Da quando veniamo nella cittadina termale di Karlovy Vary una delle figure imprescindibili di riferimento è sempre stata quella del fascinoso Jiri Bartoska, storico presidente e figura simbolo del festival dell’era post-comunista, abituato col suo savoir-faire da gentleman e il fascino compassato di attore consumato ad accogliere Sharon Stone come Johnny Depp senza la minima difficoltà. Ebbene, il buon signor “Bartak”, come veniva chiamato familiarmente, se n’è andato qualche mese fa, lasciando orfana una kermesse cui aveva dato una nuova immagine insieme all’altra grande assente, Eva Zaoralova, che ci ha lasciato già qualche anno fa.
Il suo ruolo era più che altro diplomatico e simbolico (giusto per assicurare che la manifestazione rimane in ottime mani), ma ci mancherà, ed era giusto ed opportuno iniziare questa nuova annata con un doveroso omaggio, così come è giusto che in questi giorni vengano proiettati un paio di film della sua produzione da attore.
Detto questo, Vary arriva quasi a sessanta, e con questo articolo introduttivo intendiamo appunto presentare nelle sue linee generali appunto questa 59esima edizione, a partire dal concorso principale, per passare poi ad alcune altre specificità di questa edizione.

Iniziamo subito col dire che non ci sono film italiani nel concorso principale, che presenta invece una dozzina di proposte, principalmente europee, che sulla carta possono sembrare variegate ed intriganti. La Giuria principale è capitanata da Nicolás Celis, produttore messicano di (fra gli altri) Amat Escalante and Alfonso Cuarón, mentre a fargli compagnia ci saranno Babak Jalali, uomo di cinema iraniano-britannico, il regista e attore ceco Jiri Madl, autore di Waves, uno dei film cechi più importanti degli ultimi anni, la critica Jessica Kiang e l’attrice scandinava Tuva Novotny. Fra i nomi che conosciamo sottolineiamo le qualità autoriali del catalano Pere Vilà Barcelò, che nell’ormai lontano 2012 aveva presentato proprio qui un film che ci aveva impressionato, La lapidazione di Saint Etienne, che vedeva protagonista un Lou Castel ridotto ad una sorta di relitto domestico trascinarsi per le stanze di una casa semidiroccata all’interno di una rappresentazione fra l’horror, il grottesco e l’espressionista. Quest’anno Barcelò porta una storia delicatissima di violenza sessuale, When a River Becomes the Sea. Altro autore dalla forte personalità è l’ungherese Bence Fliegauf, che ricordiamo per i suoi ottimi Dealer e Just the Wind (su delitti a sfondo razziale), di solito capace di gestire narrazioni tese e controverse, che con il suo nuovissimo Jimmy Jaguar promette una “storia demoniaca”. La “pattuglia locale” (in senso lato) è rappresentata con numeri da norma, ossia da due coproduzioni ceco-slovacche: Broken Voices di Ondrej Provaznik è un’opera abbastanza attesa nel Paese, in quanto affronta una causa legale che anni fa fece scalpore, la cosiddetta “Bambini di Praga”, nella quale erano coinvolti un maestro di coro e delle ragazze che lo accusarono di reati sessuali (sembra che quest’anno il tema sia di moda nel concorso…), mentre Miro Remo, che è slovacco, con il suo Better Go Mad in the Wild ci porterà a riflettere sui pro e contro della vita bucolica, portando così anche un documentario nella sezione principale.

Altro documentario, ugualmente incentrato sulla natura, è l’ucraino Divia, con cui il buon Dmytro Hresko, che si è già fatto notare in patria con film di un certo spessore, sottolinea come la barbara aggressione russa ai danni della sua terra abbia distrutto non solo uomini e cose, ma anche la bellissima natura ucraina. Fra le altre proposte provenienti dai vari angoli del Vecchio Continente ricorderemo ancora Don’t Call Me Mama, con cui la norvegese Nina Knag disegna la traiettoria di un amore proibito fra una matura insegnante ed un giovane e talentuoso rifugiato, o il portoghese João Rosas, il cui The Luminous Life, se crediamo alle note del catalogo, promette atmosfere rohmeriane trasportate nel sole di Lisbona. È questo, fra l’altro, uno dei due film in concorso che non avranno qui la prima mondiale, all’interno di un parterre che comunque promette varietà e qualità.

Fra i film extra-europei che seguiremo con maggiore interesse c’è Bidad dell’iraniano Soheil Beiraghi, che racconta uno dei tanti tentativi di indipendenza femminile, personale ed artistica, in quel di Teheran, mentre non molto lontano da queste coordinate di lotta antropologica la turca Gözde Kural ci presenta con il suo secondo lungometraggio Cinema Jazireh una vicenda ancor più delicata, quella di una donna afghana che per sfuggire alle barbare leggi talebane ricorre ad una soluzione estrema…

Anche la seconda piattaforma competitiva, Proxima, si presenta sfaccettata tematicamente e geograficamente, ma avremo modo di parlarne magari a visioni avvenute. Fra le altre sezioni possiamo prevedere dibattiti e un certo interesse legato all’attualità, per esempio, per la proposta di Cherien Dabis, palestinese americana, che con il suo All That’s Left of You, ci porterà a ripercorrere la tragedia del suo popolo dalla Nakba ad oggi, mentre anche qui, come ormai è regola anche in altri festival, la proposta per gli spettatori si arricchisce di anteprime di serie televisive, come Absolute 100 del regista serbo Srdan Golubović. Interessante sarà vedere il primo film “viet-ceco”, Summer School, 2001 di Dužan Duong, giovane membro di una comunità che a Praga e dintorni è ormai di casa ed è parte integrante dell’orizzonte antropologico nazionale, ma che finalmente può mettere a profitto il proprio talento artistico e non solo le capacità commerciali spicciole…

Per chiudere prima di tuffarci nelle sale e salette che circondano il Thermal, ricordiamo che molti film italiani sono sparsi nelle sezioni riassuntive, a conferma di un costante interesse per il nostro cinema, mentre fra gli ospiti internazionali cui sarà tributato un premio o un omaggio retrospettivo si attendono Michael Douglas, che presenterà Qualcuno volò sul nido del cuculo, di cui fu coraggioso produttore, Vicky Krieps e Stellan Skarsgard (Globo di Cristallo alla carriera), mentre per ovvi motivi all’omaggio a lui tributato non potrà essere presente (ma aleggerà nelle sale) John Garfield…
Fra una settimana tireremo le somme e vedremo i vincitori, buone visioni!











