Amarga Navidad (Amaro Natale, tradotto), il 24° film di Pedro Almodovar, ambientato in parte durante il periodo pre natalizio della Festa della Costituzionale spagnola (6 dicembre), si sviluppa su due piani temporali o forse è meglio dire su due storie. In entrambe i personaggi principali sono alter ego di Almodóvar stesso.
Una è inquadrata nel 2026, e il suo protagonista è un regista, Raul (Leonardo Sbaraglia), che scrive una sceneggiatura; la seconda, più lunga, collocata nel 2004 è basata sulla sceneggiatura che Raul sta scrivendo con protagonista Elsa (Bárbaba Lennie), una regista di spot pubblicitari, con all’attivo due film di culto (scarso successo al botteghino, ma con pochi spettatori fanatici).
Mentre Raul scrive, conosciamo la storia di Elsa, afflitta da emicranie e da ansie schiaccianti, del suo fidanzato Bonifacio, detto “Beau” (Patrick Criado), pompiere e spogliarellista, della sua amica cara Patricia (Vicky Luengo) succube del marito, di un’altra amica intima Natalia (Milena Smit), giovane donna in crisi profonda.

In questa trama complessa che si manifesta lineare su carta, risulta invece disordinata nella messa in scena. Pedro Almodóvar elabora elementi familiari, e più che in  Dolor y gloria (2019) snocciola sindromi e panico personali, con una narrazione labirintica che salta avanti e indietro tra le due storie, con flashback al loro interno.
È solo nel finale del film che il regista svela la domanda che ha scatenato l’idea di questo suo film: quale diritto ha un artista di saccheggiare la vita privata ed emotiva delle persone a lui più care in nome del suo lavoro che è la sua arte? Cioè: gli artisti per creare “rubano” dettagli alle vite di chi li circonda senza chiederne il permesso, nascondendosi o proteggendosi dietro il discorso dell’Arte in nome della quale non si pongono l’etica questione della legittimità, non affiora in loro il sentimento del tradimento generato o del dolore causato da questo loro nutrirsi della vita degli altri, spesso amici fraterni.

Proprio quando Amarga Navidad diventa squisitamente intrigante (e siamo a circa meno 15 minuti dalla conclusione), svegliando lo spettatore dal torpore, scorrono i titoli di coda.
Con la scenografia dai colori e oggetti almodovariani di Antxón Gómez, i costumi (sembra uno spot degli occhiali di Prada) di Paco Delgado, le musiche di Alberto Iglesias, la fotografia di Pau Esteve Birba e il montaggio di Teresa Font, Amarga Navidad è un film eccessivamente melodrammatico che si guarda solo per l’affetto smisurato che si può nutrire per il regista di Donne sull’orlo di una crisi di nervi, Tutto su mia madre e Madres Paralelas.
Certo che questo lavoro è visivamente splendido e curato nei minimi dettagli, e forse è quello dove il 76enne Pedro Almodóvar medita di più sulle relazioni, sulle profonde amicizie ed esprime una amara o astuta autocritica sul suo lavoro. In uno dei dialoghi più intensi del film Monica (Aitana Sánchez-Gijón), segretaria di una vita di Raul, lo accusa di essere “più onesto nei tuoi film che nella vita”. Come si diceva sopra, è proprio quando tutto si fa interessante, che Almodóvar lascia il suo spettatore con un amaro natale in bocca.

Data di uscita: 21 maggio 2026

Genere: Drammatico

Durata: 111′

Anno: 2026

Paese: Spagna

Produzione: El Deseo, Movistar Plus+

Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia