Cosa succede quando un cult diventa sequel? I social hanno contribuito, grazie a meme e frammenti, a rendere la pellicola del 2006 un film di culto: la domanda centrale è, dunque, se il seguito regge il confronto.
Il nuovo capitolo è figlio dei due decenni passati, e non ne fa mistero: il regista sceglie di raccontare la contemporaneità, le sue contraddizioni, il cambiamento che ha investito numerose professioni e, in maniera particolare, il mondo del giornalismo.
Cartaceo e online non vengono ridotti semplicemente a un “duello” tra informazione approfondita e notizia veloce, tra fruizione potenzialmente anche disattenta e focus di grande spessore morale, anche se lo spirito critico che appare sembra proprio provenire da questo tipo di pensiero: Andy è una grande giornalista, anche quando è costretta a scrivere online, ma proviene pur sempre dal cartaceo. La complessità del contemporaneo è una delle grandi protagoniste del film, che marca con fermezza e un certo gusto del cult, del nostalgico, i legami con il prodotto matrice – spicca tra questi la scena ambientata a Milano con in sottofondo Vogue di Madonna -, ma in parte si tende a una banalizzazione, per cui il passato è sempre più soddisfacente e giusto del presente. Quest’ultimo, caratterizzato da un lusso ostentato, di loghi e centri città tutti simili con boutique riconoscibili, è dipinto come un ininterrotto flusso di decadenza e volgarità.
L’evoluzione dei personaggi all’interno della pellicola è piuttosto limitata, soprattutto per ciò che riguarda Andy, la quale vive un percorso in qualche modo analogo a quello già noto: Miranda viene mostrata in una chiave più fragile e sfaccettata – e, pertanto, interessante – dipendente anche dal contesto temporale e socioeconomico messo in scena. Paradossalmente, i personaggi secondari di Emily e Nigel hanno una più stratificata struttura: gli spin off certamente non sono contemplati ma le basi non mancherebbero. Dal punto di vista narrativo, quindi, sebbene la componente da commedia avvincente con un sottotesto serio e consapevole rimanga, ci si trova dinnanzi ad un’opera più debole, che per piacere tende sempre a rivangare ciò che è stato o a impressionare con una sfilza di celebrità di altri ambiti (da Lady Gaga a Marc Jacobs) prestati al grande schermo.
Poco spazio alla moda vera e propria, che è solo un elemento ornamentale più che il perimetro base da cui partire per sviluppare una trama: nella parte ambientata nella capitale della moda italiana quest’aspetto sembra finalmente emergere, ma è un’illusione, subito si torna ad una storia che dalla metà in poi risulta, purtroppo, più che prevedibile.
Tuttavia, si tratta di una pellicola godibile, anche grazie ad una colonna sonora vasta e piacevole, in cui spicca il brano Runway, che rende bene l’atmosfera delle vicende narrate e risulta un elemento più nuovo, considerando che la presenza vocale di Lady Gaga si affianca a quella della più giovane Doechii.
Le interpretazioni restituiscono perfettamente gli obiettivi registici, atti alla costruzione di una commedia brillante e attuale: attrici e attori sono la vera punta di diamante di un’opera non eccezionale, che tutto sommato regge il confronto con il proprio glorioso passato ma forse guarda ad esso con eccessiva ammirazione e, in fondo, una percezione dell’oggi estremamente pessimistica.












