lunedì, Giugno 15, 2026
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“En el camino (On the road)” di David Pablos

Crediti: Animal de luz

Tra le strade deserte del Messico si snoda la fuga, dapprima misteriosa, di Veneno (Victor Miguel), un giovane omosessuale: il ragazzo si ferma nei locali per camionisti, con i quali ha talvolta dei rapporti fisici, e porta con sé una grande quantità di cocaina. Conosce proprio in uno di questi ristoranti Muñeco (Osvaldo Sánchez), un camionista con a casa moglie e figli, che incarna il macho rude e distaccato: nonostante un’iniziale ostilità, l’uomo decide di portare con sé il ragazzo per cercare di aiutarlo, anche con lo spaccio di droga in cambio di una percentuale. Il rapporto che si instaura tra i due diviene via via sempre più stretto, sul piano sia fisico che emotivo. Chi ricerca Veneno, però, non è disposto a lasciarlo andare liberamente: il quadro, dunque, si complica quando viene rintracciato. Muñeco deciderà di aiutarlo, mettendo a rischio tutto e scombussolando ciò che aveva sempre considerato la sua natura.

Il film narrativamente si sviluppa in maniera lineare, spezzato solo da alcuni inserti onirici: dei flashback, dapprima slegati ma successivamente necessari a chiarire il racconto.

Visivamente ci si trova dinnanzi ad immagini dai colori caldi; grande attenzione è riservata alle luci, siano esse naturali o artificiali. Spesso si sottolinea una doppia natura, messa in evidenza dalla differenza tra luce diurna e notturna, che diventa metafora della personalità dei due protagonisti.

È una pellicola che parla di solitudine, palesata soprattutto attraverso i dialoghi, ma anche di violenza, portata sullo schermo senza alcun filtro, in maniera volutamente disturbante.

L’idea di partenza è interessante, uno spaccato di Messico certamente poco noto, l’analisi della psicologia di chi vive nella solitudine più assoluta, drogandosi per non dormire: è una società che ha fallito e che porta a conseguenze estreme.

Lo sviluppo, però, lascia perplessi, soprattutto per quanto riguarda la relazione tra Veneno e Muñeco. Il finale, inoltre, appare poco credibile e rimarca con fermezza la totale ambiguità del rapporto tra i due. Questa mancanza di una decisione netta finisce per rendere l’opera provocatoria ma mancante di una denuncia autentica e, di conseguenza, molte delle scene più crude non hanno motivo di esistere. La scelta di muoversi tra diversi generi (road movie, thriller, queer, drammatico) senza, però, aderire pienamente a nessuno di essi risulta ulteriore prova di un’eccessiva voglia di rivoluzione, estetica e di contenuto, di cui mancano i presupposti.

Apprezzabili, invece, le interpretazioni degli attori: verosimili in tutte le emozioni e gli stati d’animo messi in scena, grazie anche al supporto di una buona scrittura, con uno sviluppo dell’interiorità tridimensionale.

Crediti: Animal de luz