Riedito da Marsilio alla fine del 2020, Sirene è un romanzo crudele e meraviglioso, di assoluta contemporaneità. Forse oggi è ancora più godibile rispetto a quando venne pubblicato nel 2007, e lo sarà ulteriormente negli anni a venire. Gli spunti che genera nel lettore sono fonte di riflessione su temi che caratterizzano la società contemporanea: la sopravvivenza della specie umana in un pianeta inospitale, che proprio gli uomini hanno distrutto; il nostro rapporto con le risorse quindi, ma anche con le altre specie.
Sirene è un romanzo distopico; le vicende hanno luogo in un futuro non troppo lontano, un avvenire in cui il pianeta è diventato del tutto inospitale per l’uomo. Il sole, in particolare, costituisce il principale pericolo per la specie umana: i raggi, infatti, causano quello che viene chiamato “cancro nero”, un tumore incurabile della pelle. Per questo l’essere umano si è concentrato sull’esplorazione dell’ambiente sottomarino, scoprendo l’esistenza delle fantomatiche sirene.
Già oggi l’uomo sfrutta tutto ciò che esiste in funzione dei suoi bisogni: piante e animali non sono che risorse destinate al suo piacere. Questo antropocentrismo viene proiettato nella storia di Laura Pugno: anche le sirene esistono in quanto utili all’uomo, la loro vita serve alla mera soddisfazione dell’essere umano, che sia di tipo gastronomico o sessuale.
All’interno di questo quadro si colloca la storia di Samuel, un uomo distrutto dal dolore per la perdita della compagna. Samuel vive di ricordi e rimpianti, ma vivrà ancora per poco: ha ormai contratto il cancro nero, i suoi giorni sono contati. Samuel lavora alle vasche di allevamento delle sirene. In questi luoghi artificiali la vita delle sirene somiglia molto a quella delle mucche negli allevamenti contemporanei: vengono nutrite a forza, fatte montare da esemplari maschili, obbligate a dare alla luce delle figlie da cui vengono subito separate, per essere condotte al macello. Non a caso le sirene vengono definite “docili come vacche”, il loro viso paragonato a un “muso di vacca”, i maschi della specie chiamati “tori da monta”. Il parallelismo è incontestabile.
Non sappiamo bene il perché, e non lo sa nemmeno lui, ma Samuel decide di entrare nella vasca delle sirene e di montarne una. Da questa unione nasce Mia, metà sirena e metà
umana. All’apparenza il suo corpo somiglia a quello di una splendida sirena, un esemplare particolarmente bello, forse ancora più sensuale; ma con una differenza: Mia sa parlare, suo padre glielo insegnerà.
Mia rappresenta la nascita di una nuova specie ibrida, ed è proprio nell’ibridazione che gli studiosi contemporanei collocano la speranza per il futuro del pianeta. Pensiamo, ad esempio, all’orso grolare, una nuova specie recentemente comparsa sulla Terra, unione inaspettata dell’orso polare e dell’orso grizzly. La nascita dell’orso grolare si deve al cambiamento climatico, all’incrocio di due specie che non si sarebbero mai dovute incontrare. Questo nuovo orso presenta caratteristiche meticce, e pertanto abilità che lo rendono più adatto a vivere sul nostro pianeta, a sfruttare le risorse che oggi gli può offrire, più tollerante al clima sempre più caldo.
Per quanto fantasiosa, la storia di Laura Pugno offre riflessioni molto attuali sul mondo in cui viviamo, sulla mancanza di risorse, su un pianeta che sta diventando nemico, sui cambiamenti che -volenti o nolenti- dovremo affrontare. La scrittura è cruda, senza fronzoli; la trama è allo stesso tempo meravigliosa e di una crudeltà inaudita: in questo futuro distopico non c’è posto per la pietà. All’amore (per una compagna, o per una figlia) subentrano sentimenti più forti: l’istinto di autoconservazione, il desiderio di essere vivi e di essere liberi; l’amore diventa altro, assume forme che non conosciamo, fino all’antropofagia.
Laura Pugno, Sirene, Marsilio, 2020, pp. 134, 14 euro.
https://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/3172843/sirene






