Nel Sudafrica di oggi. Natalie, una giovane donna di colore, e Poppie, una coetanea bianca, si definiscono sorelle perché la mamma della prima ha allattato e allevato fin dalla nascita la seconda, orfana di madre. Sono indispensabili l’una per l’altra eppure tra loro covano, insieme all’affetto, anche un rancore incancrenito e un disprezzo latente. Un rapporto amore – odio che è ancora metafora della situazione del popolo sudafricano, a 25 anni dall’abolizione dell’apartheid.

Eppure questo film, che inaugura la sezione Panorama della Berlinale 2019, con le sue protagoniste donne, inclusa la regista, illumina su una speranza per il futuro proprio nelle donne, nella loro forza e autonomia, nella loro capacità di essere giuste e concrete.
La trama diviene pertanto secondaria, solo un pretesto per poter mostrare gli forzi di una società ancora in bilico tra un patriarcato razzista e sessista che inutilmente resiste come nella soap opera in TV (o come il marito bianco di Natalie, per esempio, uomo che riversa nella violenza contro la moglie le vessazioni che subisce dal padre) e le donne che prendono coscienza, assumono ruoli nuovi, si difendono da sole (“Lui voleva solo difenderti” – si ascolta in un dialogo tra donne – e la risposta è: “Non ha nemmeno pensato che potessi difendermi da sola”).

Così la trama si sviluppa a metà tra poliziesco e western dove Beauty, gendarme donna e per giunta di colore, indaga sull’assassinio di un pastore nero della locale parrocchia. Lei non esita a mettere in carcere il suo uomo sul quale si concentrano i sospetti. Ma quando capisce che il colpevole non è lui, è pronta a scendere a compromessi pur di evitare che da una ingiustizia nasca un ulteriore abuso; una sua personale ma efficace versione di giustizia riparativa, nello spirito del principio di “verità e riconciliazione” in atto in Sudafrica.

Sullo sfondo ma non in secondo piano, gli animali e il paesaggio immenso e grandioso dell’arida prateria (flatland, appunto) del Karoo, terra mitica e da sempre sognata nella quale Natalie fugge con il suo amato cavallo Oumie. Un paesaggio esaltato dalla regia della trentatreenne anglo – sudafricana Jenna Bass, che ha esordito nel lungometraggio presentando, insieme alla regista Wanuri Kahiu in Un Certain Regard a Cannes nel 2018 il film Rafiki, bandito in Kenya.
Flatland inaugura la 40esima edizione della sezione Panorama della 69esima Berlinale, anno 2019.