giovedì, Giugno 18, 2026
Home Cinema “Ferdinando Scianna – Il fotografo dell’ombra” di Roberto Andò

“Ferdinando Scianna – Il fotografo dell’ombra” di Roberto Andò

Il titolo del nuovo documentario di Roberto Andò fa riferimento ad una componente basilare di tutto il ricchissimo lavoro del fotografo originario di Bagheria (PA): il contrasto. Ferdinando Scianna è il primo fotografo italiano entrato a far parte della celebre agenzia Magnum, con cui ha realizzato reportage nei luoghi più disparati del pianeta.

Nell’opera – in sala grazie a Fandango dal prossimo 6 ottobre per tre giorni – il protagonista, dialogando con il regista come in una lunga discussione tra amici, racconta il suo percorso tra incontri che gli hanno cambiato la vita e riflessioni di spessore sull’arte e sulla natura umana.

Il documentario è caratterizzato visivamente da un bianco e nero ad alto contrasto, che riprende gli scatti di Scianna, così come le inquadrature: ne consegue un’organicità apprezzabile e coerente.

“Dove la luce è più forte, l’ombra è più nera”: citando Goethe, Scianna riassume la sua visione etica e artistica del mondo.

Parole e immagini sono complementari: nulla prevale, in una simbiosi che emoziona lo spettatore, mai didascalica ma foriera di riflessioni. Tra i temi affrontati il viaggio, l’amicizia, la formazione continua data dal contatto con personalità della letteratura e della fotografia quali Leonardo Sciascia, Milan Kundera, Henri Cartier-Bresson, Gianni Berengo Gardin e Sebastião Salgado.

È stato proprio Leonardo Sciascia, amico anche di Andò, a rendere celebre l’allora giovanissimo “Fernando”, tramite l’edizione di “Feste religiose in Sicilia” (1965): l’isola è il punto di partenza fondamentale per il suo occhio e la sua sensibilità, Scianna non ne ha mai fatto mistero. Il suo sentimento è, però, prima di tutto da scrittore, da narratore, come dimostrano le fotografie: c’è sempre una storia con un proprio sviluppo, un pensiero articolato che unisce forma e contenuto (citando, come sottolinea lo stesso Scianna, Cartier-Bresson, “cuore, mente e occhio”).

L’immaginario dell’artista (che non ama che si definisca la fotografia arte, in quanto la categoria sottintende oggetti tra loro troppo diversi) trova la sua matrice in un mondo che non esiste più, se non nel ricordo di un “figlio dei limoni”.

Scianna, nonostante una cultura vastissima e una carriera decisamente d’eccezione, si esprime sempre con grande umiltà, è autentico: non un personaggio ma un uomo di valore, come dimostrano i legami ancora vivi con gli amici del liceo o l’incontro con i bambini delle scuole primarie. Il suo sguardo è magnetico, strega chi guarda con gli occhi vispissimi e gli scatti mostrati – dai più celebri, come quelli per Dolce e Gabbana con modella Marpessa, ai meno noti, fra cui i primissimi ritratti.

Emerge, poi, anche il lato più fragile, più intimo: nella casa ormai vuota di Leonardo Sciascia, nonostante tutto sia ancora al suo posto, il fotografo non riesce ad essere sereno. Scianna da anni sta progettando un libro di fotografie proprio sullo scrittore, da lui ritratto in oltre mille scatti, mai istituzionali.

Roberto Andò, pur avendo in prima persona voce, lascia massimo spazio e libertà al fotografo, alternando intelligentemente momenti più riflessivi a sequenze più personali, interviste statiche e conversazioni peripatetiche: ciò dona scorrevolezza ad un documentario i cui contenuti non sono mai superflui.