che concepisce e realizza una messa in scena, dinamica e carica d’energia coma la penna dello stesso autore. L’allestimento, dialoga perfettamente con la pagina scritta. Ecco che il narratore letterario si trasforma in un allegro telecronista e le melodie di sottofondo sembrano suggerire la scansione temporale del testo.
Un’opera che mette in campo due universi contrapposti e rivali, e cela al suo interno un forte messaggio sociale: il desiderio e la volontà di sensibilizzare un assopita e immobile coscienza collettiva.

PADOVA – Cinema Teatro Multisala Pio X
produzione: Nuovo Teatro in coproduzione con Gli Ipocriti
“Santos”
da un racconto di Roberto Saviano – adattamento teatrale: Mario Gelardi e Giuseppe Miale di Mauro – regia: Mario Gelardi

cast: Ivan Castiglione, Francesco Di Leva, Giuseppe Gaudino, Giuseppe Miale di Mauro, Adriano Pantaleo
durata: 90’
www.multisalampx.it