Si accendono le luci su una scenografia candida: un letto, una poltrona, una tenda, una finestra. Tutto è bianco, il legno domina la scena. Un regno di purezza e verità, una stanza immacolata perché immacolata è l’inquilina che la abita da una vita intera: Félicité. Con un nome così, un destino già scritto di sofferenza suona stridulo. Félicité: una vita da serva in casa della signora Aubain, un unico amore finito con un rifiuto, una carrellata di affetti ormai sepolti sotto terra. Da vecchia, Félicité può solo godere del ricordo.
Proprio il ricordo è il tema principale di Un cuore semplice, prodotto dal Teatro Eliseo, spettacolo intenso e commovente portato in scena dalla bravissima Maria Paiato (Premio Ubu 2005 e 2006) al Cinetatro Italia di Dolo sabato 23 febbraio all’interno della rassegna Paesaggio con Uomini di Echidna Cultura. Félicité, stupendo personaggio tratteggiato nel 1876 da Gustave Flaubert, è giunta al termine della sua vita e, con una mestizia che sembra averla accompagnata costantemente, volge lo sguardo all’indietro e inizia la collezione delle memorie. Un cuore semplice diventa, allora, un inno al ricordo, unico strumento contro la solitudine.
Félicité, ad un primo sguardo, è una donna semplice e d’animo puro, generosa con tutti per natura, incapace di volere del male. Semplice, o meglio sempliciotta. Un po’ tocca e credulona, vede il meglio della vita negli affetti fugaci che le sono toccati in sorte e che ha vissuto come dei piccoli miracoli. Crede in un Dio davvero Onnipotente, e riconosce lo Spirito Santo nel pappagallo Loulou, suo compagno di solitudine. E, d’altronde, “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”. Qui potremmo chiudere il discorso: una donna del popolo, buona e con poche pretese.
Da queste parti, però, risuona un detto meno ortodosso, ma forse utile per una riflessione; “bona bona, ma no mona” dicono infatti i nostri vecchi. Per i non venetofoni: va bene essere considerata buona, ma non per questo stupida. Un adagio antico, che Maria Paiato, originaria della provincia di Rovigo, chissà quante volte avrà sentito risuonare sulle bocche della sua gente. E questa è Félicité, questa è la versione dall’originale falubertiano che vediamo portata in scena: una donna che si rende conto della vita che ha perso. Che avrebbe voluto avere un marito, un figlio, che avrebbe voluto veder riconosciuto il suo lavoro.
Un personaggio pieno di sfumature, di cunicoli intellettuali: Félicité non è una palla tonda spiegabile dallo stereotipo. Mette sul piatto dubbi, angosce, amori profondi e mai capiti. Luca De Bei, autore e regista dello spettacolo, lo ha compreso benissimo e ha sottolineato con forza nella drammaturgia questi aspetti, facendo aprire varchi di buio profondi e taglienti, che Maria Paiato interpreta con una forza commovente, alternando stati d’animo contrapposti con un’intensità rara. Sul palcoscenico va in scena uno spettacolo poetico e pieno di dolore, una fortissima presa di coscienza, un urlo contro troppe vite d’infelicità.
Un cuore semplice racconta di una persona buona, ma non è uno spettacolo buonista. Anzi. Quando il ricordo diventa l’unico momento di felicità, quando una stanza tutta per sé di wolfiana memoria diventa l’unica soddisfazione raggiunta, la poesia si trasforma in racconto di un dolore. E diventa, forse, anche, una denuncia.
UN CUORE SEMPLICE
scritto e diretto da Luca De Bei
con Maria Paiato
scena Francesco Ghisu
costumi Sandra Cardini
musiche MArco Schiavoni
luci Alessandro Carletti
produzione Teatro Eliseo
Rassegna PAESAGGIO CON UOMINI, www.echidnacultura.it






