Il Teatro Eliseo di Roma propone al pubblico due opere di Harold Pinter, come omaggio al grande commediografo e sceneggiatore, che ha da poco deciso di dedicarsi completamente alla regia. “Tradimenti” viene messo in scena al Piccolo Eliseo da Cesare Lievi, che ci offre una realizzazione vitale e audace.
Segue in programmazione all’Eliseo fino al 12 dicembre “Vecchi Tempi” per la regia di Roberto Andò.
“Tradimenti” (1978), è la più recente delle due “commedie della memoria”, e lo stesso Pinter curò la sceneggiatura del film di David Jones da essa tratto. Con una scrittura più sottile e penetrante di quanto possa sembrare in superficie, l’autore racconta la vicenda dei tre protagonisti, che compongono un particolare triangolo amoroso, attraverso i loro dialoghi rapidi e asciutti, quasi sempre due a due.
Il testo è costituito di otto parti: otto scene di vita colte nell’immediatezza del quotidiano, ma tutte nascondono e pian piano svelano la loro carica di significato in quanto momenti forti, di passaggio. Il racconto ripercorre a ritroso nove anni di doppi giochi e omissioni: partendo dalla fine del matrimonio di Emma e Robert, fino ad tornare all’inizio della relazione sentimentale tra la donna e Jerry, amico del marito, che dà il via a quelli che nell’ottica dello spettatore – ridotta a brevi stralci, ma plurima nei punti di vista – appaiono più relazioni di falsità stratificata, che di semplice tradimento. È questo che distingue l’opera dal canone del dramma borghese: il triangolo ha un gioco di forze stravolto, non c’è una forma normale di conflitto, è quasi un portare all’estremo la falsità del gioco delle parti.
La complessità dei messaggi e delle interpretazioni possibili non soltanto viene arricchita dall’ordine delle sequenze di un intreccio che capovolge il modo classico di affrontare e ricevere le informazioni narrative, ma è soprattutto l’accorto uso di termini e l’accavallarsi delle versioni dei vari personaggi su determinati eventi a creare lo spessore dell’opera.
La ricchezza della parola che Pinter offre alla lettura deve però essere trasmessa adeguatamente nella realizzazione scenica: Lievi riesce bene a mostrare il cambiamento dei personaggi che sono interpretati da bravi attori, tuttavia la recitazione mantiene una forzatura che, se da una parte si confà alle ambiguità delle relazioni tra i tre protagonisti, dall’altra finisce col sembrare troppo poco naturale. L’unico ad evitarlo è Massimo Popolizio, che trasmette le sfaccettature del suo ruolo e riesce a mostrare il lato dinamico dell’apparente passività di Robert.
Le scenografie e i costumi sono forse le componenti più innovative dello spettacolo: cambi radicali di tutto l’apparato, dalla posizione delle pareti alle acconciature di Emma, tagli obliqui dei pannelli che fungono da “sipario” sezionano il visibile, i costumi variano completamente da scena a scena. In questo modo lo spettatore rimane sempre stupito e lo scorrere del tempo si percepisce fortemente, ma le attese a sipario chiuso dei cambi, anche se accompagnate da musiche e suoni azzeccati, sono un po’ troppo lunghe e faticosamente sopportabili.
TRADIMENTI – di Harold Pinter
traduzione Alessandra Serra
con Laura Marinoni, Massimo Popolizio, Stefano Santospagoscene Josef Frommwieser
costumi Marina Luxardo
luci Gigi Saccomandi
suono Alessandro Saviozzi
regia Cesare Lievi
Teatro Eliseo
CTB Teatro Stabile di Brescia






